Non sembra essersi ancora placato il botta e risposta tra la Lega e l’Egitto dopo la protesta del governo del Cairo che ieri aveva denunciato “le violazioni ai danni degli immigrati e delle minoranze in Italia, tra cui quella araba e musulmana”. Sulla scia delle dichiarazioni del leader del Carroccio Umberto Bossi – che aveva accusato l’Egitto di “far fuori i cristiani” –, in un’intervista pubblicata sul Corriere della Sera, il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli ha rincarato la dose rimandando al mittente le accuse di razzismo e affermando che “il razzismo religioso è tutta roba loro”.
“L'Egitto è un Paese amico che evidentemente vuole coprire ciò che succede a casa sua”, ha proseguito l’esponente della Lega sottolineando che, tra l’altro, nel gruppo degli immigrati coinvolti “non c'era neanche un egiziano”. Secondo Calderoli, la rivolta scoppiata a Rosarno contro gli immigrati non è un caso di razzismo ma bensì è legata alla mancata applicazione della legge Bossi-Fini: una legge che “è stata prima svuotata e poi c'è chi non l'ha applicata neppure per la parte rimasta in piedi, usando la filosofia del 'poverini quelli’ ”, aggiunge riferendosi esplicitamente a “certi magistrati”.
Sulla questione è intervenuto nella serata di ieri anche il ministro dell’Interno Roberto Maroni chiamato a riferire in Senato sugli scontri accaduti in Calabria tra la popolazione locale e gli immigrati. Anche per Maroni dietro l’incidente di Rosarno non c’entra razzismo. Anzi, per il Viminale ci potrebbe essere il coinvolgimento della criminalità organizzata e, più in concreto, l’interesse dell’Ndrangheta nel fomentare i disordini. Un’ipotesi attualmente al vaglio dell’autorità giudiziaria e che sarebbe confermata dall’arresto, a poche ore dagli scontri, di 17 persone affiliate alla cosca Bellocco, il clan che controlla il territorio della Piana di Gioia Tauro.
Il ministro, ricordando lo “sforzo straordinario di questo Governo, che ha ottenuto risultati mai visti in termini di lotta alla criminalità organizzata, anche con riguardo alla Calabria”, ha quindi riaffermato che lo Stato continuerà a combattere con fermezza l’Ndrangheta e qualsiasi altra associazione mafiosa. Allo stesso tempo, però, Maroni ha tenuto a ribadire che, affinché non si ripetano gli scontri di Rosarno, è ugualmente necessario contrastare l'immigrazione clandestina “senza tentennamenti”: “La condizione di clandestinità – ha proseguito il responsabile del Viminale – è infatti il presupposto per l'emarginazione e lo sfruttamento degli stranieri e spesso diviene serbatoio per il reclutamento della manovalanza della criminalità”. Negli ultimi 2 anni, dice ancora l'esponente dell'esecutivo, sono stati rimpatriati 42.595 clandestini e, anche per effetto dell'entrata in vigore degli accordi con la Libia, gli sbarchi sulle coste italiane sono calati del 90%.
“L'Italia non è un Paese razzista e nessuno ci può accusare di questo”. Anche il ministro degli Esteri Franco Frattini è stato netto nel respingere le accuse lanciate dal governo egiziano. Dalla Mauritania, dove il titolare della Farnesina si trova per la prima tappa di un tour africano che durerà tutta la settimana e che lo porterà presto anche in Egitto, Frattini ha affermato ieri che “nessuno può accusarci di razzismo”. “Anzitutto gli egiziani sono quelli che godono di quote di immigrazione regolare, che rispettano, e che non danno nessun problema all'Italia”, ha continuato il ministro sottolineando che “certamente il problema non è con l'Egitto”. Quindi, il capo della diplomazia italiana, smorzando i toni della polemica, si era detto pronto a “parlare di qualsiasi cosa” con il collega egiziano Aboul Gheit che vedrà sabato mattina.
Ieri, Frattini ha tenuto a chiarire i termini della questione: “Il problema delle minoranze arabe non è mai stato evocato – ha precisato Frattini – assolutamente non c'è nessuno sfondo religioso. Tutta l'Italia, credo tutta l'Europa, ha visto gente dare l'assalto alle case e sfondare e bruciare le macchine. Si tratta di una violenza inaccettabile che giustamente è stata respinta dalle forze di polizia”. E se qualcuno dovesse collegare le violenze sui cristiani copti in Egitto dei giorni scorsi e i fatti di Rosarno, sarebbe un errore di valutazione perché “questo non c'entra assolutamente niente”, ha chiosato Frattini rivendicando il “diritto dei cristiani non solo a non essere perseguitati, ma il diritto di professare la loro religione”.
A difendere l’Italia e gli italiani dalle accuse di razzismo del Cairo ci sono poi le stesse comunità di immigrati arabi presenti nel nostro Paese. Sono state numerosissime infatti le esternazioni di sostegno a poche ore dalle critiche del governo egiziano di ieri. “In Italia non vi è alcuna discriminazione contro le minoranze arabe musulmane”, ha affermato l'associazione dei Musulmani Moderati in Italia sottolineando che in Italia non hanno mai subito discriminazioni. “Forse il ministero non è informato sul fatto che in Italia ci siano oltre 800 moschee e forse non sa che gli articoli 3 e 8 della Costituzione italiana affermano e garantiscono non solo la pari dignità sociale dei cittadini di fronte alla legge. In Italia abbiamo professionisti e perfino deputati di origine straniera di prima generazione che siedono in Parlamento”, si legge nella nota diffusa ieri dall’associazione.
Moustafa Mansouri, presidente del Partito Immigrati e segretario generale della Confederazione dei marocchini in Italia, ha invitato il ministro egiziano a guardare anche a casa sua, “dove abbiamo visto cosa è accaduto ai cristiani la notte del Natale copto”, quando sono morte numerose persone in un attentato perpetrato da musulmani. Il governo egiziano, ha proseguito Mansouri, “non sta facendo niente per la minoranza cristiana”, e anche qui “si arriva alla disperazione”, come accaduto tra gli immigrati di Rosarno. Della stessa opinione si è detto Nagag Nayel, direttore del Programma arabo per i militanti dei Diritti Umani, che ha denunciato: “Gli egiziani e gli arabi sono più razzisti degli occidentali”. Il governo egiziano, ha sottolineato ricordando i numerosi arresti per reati politici e di opinione e le torture e violazioni dei diritti umani, “adotta il più severo razzismo contro gli immigrati clandestini, fra cui gli africani e anche i palestinesi”.
Stupore per le dichiarazioni del ministero è stato espresso infine anche dal direttore della Rete araba di informazione sui diritti umani Gamal Abdel Aziz Eid, dato che “il ministro non ha fatto nulla per i lavoratori egiziani oggetto di aggressione in certi Paesi arabi”, riferendosi a quelli del Golfo. Il portavoce del ministero Hossam Zaki, ha concluso Eid, “sembra perorare le cause di tutto l'universo ma si sottrae proprio a quella egiziana”.

