Lunedì 21 Maggio 2012
Per ricevere la Newsletter dell'Occidentale
Le conseguenze di un conflitto

Bocciando il Lodo Alfano la Corte ha minato i rapporti tra poteri dello Stato

8 Ottobre 2009

Che la Corte costituzionale potesse bocciare la legge Alfano non era affatto un dato acquisito. Anzi. La legge era stata scritta basandosi proprio su un precedente della Corte del 2004 (sentenza n.24), quando venne bocciata la c.d. legge Schifani. In quell’occasione, infatti, si disse e si scrisse (da chi oggi è giudice costituzionale), che la sentenza non “sbarra la strada al Parlamento”, perché “essa non richiede una legge costituzionale, ma stabilisce un accurato equilibrio tra l’assicurazione del sereno svolgimento delle rilevanti funzioni delle cinque più alte autorità dello Stato e i principi fondamentali dello Stato di diritto”. Certo, è pur vero che da noi, a differenza dei paesi di common law, non c’è il vincolo del precedente (anche se c’è il valore della certezza giurisprudenziale), e quindi le giurisdizioni possono modificare il loro indirizzo liberamente, però sappiamo benissimo che la Corte costituzionale ha sempre svolto anche un ruolo di tipo para-legislativo. Cioè, nelle sentenze ha molto spesso richiamato quelli che possono essere i percorsi costituzionalmente corretti, che il legislatore deve intraprendere qualora volesse riproporre una legge bocciata dalla Corte.

 

E anche nel 2004 era andata così. E quindi, il legislatore, sentenza della Corte alla mano, aveva riscritto la legge, e non aveva volutamente (perché glielo aveva detto la Corte) utilizzato la fonte della legge costituzionale. E in tal senso, aveva dato il suo avvallo il Presidente della Repubblica, il quale aveva addirittura motivato positivamente l’apposizione della sua firma alla legge Alfano.

Ora, invece, la Corte compie una capriola e nello scarno comunicato stampa di ieri, con il quale annuncia l’illegittimità della legge, dice che vi è violazione (anche) dell’art.138 della Costituzione, cioè la norma che disciplina le leggi costituzionali.

 

Certo, andranno lette con attenzione le motivazioni della sentenza, perché quella è la sede nella quale la Corte spiega e chiarisce il perché ha assunto la decisione di incostituzionalità. Resta però l’idea che sia saltato un rapporto di leale collaborazione fra i poteri dello Stato, in questo caso Corte costituzionale, Parlamento e Presidente della Repubblica. Perché se è vero che la Corte aveva indicato al legislatore e, indirettamente, al Capo dello Stato, quale strada percorrere nella riscrittura della legge, allora doveva coerentemente mantenere quel suo indirizzo di cinque anni e valutare la legge costituzionalmente legittima.

 

Insomma, in questa vicenda si doveva tenere fermo quel principio fondamentale del costituzionalismo, che è la leale collaborazione fra i poteri dello Stato. E lo si doveva fare in nome di un principio, altrettanto fondamentale del costituzionalismo, che è l’assicurazione del sereno svolgimento delle rilevanti funzioni che ineriscono alle alte cariche dello Stato. In una parola: la governabilità.

Che succede ora? Direi nulla. La Corte ha bocciato una legge ma non certo un governo. Il problema è che difficilmente si riuscirà ad assicurare il sereno svolgimento delle funzioni da parte del Presidente del Consiglio, specie se dovessero riprendere le continue richieste di procedimenti penali. Vorrà dire che il Presidente del consiglio dovrà sottrarre del suo tempo alla governabilità per difendersi nelle sedi processuali. Per intanto, però, il Parlamento potrebbe da subito avviare una riforma costituzionale, che va nello spirito dei nostri padri costituenti. E cioè ripristinare l’art.68 della Costituzione che prevedeva, tra l’altro, l’autorizzazione a procedere che doveva essere concessa dal Parlamento.

E’ un torniamo alla Costituzione. Così come fu voluta e scritta nel 1948. Non un salto indietro e né tantomeno una restaurazione. E’ la presa d’atto di quello che avevano sapientemente colto i costituenti. E cioè che lo svolgimento delle rilevanti funzioni (parlamentari e di governo) non può essere oggetto di strumentalizzazioni giudiziarie. Non è affatto un freno all’operato della magistratura. E’ ancora una volta, piaccia oppure no, una salvaguardia del principio di leale collaborazione fra poteri.

