Giovedì 9 Settembre 2010
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Dopo il bastone di Putin

Benessere e sicurezza. La strategia di Medvedev per pacificare il Caucaso

27 Gennaio 2010
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Nel Caucaso russo continua il terrorismo islamico contro Mosca, ma questa volta il Cremlino ha cambiato radicalmente la sua risposta – che incomincia con una indiscussa affermazione dell’autorità del presidente Medvedev. La notte dello scorso 31 dicembre un posto di blocco della polizia in un piccolo centro urbano del Dagestan, turbolenta repubblica russa del Caucaso, ferma un’auto con a bordo l’autoproclamato emiro del Dagestan insieme a tre militanti – tutti uccisi nell’immediato conflitto a fuoco. Il leader islamista, Umalat Magomedov, era celebre per la sua ferocia, rivolta persino contro gli stessi musulmani moderati, come nel maggio del 2009, quando Magomedov impartì l’ordine di assassinare un imam del Dagestan colpevole di ripudiare il wahhabismo. L’eliminazione di Magomedov sembrava un colpo al cuore del terrorismo islamico, quando solo sei giorni più tardi un’autobomba è esplosa davanti ad un commissariato di polizia uccidendo sei agenti e ferendone quattordici. Non era solo una vendetta. Era la dimostrazione della continuità del terrorismo. Infatti alla metà di dicembre 2009 un altro attentato, questa volta in Inguscezia, un attentatore suicida si era fatto esplodere ad un posto di blocco della polizia, ferendo decine di civili, inclusa una decina di bambini.

Di fronte a questa sostanziale inutilità delle operazioni di sicurezza nel Caucaso, come Mosca definisce l’intervento armato contro i terroristi, il presidente Medvedev ha imboccato una via alternativa. Il 19 gennaio scorso ha istituito il Distretto Federale del Caucaso del Nord. I distretti federali rappresentano l’anello di congiunzione tra il governo centrale e le unità amministrative della federazione. Quello del Caucaso del Nord è l’ottavo distretto federale ed include le repubbliche del Dagestan, dell’Inguscezia, del Kalabardino-Balkaria, della Circassia, dell’Ossezia del Nord e della Cecenia, oltre alla provincia di Stavropol (dove nacque Gorbachev). Su circa otto milioni di abitanti, poco più del 40% è di etnia russa. L’istituzione del distretto federale ha richiesto un emendamento ad un decreto presidenziale che risale addirittura al 2000. Era da un decennio che l’assetto istituzionale della Russia non subiva modifiche. Questo significa che Medvedev è il primo a modificare la Russia costruita da Putin. Ma è anche il primo, per giunta dai tempi di Eltsin, ad affrontare la crisi nel Caucaso con una strategia istituzionale prim’ancora che militare. Ecco perché la decisione del presidente ha ricevuto critiche e scatenato polemiche, in una manifestazione di libero pensiero così insolita in Russia.

La voce più squillante è stata quella di Alexander Dugin, ideologo del nazionalismo eurasiatico estremo, che ha accusato Medvedev di un approccio troppo conciliante che svende il Caucaso agli islamisti. Più che le invettive di Dugin, risalta lo spazio che hanno trovato sulla stampa. Questo clamore è giustificato anche dalla scelta del Rappresentante Plenipotenziario che la costituzione prevede per ogni Distretto Federale. Medvedev ha nominato Alexander Khloponin, quarantenne ex governatore della provincia di Krasnoyarsk, nella Siberia centrale. In questa settimana il suo nome è comparso 934 volte sui media russi – al terzo posto dopo Medvedev (3504) e Putin (1890). Non solo: Medvedev ha nominato Khloponin vice-premier, violando l’incompatibilità tra carica governativa e carica amministrativa. Ma la Duma ha prontamente riformato la legge, confermando che il presidente sta diventando il potere più forte nel Cremlino.

L’obiettivo di Medvedev e Khloponin è quello di collegare l’azione sul territorio con lo sviluppo dell’occupazione, del benessere sociale, delle infrastrutture di cui le popolazioni del Caucaso russo sono drammaticamente carenti. Khloponin è un “outsider”, senza legami nel Caucaso, perciò è considerato imparziale, quindi temuto, anche per la sua reputazione personale. Ex oligarca rampante ai tempi di Eltsin, Khloponin diventa un geniale governatore che trasforma la Siberia centrale, grande dieci volte l’Inghilterra, nel motore economico della Russia putiniana. Benessere e sicurezza fondata sulla legge e i diritti – questa è la missione di Khloponin per pacificare il Caucaso. E’ anche la strategia di Medvedev che considera il Caucaso la principale emergenza nazionale. Ma questa prospettiva  istituzionale è l’antitesi della “kadirovizzazione” voluta da Putin che aveva concesso carta bianca al presidente ceceno Ramzan Kadyrov per contenere la crisi all’interno del Caucaso. Alla fine la violenza ha generato soltanto altra violenza. Prima della riconciliazione e della ricostruzione la vera sfida di Khloponin è interrompere questo meccanismo mortale.   
 

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Commenti
mj23
27/01/10 15:50
ma come fate?
Siete proprio incorreggibili, eh? Adesso che la Russia si mostra un po' più conciliante verso gli Stati Uniti, viste le aperture (solo a parole) di Obama, improvvisamente vi accorgete che esiste una "minaccia islamica" anche nel Caucaso? Ma che fenomenale e "lungimirante" intuizione! Peccato che non abbiate ancora capito che la "nuova" strategia di Medvedev è perfettamente in sintonia con quella di Putin ed esattamente in contrapposizione con quella dell'ubriacone Eltsin. Vi invito a riguardarvi come è nato il problema ceceno e a causa di chi: il sig. Berezovskiy, oligarca finanziario legato alle lobby economiche americane, consigliere di Eltsin e vero detentore del potere durante il tragico periodo turbo-liberista in Russia, con una mano faceva bombardare la Cecenia indiscriminatamente massacrando migliaia di civili, e con l'altra finanziava i leader della guerriglia per trasformarla progressivamente in un'organizzazione criminale di stampo fondamentalista, esattamente come hanno fatto gli israeliani con Hamas. Il "bastone" di Putin, che vi scandalizza tanto, è stato la conditio-sine-qua-non per liquidare uno dopo l'altro i leader politico-militari ceceni che continuavano a essere finanziati da Berezovskiy e compagnia bella, esattamente come fece Miloševic con i leader dell'Uçk. Vorrei ricordarvi che i bombardamenti di Eltsin provocarono infinitamente più vittime delle operazioni militari di terra putiniane, che voi tanto aborrite. Putin ha semplicemente fatto piazza pulita di tutta l'ipocrisia dei suoi predecessori che, lungi dal voler risolvere il problema, facevano di tutto per incancrenirlo sempre di più, portandolo ad essere una vera e propria spina nel fianco per la sicurezza e l'integrità della Russia, a tutto vantaggio dei loro "tutori" d'oltre oceano. Al massimo si può imputare a Putin la colpa di aver temporeggiato un po' troppo nel prendere la strada risolutiva, che da tempo il leader comunista Gennady Zyuganov invocava. Adesso è finalmente possibile pensare a politiche economiche volte ad elevare il bassissimo tenore di vita della regione caucasica, in modo da togliere linfa a qualsiasi recrudescenza separatista. E anche in questo, Putin e Medvedev sono perfettamente in sintonia. Che vi piaccia o no. Saluti.
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