Venerdì 10 Febbraio 2012
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Casini

C'è qualcosa che unisce Pd e Udc oltre all'anti-berlusconismo?

30 Dicembre 2009

La presidente del Piemonte Mercedes Bresso, un tipo tosto quanto basta, ha fatto finta di allinearsi ai richiami del partito romano e di un Pier Luigi Bersani stizzito non poco per l'attacco a testa bassa della "primadonna" piemontese all'Udc. Più che un attacco, per la verità, in un'intervista alla  Stampa la signora Bresso aveva svolto una vera requisitoria contro il partito di Casini dal quale tutto la divideva, tranne la comune avversione per il berlusconismo e il padre dell'aggettivo.

Che cosa divide il Pd nella versione di Bresso dal partito di Casini? Tutto ciò di cui si occupa la politica, e anche ciò di cui tace. Per non dire, poi, di quello che vorrebbe la dottrina della Chiesa. Eluana, l'aborto, la pillola abortiva (la RU486 è stata sperimentata per prima nel laicissimo e agnostico Piemonte), la procreazione assistita, il riconoscimento delle coppie di fatto. Che cosa unisce il Pd all'Udc? Semplice: il bisogno di quei voti per spuntarla nella battaglia di primavera contro il leghista Roberto Cota e ottenere la riconferma del centrosinistra in Piemonte.

Rigiriamo la domanda. Che cosa unisce l'Udc al Pd? Semplice: il gruzzolo di voti raccolti in nome dell'allineamento ai valori morali del cattolicesimo è un'ottima moneta di scambio per trattare su assessorati e posti di potere in caso di vittoria del centrosinistra. Gli stessi voti, convogliati sul candidato leghista, avrebbero un potere negoziale assai ridotto perché più ridotte sono le distanze programmatiche fra Udc e centrodestra, immigrazione a parte.

Il Piemonte è un caso da manuale delle stravaganze create da quella specie di "bipolarismo localistico", risultato posticcio di una riforma bipolarista vera come quella voluta nel 1993 con l'elezione diretta dei sindaci e, l'anno dopo, con l'elezione diretta dei presidenti delle Regioni. L'Udc è l'incarnazione di queste contraddizioni: contrario al bipolarismo, Pier Ferdinando Casini cerca di scardinarlo, sul piano nazionale, con un'opposizione distinta ma non troppo distante da quella del Pd e, sul piano locale, costruendo alleanze a macchia di leopardo. Insomma la convenienza fa premio sulla coerenza.  E' paradossale la battaglia degli ex diccì contro il meccanismo elettorale che da sedici anni ha prodotto stabilità di governi nelle Regioni e nei Comuni. E nel governo centrale, se è vero che dopo una legislatura difilato, Berlusconi si prepara a chiuderne una seconda piena.

Dal Piemonte di Mercedes Bresso alla Puglia di Nichi Vendola la distanza geografica è quasi annullata dalla somiglianza delle difficoltà politiche. Per l'Udc il compito non è meno improbo nel Salento e nelle Murgie. Il suo potenziale alleato sarebbe un Pd scosso tra la conversione dalemiana in salsa Emiliano, e la continuità bancarottiera e politicamente già condannata di Nichi Vendola. La scelta di allearsi con l'Udc scoprirebbe Emiliano sul fianco sinistro, la continuità di Vendola allontana l'alleanza con Casini e Di Pietro.

Gli estremi di oscillazione di Casini sono clamorosi: dalla contestazione tout court del sistema bipolare sul piano nazionale, al bipolarismo fai-da-te sul piano regionale. In mezzo, la difficoltà di mostrare una coerenza nella difesa di principi etici e di valori cristiani rispetto a un centrosinistra ancorato, in Piemonte come in Puglia, a una visione aridamente laicista, cioè poco laicamente tollerante. I valori cristiani sono fondativi per l'Udc, accessori per il Pd di Pier Luigi Bersani, baluginanti e intermittenti per Mercedes Bresso o Nichi Vendola.