 

Commenti
Anonimo
08/10/09 11:52
Il problema non è
Il problema non è berlusconi, ma gli italiani che lo votano...la metà dei quali è come lui, e l'altra metà vorrebbe esserlo...
antonella
08/10/09 11:56
magistratura
Il popolo e' con Berlusconi ora piu' che mai, con una Consulta che smentisce se stessa (cosa naturalmente che nessun giornale scrive. Questa magistratura e' un cancro e quindi va estirpato. I magistrati della consulta hanno respinto il lodo dichiarando che questa legge lede la parita' dei cittadini di fronte alla legge. Ma in quale nazione civile esiste una casta, come quella dei nostri magistrati, che gode di privilegi tali da farli obiettivamente essere al di sopra della legge? La situazione sta' diventando davvero tragica e credo che per uscirne si debba tornare alle urne con un punto qualiicante nel programma che contempli la cancellazione di tutti quei privilegi voluti dalla sinistra alla quale i privilegiati si appoggiano per convenienza di casta. Forza e coraggio andiamo alle elezioni e contiamoci, gli italiani sono meno stupidi di quanto gli illuminati illuministi(emeriti imbecilli) credono!
Andrea P.
08/10/09 12:11
Per l'"Anonimo"
Mi tolga una curiosità. L'Italia, secondo lei, è evidentemente piena di orrendi italiani che votano Berlusconi. E non decine o centinaia ma addirittura milioni! Visto che lei e quelli come lei siete i depositari della Verità, della Saggezza e dell'Onestà, mi illumini: come mai milioni di persone, non tutti lobotomizzati, fanno una scelta libera e indipendente? Forse che la vostra ideologia del millennio scorso ha fallito e continua a fallire su tutti i fronti? Eventualmente, se l'Italia piena di orrendi italiani le fa schifo: se ne vada a Cuba, no?
Erasmo
08/10/09 12:18
L’Italia ha abolito il “fumus persecutionis”
Il nostro paese è oggi, credo, l’unico paese nel mondo occidentale, dove non vi sia uno degli istituti liberali che mettono al riparo i membri del Parlamento e del governo dalle possibili persecuzioni giudiziarie e dal pericolo di un “governo dei giudici”. Parlo dell’istituto dell’immunità penale riconosciuta, durante il mandato, ai parlamentari di tutto il mondo occidentale. Dovunque, tranne che in Italia, viene riconosciuta la rilevanza del “fumus persecutionis”, della possibilità ” (che avevamo appreso nelle aule universitarie), cioè, che alcuni magistrati o, attraverso essi, di altri interessati per qualunque motivo, possano sottoporre i parlamentari od i governanti ad una pretestuosa persecuzione giudiziaria di matrice politica o personale o di altra natura. L’istituto dell’immunità parlamentare fu abolito in Italia nel 1993 a furor di popolo sull’onda emotiva dell’inchiesta Mani pulite. Da allora in Italia è come se fosse svanito d’incanto il pericolo, foss’anche teorico, del “fumus persecutionis. Da allora in Italia c’è un vuoto legislativo e una “finestra di vulnerabilità” dei parlamentari e governanti, che sono pertanto esposti al pericolo di una possibile persecuzione giudiziario-politica. Molti oggi in Italia fingono di credere alla formuletta della “fiducia incondizionata” che bisognerebbe riservare nel mondo solo ai magistrati italiani, come se essi fossero semidei super partes, e non uomini come gli altri. Ricordo che gli ordinamenti liberaldemocratici non sono basati su alcuna “fiducia incondizionata”, ma, al contrario, sulla “sfiducia metodologica” verso, e tra, i poteri (o funzioni) dello stato, col sistema dei “check and balance”, cioè del controllo reciproco e bilanciamento tra i poteri dello Stato, destinato ad impedire possibili abusi di potere. Il lodo Alfano cercava di rimediare in parte alla anomala vulnerabilità dei politici italiani dalle possibili persecuzioni giudiziarie, almeno per le quattro più alte cariche dello Stato. La Corte costituzionale ha dissolto la possibilità di risolvere il problema con una legge ordinaria. Ma il problema resta.
Davide
08/10/09 13:06
Concordo con Erasmo
