Lunedì 21 Maggio 2012
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Temi etici al centro dell'agenda di governo

Il Cav. punta sul partito dei moderati e incassa il placet d’Oltretevere

30 Settembre 2010

In quarantotto ore il Cav. rovescia il tavolo: dalla Camera esce con una maggioranza più ampia, bissa al Senato portandosi a casa un risultato ancora più largo. Con Fini cambia schema: chiude le polemiche, manda segnali distensivi (e li riceve dagli emissari del presidente della Camera che confermano la volontà di andare avanti) e punta sul vincolo di lealtà al quale quel voto di fiducia da ora in poi impegna i futuristi. Incassa il placet d’Oltretevere su bioetica e famiglia e rilancia il progetto che ha in testa da quindici anni: il partito dei moderati.

Certo, non sarà una navigazione su un mare liscio come l’olio, tutt'altro perché l'incognita delle geometrie variabili tra Fli, Udc e Pd si è già palesata sulla mozione di sfiducia a Bossi presentata dal Pd e poi ritirata dopo le scuse del ministro delle Riforme per la frase infelice sui romani. Ma il premier ieri al Senato è tornato a sfoderare ottimismo sul prosieguo della legislatura. Lo si è visto anche sul piano della forma: ha parlato spesso a braccio, ha risposto con piglio alle contestazioni dell’opposizione ad esempio su scuola e politica estera, ha evidenziato il valore dell’amicizia con Israele cestinando le dichiarazioni di Ciarrapico, ha mostrato la sua solita verve quando nella replica del pomeriggio ha detto “stamattina si dormiva, ora ci divertiamo un pò".

Solo una settimana fa il quadro d’insieme era diverso: tensioni nei rapporti con i finiani, strategie e contro-strategie per evitare sgambetti e non farsi imbrigliare nei riti della vecchia politica, durissimi botta e risposta da Mirabello in poi. Ancora una volta, Berlusconi esce dall’angolo nel quale molti lo avrebbero voluto cacciare, riconquistando la scena politica sulle cose da fare e riaffermando la sua leadership. Ma è sul terreno dei temi etici che il Cav. porta a casa il risultato forse più importante se è vero come è vero che L’Osservatore Romano scrive di “un discorso programmatico di ampio respiro. Nell’agenda dell’esecutivo, secondo quanto illustrato da Berlusconi, figura anche il sostegno alla famiglia ed il riconoscimento del valore di ogni essere umano, che richiedono anche l'approvazione di norme a tutela della vita”.

E l’Avvenire titola in prima pagina: “Il programma c’è. I voti forse”. Occhiello: “Alla Camera il premier rilancia il suo programma (fisco per la famiglia compreso) con in più agenda bioetica e libertà educativa”. Segnali di ‘grande interesse’ è il commento affidato all’editoriale di Soave e Berlusconi ieri a Palazzo Madama li ha messi in fila, anzi tra le priorità dell’azione di governo: ha annunciato la realizzazione del ‘piano per la vita’ e dell’agenda bioetica. Ha detto che la scelta dell’esecutivo e della maggioranza è netta: “Salvaguardare la centralità della persona, la dignità dell'uomo, la vita come bene primario”.

Che cosa vuol dire sul piano politico? Non c’è solo il rispetto di una promessa elettorale che peraltro coincide coi valori e l’identità del Pdl, c’è la costruzione di un progetto che guarda avanti e va oltre il Pdl nato un anno e mezzo fa. L’obiettivo di lungo termine è riunire in un’unica casa politica moderati, riformisti e la grande area dei cattolici che oggi sono ridotti a riserva indiana nel Pd o compressi nella linea di Casini che flirta con Bersani.

Fissata la prospettiva, l’avvio del cantiere dei moderati si è già concretizzato negli atti parlamentari (testamento biologico, cure palliative, legge 194 , pillola abortiva) sui quali si è registrata una convergenza trasversale dei cattolici e dei moderati eletti nei vari schieramenti.

Il punto è riuscire a cogliere in profondità “la frattura sempre più lacerante tra la sinistra e il mondo dei moderati, non su astratte fumisterie ma sui temi concreti che investono l'esistenza dei cittadini: l'assetto socio-economico del Paese, il rapporto tra Stato e società, la famiglia, l'educazione, la giustizia, il confine tra la vita e la morte, la difesa della vita” argomenta Gaetano Quagliariello che coglie la novità e la contrappone a un Pd “ridotto a inseguire Di Pietro sulla giustizia, Emma Bonino sulla biopolitica e la Fiom in economia”.

E’ anche su questo che Berlusconi imposta la rotta senza tatticismi o finalità annessionistiche. Il ‘cantiere’ richiede tempo e costanza, mattone su mattone. Intanto per dirla con Quagliariello si parte dall’oggi, dall’attività parlamentare e politica “anteponendo alle formule astratte i contenuti, preferendo alle ideologie le idee e la loro traduzione in atti concreti al servizio del bene comune”.

Insomma, lavoro comune sui temi che toccano da vicino la quotidianità. A cominciare dai valori non negoziabili, come la vita.

 

Commenti
Paolo_da Benevento
01/10/10 10:09
Tutto va bene, madama la marchesa!
Ma andiamo! Sono un berlusconiano di ferro, ma sinceramente tutto questo ottimismo sul "rovesciamento del tavolo" non lo avverto. Se c'è stata la fiducia alla Camera è perchè Fini non si sente ancora pronto a misurarsi sul piano elettorale contro il suo arcinemico (anche perchè c'è una bella differenza tra le indicazioni di "simpatia" dei sondaggi e le crocette sulle schede elettorali) e non vuole passare come il responsabile della caduta materiale del Governo: meglio che sia la Lega a far saltare tutto a causa dei prevedibilissimi tira-e-molla di FLI sul Federalismo, ecco il piano. Guardiamo in faccia la realtà, a questo Governo (non credo sia lo stesso per la Legislatura, però) restano solo pochi mesi di vita, volendo essere ottimisti: se Fini ha resistito anche ad uno scandalo per il quale - se si fosse trattato di Berlusconi o un suo sostenitore - sarebbe esploso il putiferio nel Paese, se Confindustria e Chiesa non hanno più parole di apprezzamento per il Governo, se così tanti personaggi dell'estabilishment mostrano di apprezzare Fini, vuol dire che qualcosa in movimento c'è già. Bisognerebbe avere il coraggio di dirlo apertamente. Non possiamo ridurci al "tutto va bene, madama la marchesa"!
Marco
01/10/10 17:31
Onesta intellettuale?
Ma come si fa a dire certe cose? Da inizio settembre è stato chiaro (andate a rileggervi il Giornale e Libero) che: 1. Fini avrebbe votato la fiducia 2. Berlusconi si sarebbe dimesso se non avesse raggiunto almeno i 316 voti senza i finiani 3. che i 316 voti sarebbero stati raggiunti con un "Gruppo di responsabilità nazione" di almeno 20 deputati. Ok, Fini ha votato la fiducia, ma gli altri 2 punti non si sono realizzati. Indi per cui mi pare che l'articolo sia intellettualmente disonesto.
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