Venerdì 10 Febbraio 2012
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L'Aifa dice sì al commercio della pillola abortiva

Anche in Italia si può abortire (e morire) di Ru486

31 Luglio 2009

Il fronte abortista ha vinto. Una vittoria dura e dolorosa che non tiene conto che nel mondo sono almeno 29 le morti accertate per assunzione della Ru486, la pillola abortiva fai da te che da oggi, e per via libera dell’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, potrà essere commercializzata anche nel nostro paese. Ventinove decessi accertati e denunciati dalla stessa ditta farmaceutica che produce il farmaco e chissà quanti altri non registrati sotto quel cartello di responsabilità.

Dopo una riunione durata più di quattro ore, il via libera a maggioranza è arrivato ieri in tarda serata. Il Consiglio di amministrazione dell'Aifa ha approvato (quattro contro uno) l'immissione in commercio nel nostro Paese del farmaco già commercializzato in diverse Nazioni. La Ru486 potrà essere utilizzata in Italia solo in ambito ospedaliero, così come la legge 194 prevede per le interruzioni volontarie di gravidanza, ha spiegato uno dei consiglieri dell’agenzia, il quale aggiunge: "dopo una lunga istruttoria è stato raccomandato di utilizzare il farmaco entro il quarantanovesimo giorno, cioè entro la settima settimana. Oltre questo termine aumentano infatti le complicanze rispetto all'aborto chirurgico".  E questo già dice qualcosa che non ci saremmo aspettati di sentire.

I punti oscuri dell’assunzione del farmaco sono ancora troppi. Innanzi tutto dobbiamo chiederci se la pillola garantisce la compatibilità con la legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza e soprattutto la sicurezza delle donne. Il timore, che viene dalla politica, ma non solo, è che per la Ru486 ci sia stato un peso ideologico che ha oscurato la sua effettiva valutazione tecnico-scientifica ed anche la sua effettiva compatibilità con la legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza. A sostenerlo pubblicamente è il sottosegretario al welfare, Eugenia Roccella, la quale aggiunge: “Il metodo dell'aborto farmacologico con la pillola Ru486 è un metodo che intrinsecamente porta la donna ad abortire a domicilio, proprio perché il momento dell'espulsione non è prevedibile”. E che crea, quindi, tutti i presupposti per una condizione che non è esagerato definire di “clandestinità legale”.

E qui si apre il primo nodo della questione italiana. Il problema del “dove”. Nel nostro paese la legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza consente di abortire esclusivamente all’interno di una struttura ospedaliera e sotto lo stretto controllo medico. Ma perché la pillola abortiva produca i suoi effetti occorrono fino a 15 giorni. Troppi, perché il servizio sanitario nazionale sia disposto o in grado di sostenere i costi, sempre troppi perché le donne vogliano (o possano) accettare la degenza. Saranno allora molti di più i casi in cui la donna decida di firmare le sue dimissioni dopo aver assunto il farmaco espulsivo, in una fase, cioè ancora in atto di interruzione di gravidanza. Con tutte le possibili implicazioni di un simile caso. E allora vale la pena chiedersi: cui prodest? Risponde Roccella, aprendo un altro fronte di polemica: “Chiaramente tale uso è promosso da un'organizzazione sanitaria che ha un peso degli aborti nelle strutture pubbliche, e che tende a cercare di liberarsene”.

Problemi ideologici e questioni politiche, quindi sarebbero alla base della scelta pro choice. A gettare ulteriore benzina sul fuoco della polemica politica è poi Alfredo Mantovano, sottosegretario agli Interni: l' Aifa ha deciso "nel totale disprezzo del Parlamento, che da tempo, con numerose interrogazioni, ha chiesto approfondimenti scientifici in materia, e potrebbe adottare degli atti di indirizzo contrari alle decisioni della stessa Aifa". Poi Mantovano alza la palla e schiaccia: "si parla tanto di rispetto del Parlamento e di rispetto dei diritti dei quali il Parlamento è garante, sarebbe il caso di far riferimento non solo a materie oggetto di frequenti e recenti polemiche, spesso pretestuose, come quella dell'immigrazione, ma anzitutto del fondamentale diritto alla vita".

C'è da scommettere che la polemica non si fermerà alle prossime ore. E che molto ancora rimane da chiarire e da discutere. Rimane l'amarezza di una decisione che colpisce tutti, anche chi ha letto la decisione dell'Aifa come una vittoria della libertà, perché l'aborto con la Ru486 è per la donna di gran lunga più rischioso di quello tradizionale. È più doloroso, incerto e psicologicamente più devastante di quello praticato con altri metodi. E allora c'è poco da esultare.

Commenti
Alessia Affinito
31/07/09 14:36
Promesse e fatti
Nella campagna elettorale dello scorso anno la Lista per la vita “Aborto? No grazie” di Giuliano Ferrara è stata salutata con un atteggiamento di sufficienza e di ironia da parte di coloro che non stati in grado di fermare oggi l’ingresso della pillola RU486, i quali sostenendo di voler difendere la vita dal concepimento alla morte naturale invitavano a non disperdere voti e ad affidarli a chi avrebbe saputo fare di più e meglio. Un anno dopo registriamo il risultato: la pillola avvelenata è disastrosa realtà. Una politica che non sa difendere la vita umana e la sua dignità, contrastare con tutti i mezzi l’aborto, tutelare la famiglia naturale fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, non ha ragione di esistere. Con certi valori è bene non scherzare: o li si difende sul serio, o si lasciano stare completamente. I cittadini sono perfettamente in grado di distinguere chi davvero crede in essi, chi li contrasta e chi li usa.
antonella
31/07/09 16:16
Vorrei invitare i lettori a
Vorrei invitare i lettori a vedere queste foto perche' c'e' chi afferma che non si tratta di omicidi come se il feto fosse morto. Ecco qui cosa i medici assassini devono fare ed obbligano a fare a chi si rifiuta perche' vede chiaro. E adesso la mdre potra' farlo da sola. http://www.abortiontruth.com/
Anonimo
31/07/09 19:56
Finalmente ci mettiamo al
Finalmente ci mettiamo al passo con i piu' avanzati e civilizzati paesi europei, abbandonando per un attimo lo spirito retrogrado e medievale che si respira nel nostro attardato paese.Liberta' di abortire sempre,con metodi sempre piu' rapidi e non invadenti, liberta' di autanasia e liberalizzazione delle sostanze stupefacenti e della prostituzione. Questo e' il modello maturo del futuro, solo la liberta' garantisce autocontrollo. La maturita' va insegnata nelle scuole,educazione sessuale e incentivare all'uso del preservativo!Solo cosi' cresceremo, se no resteremo i trogloditi che siamo, facendoci ridere appresso.
Anonimo
01/08/09 11:47
finalmente!
Dopo essere sempre stati derisi da mezzo mondo per essere i piu' retrogradi d'europa, medievali e superstiziosi, ecco l'Italia che si mette al passo con l'europa civile e civilizzata. Senza queste conquiste saremmo ancora all'eta' della pietra e dei roghi. Manca solo piu' l'educazione sessuale a scuola, per far imparare l'uso del preservativo, e la liberalizzazione di nozze gay e prostituzione, poi potremo considerarci un paese civile. Ora siamo ancora troppo vittime della superstizione religiosa dei timorati di Dio che, con la scusa della vita, applicano politiche liberticide. Solo la liberta' individuale puo' far maturare una societa'.La Religione e' nemica dell'evoluzione.
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