La presidente del Piemonte Mercedes Bresso, un tipo tosto quanto basta, ha fatto finta di allinearsi ai richiami del partito romano e di un Pier Luigi Bersani stizzito non poco per l'attacco a testa bassa della "primadonna" piemontese all'Udc. Più che un attacco, per la verità, in un'intervista alla Stampa la signora Bresso aveva svolto una vera requisitoria contro il partito di Casini dal quale tutto la divideva, tranne la comune avversione per il berlusconismo e il padre dell'aggettivo.
Che cosa divide il Pd nella versione di Bresso dal partito di Casini? Tutto ciò di cui si occupa la politica, e anche ciò di cui tace. Per non dire, poi, di quello che vorrebbe la dottrina della Chiesa. Eluana, l'aborto, la pillola abortiva (la RU486 è stata sperimentata per prima nel laicissimo e agnostico Piemonte), la procreazione assistita, il riconoscimento delle coppie di fatto. Che cosa unisce il Pd all'Udc? Semplice: il bisogno di quei voti per spuntarla nella battaglia di primavera contro il leghista Roberto Cota e ottenere la riconferma del centrosinistra in Piemonte.
Rigiriamo la domanda. Che cosa unisce l'Udc al Pd? Semplice: il gruzzolo di voti raccolti in nome dell'allineamento ai valori morali del cattolicesimo è un'ottima moneta di scambio per trattare su assessorati e posti di potere in caso di vittoria del centrosinistra. Gli stessi voti, convogliati sul candidato leghista, avrebbero un potere negoziale assai ridotto perché più ridotte sono le distanze programmatiche fra Udc e centrodestra, immigrazione a parte.
Il Piemonte è un caso da manuale delle stravaganze create da quella specie di "bipolarismo localistico", risultato posticcio di una riforma bipolarista vera come quella voluta nel 1993 con l'elezione diretta dei sindaci e, l'anno dopo, con l'elezione diretta dei presidenti delle Regioni. L'Udc è l'incarnazione di queste contraddizioni: contrario al bipolarismo, Pier Ferdinando Casini cerca di scardinarlo, sul piano nazionale, con un'opposizione distinta ma non troppo distante da quella del Pd e, sul piano locale, costruendo alleanze a macchia di leopardo. Insomma la convenienza fa premio sulla coerenza. E' paradossale la battaglia degli ex diccì contro il meccanismo elettorale che da sedici anni ha prodotto stabilità di governi nelle Regioni e nei Comuni. E nel governo centrale, se è vero che dopo una legislatura difilato, Berlusconi si prepara a chiuderne una seconda piena.
Dal Piemonte di Mercedes Bresso alla Puglia di Nichi Vendola la distanza geografica è quasi annullata dalla somiglianza delle difficoltà politiche. Per l'Udc il compito non è meno improbo nel Salento e nelle Murgie. Il suo potenziale alleato sarebbe un Pd scosso tra la conversione dalemiana in salsa Emiliano, e la continuità bancarottiera e politicamente già condannata di Nichi Vendola. La scelta di allearsi con l'Udc scoprirebbe Emiliano sul fianco sinistro, la continuità di Vendola allontana l'alleanza con Casini e Di Pietro.
Gli estremi di oscillazione di Casini sono clamorosi: dalla contestazione tout court del sistema bipolare sul piano nazionale, al bipolarismo fai-da-te sul piano regionale. In mezzo, la difficoltà di mostrare una coerenza nella difesa di principi etici e di valori cristiani rispetto a un centrosinistra ancorato, in Piemonte come in Puglia, a una visione aridamente laicista, cioè poco laicamente tollerante. I valori cristiani sono fondativi per l'Udc, accessori per il Pd di Pier Luigi Bersani, baluginanti e intermittenti per Mercedes Bresso o Nichi Vendola.
Casini, insomma, con le sue alleanze ad assetto variabile - un po' qui e un po' là - ricorda il prode Astolfo che salta sull'Ippogrifo per raggiungere la Luna e recuperare il senno di Orlando." ... salì sul focoso destriero e partì in tutte le direzioni ...".


Casini e il "leopardo col morbillo"