Dieci partiti attorno a Francesco Boccia che dopo il diktat di Casini, il suo mandato esplorativo in nome e per conto del Pd lo ha portato a termine in 48 ore ed è pronto a tramutarlo nella sua candidatura alla poltrona di Vendola. Detto così, sembrerebbe tutto risolto dopo mesi di tregenda nel centrosinistra, ma la Puglia e il Lazio restano la spina nel fianco di Bersani. Perché nelle due piazze al voto il 21 marzo, la soluzione al rebus non c'è ancora.
Il quadro vale in parte anche per il Pdl che se nel Lazio è già in campagna elettorale al fianco di Renata Polverini ed ha incassato l'intesa con l'Udc, in Puglia dove invece i centristi stanno coi democrat, deve sciogliere gli ultimi nodi sul nome di chi correrà per la poltrona di Palazzo della Marra.
Nel Lazio la mossa dei Radicali con la candidatura di Emma Bonino ha spiazzato il Pd proprio mentre Nicola Zingaretti sta esplorando su mandato del partito la possibilità di mettere insieme una coalizione compatta in grado di contrapporre un nome forte (molti tra i democrat continuano a sperare che alla fine possa essere il suo) alla Polverini sulla quale ieri il segretario Udc Lorenzo Cesa ha ufficializzato la convergenza. Il punto nelle file piddì riguarda la strategia, se in sostanza è meglio sondare le condizioni nello schieramento attorno all'ipotesi Bonino (lo stesso Zingaretti le ha già riferito che dalle forze politiche non ci sarebbero posizioni pregiudiziali) o se, invece, è meglio orientarsi su un nome autorevole e di spessore nel carnet dei democratici.
Dilemma non di poco conto perché nel primo caso l'ala cattolica del partito con Paola Binetti in testa, ha già fatto sapere di non condividere un'eventuale campagna elettorale pro-Bonino, per la distanza abissale rispetto alle questioni che per gli ex dl sono dirimenti: famiglia e difesa della vita. Sul fronte interno circola il nome di Enrico Letta ma è lo stesso Bersani nella sua prima conferenza stampa del 2010 a far capire che "non ci sono le condizioni". E la carta Zingaretti almeno per ora mostra contorni alquanto sfumati.
Alla fine di una giornata di incontri, contatti, riunioni l'orientamento prevalente segnala prudenza dalle parti di Largo del Nazareno sull'opzione Bonino e la strada che si profila sarebbe quella delle primarie di coalizione aperte anche alla candidata dei Radicali. Una mossa che suona come una mezza marcia indietro rispetto all'apertura che solo ventiquattrore prima i democrat avevano fatto intendere per uscire dall'impasse. ''Non si può fare una scelta emergenziale, la Bonino è una candidatura molto seria ma il Pd che è un partito del 30% deve verificare i suoi programmi'', frena Roberto Morassut, deputato ed ex segretario regionale del Pd. Più netta la parlamentare di area mariniana Ileana Argentin quando dice che dall'ufficio politico del partito "è emersa la richiesta di primarie di coalizione".
Ma se questa sarà la strada adesso si dovranno scegliere i nomi in lizza, cioè gli stessi che finora il Pd non è riuscito ad individuare. Oltre ai rumors o forse i desiderata su Enrico Letta, il parterre de roi non è particolarmente affollato. Uno stallo che irrita l'alleato dell'Idv con Di Pietro che fa pressing su Bersani avvertendo: "Scelgano subito o corriamo da soli. Abbiamo già un candidato nel Lazio e pronte le liste". Quanto alla Bonino, aspetta il confronto sul programma ma fin da ora respinge al mittente ipotesi di primarie o ticket.
Intanto l'Udc scioglie la riserva e nel Lazio correrà con la Polverini e il Pdl, nonostante Cesa si affretti a precisare che l'intesa è sul suo nome non sul partito che la sostiene. La decisione è arrivata ieri dopo un incontro tra Gianfranco Fini e Pierferdinando Casini. La segretaria Ugl commenta soddisfatta: "Ci tenevo particolarmente all'appoggio dell'Udc e ho il pieno sostegno del Pdl. Questo corona il mio percorso di idee e valori. L'alleanza con l'Udc può dare al Lazio una spinta''. E il sindaco di Roma Alemanno dice che con lei alla guida della coalizione "si aprono importanti prospettive per il governo della Regione'', mentre il presidente dei deputati Pdl Cicchitto auspica che il modello Lazio possa essere esportato anche in altre regioni.
