Lunedì 21 Maggio 2012
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Decisionismo

Berlusconi riporta lo Stato a Napoli

22 Maggio 2008

Giornata storica per la città di Napoli, per una volta in primo piano per ragioni diverse dalle montagne di rifiuti e dai roghi appiccati: il primo consiglio dei ministri del quarto governo Berlusconi ha riacceso i riflettori su quella che il presidente del Consiglio ha definito una capitale che da troppo tempo ha smarrito il suo prestigio e la consapevolezza della sua tradizione. Il sogno, veder Napoli rifiorire facendo tesoro degli errori commessi nel passato. L’imperativo oggi è “far ritornare lo Stato ad essere Stato”.

Se si chiedevano scelte decise, anche impopolari, ma ferme e con tempi certi di attuazione, il primo passo del nuovo governo è senza dubbio quello giusto.

Quattro i temi salienti affrontati: alla già citata emergenza rifiuti campana, sono stati presentati importanti interventi in tema di sicurezza, salvaguardia del potere d’acquisto e incentivi allo sviluppo e alle imprese. Indubbiamente la scelta di Napoli come sede del primo consiglio dei ministri ha rappresentato un momento fortemente simbolico: prima ancora dell’emergenza si è lanciato un chiaro messaggio politico, sottolineando l’attenzione e l’impegno del Governo che avoca a sé l’intera gestione della fase emergenziale.

Si è così disinnescato il rischio di riconsegnare alla Regione, ovvero gli artefici del disastro campano, i pieni poteri in tema di gestione dei rifiuti, come sancito dal governo Prodi.

In tal senso significativo il ritorno di Guido Bertolaso, a cui è stato affidato il compito di condurre il nuovo piano contenuto in un decreto legge di 17 articoli, che ricalca su grandi linee quello che lo stesso capo della protezione civile non riuscì ad attuare perché abbandonato dall’esecutivo di centrosinistra. Bertolaso, che è stato nominato sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’emergenza rifiuti, attiverà cinque siti per le discariche in ognuna delle province campane.

I nomi dei siti sono stati secretati fino alla pubblicazione del decreto sulla Gazzetta Ufficiale, tutelando quelle che sono state definite aree di interesse strategico-militare, ponendole sotto il controllo dell’esercito e rispondendo a una necessità che è stata compromessa in questi anni dalle sommosse popolari di piccole realtà locali: “garantire la possibilità di operare”. Dure le sanzioni per chi si introducesse abusivamente o impedisse l’accesso, punibile con l’arresto da 3 mesi a un anno, mentre i promotori dei disordini rischieranno fino a cinque anni.

Se la prima fase dell’emergenza è rappresentata dalla rimozione fisica dei rifiuti dalle strade (la stessa di 5 mesi fa), il superamento di questa sarà consentito dalla costruzione di quattro termovalorizzatori, giudicati da Berlusconi “impianti ormai sicuri con basso impatto ambientale”. Bertolaso attenderà le indicazioni delle autorità locali entro i prossimi 30 giorni per l’individuazione delle località dove costruirli, dopo di che, in caso di inerzia delle amministrazioni, procederà autonomamente. Il decreto prevede l’immediata riattivazione del termovalorizzatore di Acerra, opera prevista già nel 2001 e che dovrebbe entrare in funzione entro la fine dell’anno. Trenta mesi, invece, l’attesa per l’attivazione del termovalorizzatore di Salerno, a cui si aggiungeranno quello di Santa Maria La Fossa e uno nel Comune di Napoli di ultima generazione, autentica novità rispetto alle indicazioni del passato. Verranno chiusi inoltre i 7 impianti di combustione dei rifiuti trasformandoli in impianti di compostaggio di qualità, premessa alla realizzazione della raccolta differenziata.

Proprio su questo punto sono previste sanzioni, consistente in una maggiorazione della tariffa per lo smaltimento, per i Comuni che non rispetteranno gli obiettivi prefissati: 25% per la raccolta differenziata entro il 2008, 35% entro il 2009, 45% entro il 2010. La mancata attuazione delle ordinanze attribuirà al sottosegretario Bertolaso il potere di nominare commissari ad acta che si sostituiranno alle amministrazioni comunali.
 
Il secondo provvedimento presentato è stato quello sulla sicurezza, con l’adesione dell’Italia al trattato di Prum con l’istituzione della banca dati del dna. Le norme presentate dal ministro Maroni sono volte a contrastare l’immigrazione clandestina che diventerà reato, con espulsioni più facili e confisca degli appartamenti affittati a clandestini. Sono previsti, inoltre, maggiori poteri ai sindaci per prendere provvedimenti volti a prevenire e sopprimere situazioni di illegalità e pericoli per la sicurezza dei cittadini. Il pacchetto si compone di un decreto legge con "misure urgenti in materia di sicurezza pubblica", a operatività immediata; di due ddl sempre con "disposizioni in materia di sicurezza pubblica", in vigore entro un mese; di una serie di decreti legislativi in materia di "ricongiungimenti familiari dei cittadini stranieri", "riconoscimento e revoca dello status di rifugiato" e "libera circolazione dei cittadini comunitari". Prevista l’introduzione del reato di accattonaggio, la revoca della patria potestà per i genitori che obbligano i figli minorenni sulle strade, restrizioni per i ricongiungimenti familiari ed esame del dna per chi lo chiede, stop ai matrimoni di convenienza finalizzati all’acquisizione della cittadinanza italiana (i due coniugi dovranno prima convivere per due anni), divieto di patteggiamento in appello dei reati di mafia, maggiore facilità nella distruzione delle merci contraffatte, confisca dei beni mafiosi più facile slegandola dalla pericolosità del titolare intestatario del bene (molti beni mafiosi sono intestati a bambini, difficilmente individuabili come pericolosi), ampliamento del tempo di soggiorno nei Cpt da due fino a diciotto mesi.