Casini, insomma, con le sue alleanze ad assetto variabile - un po' qui e un po' là -  ricorda il prode Astolfo che salta sull'Ippogrifo per raggiungere la Luna e recuperare il senno di Orlando." ... salì sul focoso destriero e partì in tutte le direzioni ...".
 

Commenti
enzo sara
30/12/09 16:06
Casini e il "leopardo col morbillo"
Siccome non tutti seguono le vicende politiche con attenzione quotidiana e con memoria ferrea, forse è il caso di ricordare in maniera precisa e dettagliata ciò che si dicevano la Bresso e l'Udc poco più di un mese fa. Intervista della Bresso al Corriere della Sera (che faceva seguito ad un'altra, rilasciata al magazine Sette, in cui la stessa governatrice definiva "un problema serio Cuffaro e l'Udc in Sicilia"): "Perchè l'Udc ce l'ha con me? Forse perchè io sono una laica in sintonia con gruppi cattolici come Libera di don Ciotti, che sostengono sia necessario guardare all'etica ma anche fare attenzione alle infiltrazioni mafiose". E scusate se è poco. Eavamo intorno alla metà di novembre e la replica di Casini non si fece attendere: "Il presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso, rivolge all'Udc allusioni vergognose e offensive. Ogni commento da parte nostra è superfluo. E' ovvio che si archivia con effetto immediato ogni possibilità di alleanza con una coalizione guidata da Bresso". In un Paese normale - o, più semplicemente, serio - qualsiasi tipo di discorso si sarebbe chiuso qui. E invece l'orgoglioso "non possumus", il categorico MAI del bel Pierferdinando non è durato nemmeno un mese e mezzo. Ora Bresso e Casini andranno d'accordo fino alle regionali come i fidanzatini di Peynet, proponendosi come affidabile e coerente (sic) alleanza di governo. E pazienza se la politica, questa politica, diventa sempre meno credibile. L'Udc, adesso, deve salvare il Piemonte dal pericolo Pdl-Lega. E come potrebbe stare da quella parte uno come Casini che ha avuto quegli alleati (i partiti confluiti nell'attuale Pdl più la Lega), al governo o all'opposizione, per "soli" 14 anni? Come farebbe a sostenere Cota uno come Casini, che nel settembre 1999 dichiarava alla stampa: "Ritengo giusto, quando serve, sparare agli scafisti" e lanciava un monito alla Chiesa, rivendicando il diritto dei politici cattolici di prendere decisioni diverse dal Magistero. Sprecare parole appare francamente inutile: la casiniana "macchia di leopardo" altro non è che una edizione riveduta e corretta della politica dei due forni o, meglio ancora, del sempiterno motto italico: "Franza o Spagna, purchè se magna" . Il tasso di sfrontatezza dell'Udc e dei suoi leader, comunque, potrà essere verificato prossimamente in Campania, la regione in cui (purtroppo) vive e lavora il sottoscritto. Già, perchè solo pochi mesi fa in Campania l'Udc diede vita con il Pdl ad una coalizione che consentì la conquista delle Province di Napoli, Salerno e Avellino. A tutt'oggi, a meno di quattro mesi dalle regionali, l'Udc va ancora cianciando di corsa solitaria o di arghe intese per la Campania, senza rinunciare ad abboccamenti con il Pd. Sì, perchè qui da noi Udc significa Unione di De Mita Ciriaco, il cui feeling con Bassolino è antico e radicato. Vedremo se, alla fine, l'Udc si uniformerà alle scelte compiute pochi mesi fa per le provinciali o se invece s'inventerà un altro colpo di politica creativa. In questo secondo caso, è presumibile ed auspicabile che il centrodestra trovi fermezza e dignità per porre immediatamente fine all'esperienza delle giunte provinciali recentemente formate. Passi per le macchie di leopardo, ma un leopardo con il morbillo (macchia regionale: Pd-Udc o soluzioni analoghe; macchioline provinciali: Udc-Pdl) farebbe francamente ridere. E non sarebbe compresa e perdonata dall'elettorato, che è molto più avanti di certa classe politica. La gente ha ormai metabolizzato il bipolarismo ed è pronta a difenderlo, senza tollerare giravolte e opportunismi, salti all'indietro o nel buio.
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