Più a sud , in Puglia, la matassa che il Pd sta cercando di sbrogliare ha gli stessi nodi. Con in più il fatto che il governatore uscente Nichi Vendola non intende fare passi indietro e pure ieri ha confermato la sua corsa rilanciando lo strumento delle primarie come unica via democratica per misurarsi. Il punto è che il Pd non ha intenzione e non può pregiudicare l'intesa coi centristi sul nome del candidato in pectore Francesco Boccia anche lui come Zingaretti nel Lazio, incaricato da Roma di esplorare i confini della coalizione. Dieci partiti gli hanno detto sì, oltre a Pd, Udc e Idv, ci sono anche Socialisti, Verdi, Radicali, Repubblicani, Api, Sinistra Popolare, Unione movimenti popolari. L'auspicio è di "coinvolgere anche Vendola", spiega Boccia ma il governatore uscente non ci sta e rilancia la sua corsa sfidando Boccia alle primarie, come accadde nel 2005 quando Nichi da quella consultazione uscì con la candidatura a presidente in tasca: " Mi sconfigga alle primarie e sarò il suo più appassionato sostenitore anche se lo considero un candidato debole".
Vendola ne ha anche per D'Alema (vero regista dell'operazione prima Emiliano, poi Boccia) dal quale non si aspettava "carezze" ma neppure che potesse dare "la stura a una deriva catastrofica del suo partito". E se da Roma Bersani dice che l'obiettivo è allargare le alleanze perché "da soli vinceremo solo in tre regioni" e ribadisce di "non aver mai posto un problema Vendola che sarebbe stato il nostro candidato se riusciva a riunire un’alleanza convincente", da Bari Boccia e il leader regionale del partito Sergio Blasi fanno sapere che di dieci partiti disposti a firmare il suo progetto politico, sette non vogliono le primarie. Tema sul quale la prossima settimana l'assemblea regionale del Pd dovrà pronunciarsi in maniera definitiva. La riposta dei vendoliani non si fa attendere: Sinistra Ecologia e Libertà interrompe i tavoli locali delle trattative.
Anche nel centrodestra i giochi restano aperti, specie dopo la mossa pro-Pd di Casini. In campo, ad ora, c'è la candidatura “esterna” del magistrato antiterrorismo Stefano Dambruoso ma si fa strada anche l'idea di un nome interno al partito. I contatti ci sono anche con la senatrice Adriana Poli Bortone, leader del movimento “Io Sud” che potrebbe rappresentare un nome sul quale convergere. Ma anche qui non mancano le fibrillazioni: il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano sollecita il Pdl a individuare subito il nome del candidato nella rosa degli esponenti di rango con incarichi istituzionali di rilievo nazionale che il Pdl pugliese sa esprimere. Il ministro Raffaele Fitto, spingerebbe per la candidatura del suo fedelissimo Rocco Palese, ex Fi, rieletto consigliere regionale nel 2005 con ventinovemila preferenze.
Anche se non rinuncia all'idea del patto con Casini, essendosi in questi mesi speso molto per tradurlo in pratica. Ieri ha annunciato che la decisione sul nome del candidato sarà comunuicata a breve lasciando intendere che proprio l'Udc potrebbe riservare sorprese sull'alleanza in Puglia. Intervistato dal Tg2 spiega che "il disegno dell'Udc è costruire un progetto di governo riformista con chi ha posizioni totalmente differenti". Dunque, assicura, "riteniamo che anche su questo fronte ci potranno essere nelle prossime ore delle ulteriori novità se è vero come è vero che nel Pd c'è una volontà precisa di non andare nella direzione del candidato attualmente designato". Le prossime ore diranno se l'annunciata alleanza di Casini col Pd sarà a tasso variabile o a tasso fisso.