Una risposta al bisogno di sicurezza dei cittadini che il ministro Alfano ha definito raggiunto  “garantendo un equilibrio tra la tutela dei diritti democratici e la sicurezza dei cittadini stessi”.

In materia economica la vera novità riguarda l’operazione, definita di “moral suasion”, sui mutui spingendo le banche a rinegoziare l’importo delle rate di quanti hanno sottoscritto contratti di mutuo a tasso variabile e che oggi si trovano in grande difficoltà per la crescita spropositata dei tassi di interesse dinanzi a stipendi che non sono cambiati. Il mutuo potrà quindi essere rinegoziato con rate a tasso fisso riportate ai livelli del 2006 e la durata del contratto variabile a seconda della crescita o meno dei tassi di interesse negli anni a venire (“se i tassi crescono il mutuo dura di più, se i tassi diminuiscono il mutuo dura di meno).

Un provvedimento che si aggiunge a quelli già annunciati alla vigilia, ovvero l’azzeramento dell’ICI sulla prima casa (non rientrano in questa categoria le case definite di superlusso), la detassazione degli straordinari e dei premi di produttività, che riguarderà solamente il lavoro privato, in quanto per il pubblico si interverrà nel prossimo futuro con un processo di riforma radicale volto a far emergere quelle sacche di produttività oggi avvilite da un sistema che alimenta l’inefficienza.

Un Berlusconi realista, pronto a non ammaliare più con le promesse ma con gli impegni precisi e tempi improrogabili. Erano esattamente queste le risposte che ci si aspettava dal primo consiglio dei ministri, che non è stato affatto una passerella per illudere una città relegata in uno stato comatoso.

In tal senso molto importanti le parole di Giulio Tremonti in conferenza stampa: “volevamo togliere l’angoscia viva sui cittadini”. Che sia reale o solamente percepita, l’ansia è una costante nella vita degli italiani di questo tempo e i provvedimenti assunti costituiscono un messaggio molto forte che ovviamente dovrà essere sottoposto alla prova dei fatti. Con una certezza: a Napoli è tornato lo Stato.

Commenti
Raffaele
22/05/08 10:00
"Il complesso dei migliori"
Finalmente, sembra che stia arrivando l'alba, dopo una notte durata almeno 15 anni. Ora solo una cosa vorrei da Bertolaso, che una delle prime discariche da aprire, fosse quella di Chiaiano, nel comune di Napoli. Come diceva qualcuno di cui non ricordo il nome, e mi scuso del francesismo,"E facile fare il frocio, con il culo degli altri". E questo è riferito a quello che hanno subito le altre province della Campania, che sono state costrette ad essere solidali, ma da parte dei napoletani non c'è mai stata nessuna assunzione di responsabilità, nonostante siano i maggiori "produttori" di monnezza della Regione.
Anonimo
22/05/08 11:00
Ma l'Italia non è Napoli.
Negli ultimi tempi la televisione, i giornali ed il cinema italiano hanno mostrato a tutto il mondo la realtà di Napoli: spazzatura e Camorra. Il Sud è in ginocchio per colpa della criminalità e delle amministrazioni locali; un Sud in queste condizioni è una vera e propria palla al piede che frena e rallenta l’intera Nazione.Un'informazione corretta deve far conoscere la realtà e proclamare la verità; in linea di massima, quindi, nulla da eccepire. Occorre, tuttavia, una riflessione: è corretto gridare ogni giorno su giornali e TV ciò che è sotto gli occhi di tutti? Per quale motivo il cinema italiano (ormai da molti anni) insiste nel presentare l'Italia al mondo intero come un Paese soggiogato dalla Mafia e dalla Camorra? Davvero si pensa che sia necessario fare film di un certo tipo per ricordare che esiste la criminalità? Ma l'Italia si identifica con Campania, Calabria e Sicilia? Nel dipingere l'Italia in questi termini si muovono le coscienze oppure si crea un senso di sconfitta e di depressione? Perché invece di umiliare e svergognare così il nostro Paese non si interviene con forza e senza pietà contro la criminalità? Cosa si è fatto di incisivo fino ad oggi oltre ad aver arrestato qualche capo-mafia? Tutti sembrano molto bravi a gridare e fare chiacchiere... ma quando alle parole seguiranno i fatti?
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