Concordo con Erasmo: l'autorizzazione parlamentare dimostra che i costituenti vollero tutelare il Parlamento da rischi di cui oggi abbiamo un chiaro esempio: andrebbe riconsiderata. Unico appunto: in passato i Parlamentari hanno abusato dell'istituto dell'autorizzazione (almeno così dicono i libri di diritto, io sono troppo giovane per ricordarlo). Dunque attenzione. Ma è evidente che ormai la Corte Cost. agisce come un soggetto politico, valutando più l'opportunità politica di un provvedimento che la sua reale corrispondenza con il dettato costituzionale. La Corte di Legittimità è divenuta una corte di opportunità.
max
08/10/09 13:58
Ma il ministro Alfano ha
Ma il ministro Alfano ha escluso una legge costituzionale,perché avrebbe a che vedere con l'immunità.Insomma sempre succubi ed anche un pò fessi.
Massimo
08/10/09 20:42
Sospetto
Ma a nessuno di voi sfiora il sospetto che questa persona sia veramente colpevole di aver corrotto giudici per trarre vantaggio personale? Tutti ripetono a pappagallo che è un perseguitato e nessuno pensa all'ipotesi che gli italiani abbiano eletto un ladro truffatore che si è arricchito alle nostre spalle e che ha portato in parlamento gente come Previti, il quale è stato provato senza ombra di dubbio che è un delinquente. Perchè politici come Andreotti si sono dovuti difendere dalle accuse della magistratura come tutti gli altri cittadini e questa persona deve eludere ogni tipo di giudizio con la scusa degli impegni di governo? O forse ritenete che sia solo importante che sia una personale capace a governare, poco importa che sia anche un ladro? A nessuno è venuto in mente che in un paese con 3 gradi di giudizio sia difficile condannare ingiustamente una persona che non ha fatto niente? Secondo voi un giudice metterebbe a repentaglio la sua carriera accusando una persona innocente, solo per eliminare dalla scena politica una singola persona scomoda? Vi invito a riflettere con la vostra testa e a non accettare passivamente quello che il grande imbonitore vi propina dalle sue televisioni!
Anonimo
09/10/09 11:19
guardi Andrea, non sono mai
guardi Andrea, non sono mai stato di sinistra (sempre all'opposto!) e meno che mai comunista! Ma ho smesso di votare da quando è sceso in cmapo il cav.,per il semplice motivo che credo nella democrazia e per me, un uomo che ha gli interessi che ha,non ha diritto a fare politica, perchè non può SERVIRE il popolo prima dei suoi stessi interessi. E riguardo la lobotomia subita dagli italiani, si guardi (scaricandolo o su youtube) WIDE ANGLE, programma americano, e VIDEOCRACY...le chiarirà le idee sull'uso subliminale di mezzi televisivi. Siamo (non tutti, ma molti) stati drogati, educati, indotti a comprare,votare,pensare in un certo modo. Persino l'OPINIONE PUBBLICA di fatto è un non senso (L'opinione di fatto è solo personale), un modo per far convergere i pensieri verso un unico pensiero...
Alberto Mura
10/10/09 19:13
Sentenza su Lodo Alfano
La Corte Costituzionale, quando boccia una legge ha il dovere d'indicare TUTTI i vizi d'incostituzionalità che essa contiene, affinché il Parlamento possa conoscere quali sono i limiti costituzionali entro cui può approvarne una nuoa versione priva di quei vizi. Non può dire "ci sono altri motivi d'incostituzionalità ma non ve li rivelo" perché, facendo così, espone il Parlamento ad approvare una nuova legge che contiene quei vizi della vecchia legge che la Corte ha voluto tenere per sé. Non è solo una questione di lealtà e di collaborazione tra istituzioni ma di duon funzionamento delle medesime, giacché senza l'indicazione esaustiva dei motivi di incostituzionalità viene meno la ratio essendi della Corte, che consiste nel fornire un SERVIZIO al Parlamento aiutandolo ad approvare leggi conformi alla Carta Costituzionale. Purtroppo, si deve constatare che in questa occasione la Corte, aggiungendo ai motivi di incostituzionalità del Lodo Schifani quelli ora rilevati nel Lodo Alfano (che sono presenti sia in questo che in quello) ha violato palesemente questo principio di esaustività, fornendo un pessimo servizio al Parlamento e alla stessa Costituzione.
l'Occidentale è protetto da Kaspersky
© 2007-2011 Occidentale srl. Tutti i diritti riservati. redazione@loccidentale.it
L'Occidentale è una testata giornalistica registrata. Direttore responsabile: Giancarlo Loquenzi.
Registrazione del Tribunale di Roma n° 141 del 5 Aprile 2007
Concessionaria in esclusiva per la pubblicità: Arcus Pubblicità srl