Venerdì 10 Febbraio 2012
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Nel caos pakistano

C'è l'ombra di Washington e Londra sulle dimissioni di Musharraf

19 Agosto 2008

"Dopo essermi consultato con esperti legali e sostenitori politici, ho preso la decisione di dimettermi": a parlare è il presidente del Pakistan Pervez Musharraf, nel corso di un discorso alla nazione in cui ha comunque difeso il comportamento tenuto negli ultimi anni. La decisione di Musharraf è un modo per evitare una mozione di impeachment avanzata dalla coalizione di governo, anche se il presidente ha definito le accuse che pendono sul suo capo prive di ogni fondamento.

Ma al di là dell'impeachment, le dimissioni di Musharraf rappresentano ormai una tappa obbligata per un capo di Stato giunto al capolinea della carriera politica. Nel corso degli ultimi 18 mesi, infatti, la popolarità del presidente non ha smesso di calare mentre cresceva il suo isolamento, parallelamente alla sconfitta dei suoi alleati nel corso delle elezioni di febbraio. L'incertezza sul futuro di Musharraf – per mesi i pakistani e i principali Paesi alleati si sono chiesti se e quando il presidente avesse intenzione di lasciare l'incarico – non ha fatto poi che peggiorare la situazione finanziaria del paese. Secondo Washington, infine, i problemi interni avrebbero pericolosamente "distratto" Musharraf dalla lotta ai talebani presenti sul territorio.

Da qui la scelta del presidente, nove anni dopo la presa del potere con un colpo di Stato e a poche settimane dall'annuncio della mozione di impeachment ad opera del partito dell'ex presidente Benazhir Bhutto. Secondo la coalizione di maggioranza, Musharraf andrebbe indagato per violazione della Costituzione e cattiva condotta: accuse che il presidente respinge, salvo dimettersi per risparmiare al Pakistan il possibile impeachment del suo capo di Stato.

"Io ho sempre messo gli interessi del Pakistan sopra ogni cosa e mi sono preso carico del Paese quando stava cadendo nelle mani dei terroristi" ha dichiarato il presidente nel discorso televisivo alla popolazione, aggiungendo che "quelli che mi criticano sono semplicemente contro la nazione" e "scagliandosi contro di me stanno rovinando il Paese. Le loro accuse sono senza fondamento". Parole molto decise, forse fin troppo per un uomo che ha scelto la strada delle dimissioni per evitare una possibile condanna: da qui la consapevolezza diffusa che dietro alla scelta del presidente ci sia anche dell'altro.

È da mesi, infatti, che Musharraf e la coalizione di governo trattano segretamente sul futuro della presidenza. All'annuncio del presidente, molti hanno pensato che in cambio delle dimissioni Musharraf avesse ottenuto l'immunità giudiziaria: una tesi smontata però dallo stesso presidente, che nel discorso alla nazione ha dichiarato di "non volere niente da nessuno" e di "lasciare il suo futuro nelle mani della nazione e del popolo pakistano". Se di immunità non si può parlare, dietro all'inedita risolutezza del presidente potrebbero allora esserci consiglieri di peso: su tutti, Londra e Washington.

A lanciare con forza l'ipotesi di un intervento anglo-americano nella questione Musharraf è stato per primo il quotidiano londinese "The Guardian", in un articolo pubblicato la scorsa settimana. Secondo il quotidiano, sarebbero stati diplomatici americani e inglesi a convincere definitivamente Musharraf: un impeachment – questa la tesi di Londra e Washington – avrebbe messo seriamente in pericolo l'equilibrio socio-politico pakistano, distogliendo ulteriormente l'attenzione dalla massiccia presenza di terroristi nella regione. Fondamentale per convincere il presidente pakistano sarebbe stata la missione di Sir Mark Lyall Grant, direttore del Foreign Office britannico: dopo aver incontrato Musharraf e il leader dell'opposizione Zardari, Grant si sarebbe reso conto dei pericoli ai quali il Pakistan sarebbe andato incontro e avrebbe persuaso anche il presidente.

Ad oggi, intanto, resta l'annuncio da molti tanto atteso. Al termine del discorso pubblico di Musharraf, i titoli pakistani hanno guadagnato il 4% mentre sono giunte le prime reazioni degli alleati americani. Il segretario di Stato americano Condoleezza Rice ha parlato di Musharraf come di un "buon alleato", sorvolando però sulla possibilità di dargli asilo negli Stati Uniti: "Al momento la questione non è sul tavolo", ha dichiarato a Fox News.

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