Arrivano segnali di ripresa dall’economia italiana, ma è presto per affermare che si è fuori dalla recessione. Il bollettino economico della Banca d’Italia fa emergere un quadro molto positivo, con un Pil che nel terzo trimestre dell’anno aumenta dell’1 per cento. Tuttavia, c’è ancora incertezza nell’import-export, considerato da molti il vero indicatore congiunturale della ripresa.
Con un pizzico di sorpresa, ieri sono arrivati i dati di Palazzo Koch sulla terza parte dell’anno. Il rilancio delle attività produttive è stato generalizzato, producendo un’impennata del Pil che ha superato ogni previsione.
L’incremento dell’1 per cento è infatti un segnale forte, che conferma secondo la stessa Banca d’Italia che "le misure di stimolo fiscale adottate a livello governativo sono state adeguate". Non mancano però le criticità.
Importazioni ed esportazioni sono ancora molto fragili: "Le esportazioni italiane non hanno registrato una chiara tendenza al recupero nel corso dell'estate, mentre è continuato l'intenso calo delle importazioni", ha ricordato la nota del bollettino economico. Ma a impensierire Via Nazionale e il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, sono i conti pubblici.
L’andamento è costantemente al rialzo, come dimostrano anche gli ultimi dati sull’indebitamento netto in agosto, che ha superato ogni record storico con 1.757,534 miliardi di euro di debito. Se a ciò si aggiungono poi la riduzione del gettito erariale (meno 3,2 per cento da inizio anno) e gli ammonimenti verbali dell’Unione europea, per il nostro paese si prospetta un periodo di restrizione del bilancio dello Stato.
L’altro punto difficile è quello occupazionale. Secondo le previsioni Ocse, nel 2010 la recessione porterà il tasso di disoccupazione italiano vicino al 10 per cento. Solo nel secondo trimestre dell’anno, sono stati oltre 500 mila i lavoratori in meno rispetto il 2008. E da luglio a settembre, è aumentato del 30 per cento, nel confronto coi tre mesi precedenti, l’utilizzo della Cassa integrazione guadagni. Ulteriore complicazioni arrivano dal settore del credito. Secondo Palazzo Koch il sistema italiano "continua a risentire sia di una ridotta domanda di finanziamenti da parte delle imprese, a causa della difficile congiuntura economica, sia di un orientamento ancora restrittivo dei criteri di offerta, seppure con segnali di attenuazione".
Dopo il gran rifiuto ai Tremonti bond, le obbligazioni governative sottoscritte dal Tesoro, da parte di Intesa Sanpaolo e UniCredit, Tremonti aveva detto che si era fatto uno "sgarbo alle imprese". Ma una nota positiva per il settore del credito italiano arriva anche dalla Banca del Mezzogiorno, il cui disegno di legge è stato approvato ieri in Consiglio dei ministri. In tal modo, attraverso una legge ordinaria, si istituisce il primo tassello per un grande Piano per il Sud, che sarà guidato dal ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola. Il rilancio delle attività produttive del Mezzogiorno, tramite operazioni di piccolo e medio credito alle imprese, è l’obiettivo di Tremonti. Questo permetterebbe la creazione di distretti industriali in aree dove finora non ci sono.
Il ministro dell'Economia Tremonti ha auspicato una discussione "intensa ma veloce" in Parlamento per giungere in tempi rapidi all'approvazione del ddl che istituisce la nuova banca. "La nostra dimensione territoriale è il territorio del Sud e quella imprenditoriale è la piccola e media impresa. Per il Sud è fondamentale che sul territorio ci siano assistenza e finanziamento all'impresa nella logica del piccolo e medio credito. È quello che ha fatto la fortuna del Nord, a partire dal Veneto" ha detto Tremonti.
Anche nel caso del Sud, si tratta di un piano che inizierà ufficialmente fra tre mesi, quando la vera ripresa sarà più consolidata. Prima di affermare che si è usciti dalla recessione, bisogna quindi attendere. Per la Banca d’Italia il risultato positivo del Pil "è stato in parte frutto della ricostruzione di un adeguato livello delle scorte, scese in alcuni comparti a livelli molto bassi". Eppure, il Governo si sta già attrezzando per sostenere la ripresa economica che, sempre secondo Ocse e Fmi, pare possa giungere subito dopo Natale, partendo dai consumi nonostante l’attesa dell’inflazione.



Riaprono i “carrozzoni” ?
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