Lunedì 21 Maggio 2012
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Berlusconi sponsor dell'Italia in Cina

Il Cav. rassicura sulla crisi e attacca
i "facinorosi" sostenuti dalla sinistra

25 Ottobre 2008
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Il premier con il presidente cinese Hu Jintao

Berlusconi era stato in Cina l’ultima volta 5 anni fa. Nel 2003 era Presidente del Consiglio, come lo è oggi, e Presidente di turno dell’Unione Europea. Non fu un viaggio esaltante. Il Cavaliere non amava troppo la Cina e non fece nulla per nasconderlo.

Lo si sarebbe visto anche nel 2006, anno dell’Italia in Cina. Una visita del premier a Pechino sarebbe stata opportuna, come negli stessi mesi fece in diverse occasioni Putin per onorare l’anno della Russia in Cina. Ma all’epoca incombeva la durissima campagna elettorale contro Prodi, dunque a rappresentare il nostro Paese in estremo oriente fu spedito il ministro del Beni culturali, Rocco Buttiglione. Alle cronache, proprio alla vigilia del voto, rimase invece la battuta sui comunisti che, ai tempi di Mao, bollivano i bambini per concimare i campi. Il governo di Pechino reagì duramente e qualcuno, in Cina, quella frase la ricorda ancora oggi.  

L’8 agosto scorso, poi, Berlusconi ha saltato un altro appuntamento in Cina, non partecipando alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi. Disse che a Pechino faceva troppo caldo, ma presto si capì che non voleva finire nel mezzo delle polemiche, tutte italiane, sul boicottaggio dell’inaugurazione dei Giochi, in segno di solidarietà al Tibet.

A conti fatti, forse si sarà pentito di non aver goduto, come i suoi amici Bush e Sarkozy, dell’inquadratura in mondovisione concessa al passaggio della squadra nazionale – la tv cinese non si accorse del nostro rappresentante allo stadio, il ministro Frattini.

In questi giorni il premier a Pechino non poteva proprio mancare. Doveva esserci all’Asem, il gigantesco summit tra 43 capi di Stato di Asia e Unione Europea, con all’ordine del giorno la crisi finanziaria e il G20 del mese prossimo a Washington.

Berlusconi, in questa trasferta cinese, è apparso iperattivo. Ieri, nella prima giornata di colloqui, ha incontrato 5 primi ministri asiatici, compresi quelli di India e Giappone.

Ha mostrato apprezzamento per il fondo di 80 miliardi messo in piedi dai Paesi asiatici contro la crisi, rammaricandosi che l’Unione europea non sia riuscita a fare lo stesso, come invece il premier si augurava.

Quindi, mentre le Borse di tutto il mondo erano in caduta libera, ha invitato a restare sereni perché, nonostante le grandi difficoltà del momento, “la situazione non ha nulla a che fare con quella del ’29”.

Con un occhio puntato al prossimo G8 che dovrà dirigere, Berlusconi ha poi ribadito la sua idea di allargare il vertice alle economie emergenti (in realtà, già emerse da un pezzo) e su questo punto ha incassato l’approvazione di Cina e India.

Naturalmente ha trovato il tempo, incalzato dai giornalisti italiani, di parlare anche delle questioni di casa nostra. Ha svariato dalla scuola, attaccando i “facinorosi” che alimentano le proteste di questi giorni, a Santoro, accusato di non invitare in trasmissione esponenti del Pdl.

In realtà, fin dal suo arrivo a Pechino Berlusconi ha dovuto gestire un’agenda fittissima. Appena atterrato in Cina, nel pomeriggio di giovedì (e visto che mercoledì sera era a cena con gli imprenditori italiani a Roma, avrà alimentato la leggenda dell’uomo che non dorme mai…), ha fatto visita al presidente Hu Jintao e al premier Wen Jiabao. Da un lato ha magnificato il successo, organizzativo e sportivo, dei Giochi, giustificando la sua assenza il giorno dell’inaugurazione con un “impedimento familiare” (?). Dall’altro, però, non ha fatto cenno ai diritti umani, anche se l’assegnazione del premio Sacharov – il Nobel per la pace dell’Ue – al dissidente cinese Hu Jia gli avrebbe fornito un buon pretesto.

Subito dopo l’incontro con Hu Jintao e Wen Jiabao, Berlusconi ha bloccato il centro di Pechino, un po’ come Bush quando viene in visita a Roma, per andare a incontrare la comunità d’affari italiana in Cina. Appuntamento in un lussuoso hotel con qualche centinaio di connazionali. Un’ora e mezza di chiacchierata a ruota libera, con diversi momenti di svago. Prima ha chiesto quale giocatore cinese andrebbe bene per il Milan (in Cina, nazione patita di calcio, forse il Cavaliere è più conosciuto per le sue imprese pallonare che per quelle politiche). Poi ha chiuso la seduta con l’immancabile barzelletta che lo vede sull’aereo in compagnia degli altri potenti della Terra.    

Nonostante i tempi molto ristretti, ieri mattina Berlusconi era al fianco di Cesare Romiti all’inaugurazione della sede cinese della Fondazione Italia-Cina. Mentre, poco prima dell’inizio dei lavori dell’Asem, è riuscito a fare un salto anche a Piazza Italia, la mega boutique del made in Italy eno-gastronomico appena aperta a Pechino.

Solo un punto del suo programma è stato cancellato: la visita alla Città Proibita. Potrà rifarsi all’inizio dell’anno prossimo se, come ha promesso, tornerà di nuovo in Cina per definire la strategia italiana all’Expo 2010 di Shanghai.  

Commenti
Anonimo
26/10/08 07:12
Ma quali mani sporche di
Ma quali mani sporche di sangue ? tu sei un maledetto idiota filoamericano saranno quelle di Bush sporche di sangue non certo quelle dei cinesi che invece aiutano l'Africa invece di sfruttarla soltanto.
Arechis
26/10/08 10:20
Pensiero proprio ed azione degli altri
E pensare che qualche mese fa, autorevoli membri del governo Berlusconi invitavano gli atleti italiani a boicottare le olimpiadi per sostenere le ragioni del Tibet. La destra italiana non cambia mai Armiamoci ed Andate. Berlusconi parla male dei nipotini di Mao in Italia e stringe le mani lorde di sangue agli eredi diretti del grande timoniere. Per real politic e ragioni di finanze il Nano Presidente incontra sorridente Hu Jintao ed il premier Wen Jiabaoi, nonchè ospita regolarmente Putin e famiglia nelle sue lussuose dimore. Ovviamente tutti ferventi e convinti democratici e balurdi della libertà
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