Sabato scorso sul tardi, la Camera degli Stati Uniti ha approvato la riforma sanitaria, segnando una storica vittoria per i Democratici nella loro corsa alla creazione di quanto c'è di più vicino a un sistema sanitario "universale". La riforma è passata con una maggioranza risicata (220 voti favorevoli contro 215 contrari), e Obama ha detto: “Stanotte, in un voto storico, la Camera dei rappresentanti ha approvato una legge che dovrebbe finalmente concretizzare la promessa di un sistema sanitario di qualità e che si prenda cura del popolo americano. Il Senato degli Stati Uniti deve seguire questo risultato e far passare la propria versione della legge. Sono pienamente convinto che questo accadrà, e se guardo in avanti credo che avremo una riforma complessiva del nostro sistema sanitario per la fine dell’anno”. La riforma è uno dei banchi di prova della presidenza Obama. E se il presidente dovesse riuscire davvero ad ottenerla incasserebbe un grande dividendo in politica interna.
Il problema è capire a quale prezzo. I repubblicani che alla Camera si sono opposti non sono tutti pregiudizialmente sfavorevoli a qualsiasi genere di riforma della sanità, ma sono convinti che quella obamiana avrà un prezzo troppo alto. Un costo superiore a qualsiasi Guerra. Sarà anche una pesante intromissione nell’ambito della concorrenza privata, portando al fallimento le compagnie che non si adegueranno alle tariffe pubbliche. Forse, quello che fa infuriare di più i repubblicani, è la retorica ultimativa e vagamente apocalittica che Obama ha sempre avuto sull’argomento: come se negli Usa la popolazione vivesse in una sorta di “Running Man”, quel racconto di Stephen King in cui i cittadini di un’America totalitaria e distopica devono escogitare qualsiasi cosa per trovare i medicinali necessari a curare i loro figli, anche rischiando la propria vita.
Per i repubblicani non siamo in una situazione catastrofica come ha voluto far credere il Presidente ma soprattutto il governo non ha il diritto di entrare nella vita privata e nella sfera della libera scelta dei cittadini, tanto più in un periodo di recessione. La riforma potrebbe acuire la crisi delle piccole e piccolissime aziende americane che non saranno in grado di pagare i servizi sanitari. Se tutto questo si trasformerà in un aumento delle tasse, ragionano sempre i conservatori, saremmo al limite della costituzionalità. Tanto più che che le vecchie riforme, il Medicare e il Medicaid, hanno messo al riparo ampie fasce della popolazione, gli anziani, l’aristocrazia operaia (o quel che ne resta) e le classi medie, ma non quei 40 milioni di americani che non sanno come curarsi.
Al momento della discussione in aula, il repubblicano Shaddeg dell’Illinois si è alzato in piedi prendendo la parola. In braccio aveva una bambina di un anno o poco più, la figlia del capo dello staff Kristen Thompson. “Lei è Maddy,” ha detto presentando la piccola ai colleghi stupiti e sorridenti. “Maddy crede nella libertà”. Per un minuto ha continuato in questo strambo esercizio da ventriloquo facendo spiegare alla bimba cosa le accadrà da grande per colpa della riforma. “Maddy è venuta qui, oggi, per dire che non vuole che il governo controlli il sistema sanitario e che passi una legge che costerà al Paese all’incirca 1.500 miliardi di dollari”. I giornali democratici si sono subito scandalizzati di fronte a questo sfruttamento strumentale dell'infanzia, ma probabilmente è vero che a Maddy “piace l’America perché è un Paese libero”, come ha detto il suo portavoce, il deputato Shaddeg, accettando ironicamente la sconfitta.


Immagina che tua figlia sia disoccupata e malata
per debellare la lebbra dal
I bambini lasciamoli a casa, per favore
Obama potrbbe portare 20
Ben Ledi
Sanita' privata