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Il puzzle delle regionali

Casini ordina al Pd di tagliare i ponti con Vendola per l'intesa in Puglia

5 Gennaio 2010

L'apertura di Casini suona come l'ennesima spina nel fianco del Pd imbrigliato nel nodo Puglia. Perché la disponibilità a sostenere il candidato moderato Francesco Boccia (lettiano, ma l'idea è di D'Alema) al quale il partito ha affidato il mandato esplorativo per coalizzare lo schieramento di centrosinistra ha un prezzo (politico): il diktat dei centristi dice che i democrat devono sganciarsi da Vendola e dalla sinistra radicale per costruire una sinistra riformista e blairiana.

Bel progetto sulla carta, ma di complessa realizzazione visto che parte del partito di Bersani in Puglia è saldamente ancorato al governatore uscente che anche ieri ha confermato la sua corsa alla presidenza della Regione. Boccia considera la decisione uscita dall'ufficio politico dell'Udc e uffiacializzata nella conferenza stampa di Casini, Cesa, Buttiglione e Sanza (coordinatore regionale) a Montecitorio, un "passo avanti molto importante" ma l'impresa non sarà una passeggiata. Anche perché il tempo a disposizione sta per scadere e il timing fissato dal leader Udc non prevede ulteriori proroghe.

"Appoggeremo Boccia" ripete Casini davanti ai cronisti ma la condizione è che "senza indugi nè tatticismi o altri diversivi'', comprese le primarie, entro lunedì presenti la coalizione che lo sostiene. Tutto questo "indipendentemente da Vendola''. Stessa posizione dall'Idv di Di Pietro che guarda con interesse alla candidatura Boccia purché i democratici dicano chiaramente "qual è il candidato definitivo"'. Si è concluso solo a tarda sera il vertice dei centristi nel quartier generale del partito, in via Due Macelli con i parlamentari e gli esponenti pugliesi.

Lunghe ore di discussione che dimosrtrano come le voci non siano all'unisono nel partito di Casini sulla strategia delle alleanze in Puglia. Boccia è considerato "un nome buono" anche se c'è chi, specie tra i maggiorenti pugliesi, non manca di ricordare come solo due giorni fa la stessa ipotesi era stata definita da Casini in persona "buona, ma debole", rimarcando così più di una perplessità. Dubbi legati soprattutto alla reale forza del candidato indicato dal Pd sul territorio. C'è poi il ragionamento che non prescinde affatto dalle mosse di Vendola intenzionato a restare in corsa (tanto che ieri ha rilanciato la via delle primarie), ma anche da come la base del Pd possa accogliere un ipotetico smarcamento dalla sinistra radicale con la quale finora ha governato.

Casini tira dritto, rassicura i suoi e sollecita il Pd a fare "la sua scelta" perché la "pantomima non può continuare oltre, se no da lunedo si apre una partita diversa''. Poi ribadisce l'intenzione dell'Udc di sostenere il Pd, anche a costo di perdere, però facendo chiarezza una volta per tutte. In che modo? Per il leader centrista c'è un'unica via: tagliare i ponti con la sinistra vendoliana e con le "pretese" del governatore uscente. Il che significa che adesso il Pd non ha più alibi: o è in grado di far fare un passo indietro a Vendola (ipotesi ad oggi impraticabile) oppure se dovesse restare in lizza deve sostenere compatto Boccia.

Dal Pdl la mossa di Casini incassa commenti non teneri. Il lcoordinatore Sandro Bondi boccia la politica delle alleanze "a macchia di leopardo in attesa di determinare nel futuro le sorti del Paese. Il problema è che c'è ancora chi crede che questa sia una politica, e perfino la vera politica". Il ministro pugliese Raffaele Fitto convinto sostenitore dell'alleanza Pdl-Udc in Puglia lascia ''la porta aperta'' a Casini ma definisce ''velleitaria'' la linea dei centristi che vogliono "trasformare in un baleno il Pd in un partito di sinistra moderna, addirittura blairiana, liberandolo dalla zavorra della sinistra estrema. Con tutto il rispetto per questa vocazione da crocerossina dell'amico Casini noi crediamo che in Puglia questo sia impossibile e inutile". Impossibile, spiega il ministro,  perché i democrat pugliesi sono legati "a doppio filo alla sinistra estrema di Vendola con cui ha condiviso cinque anni di fallimenti di governo; inutile perché il partito riformista che Casini vorrebbe creare a sinistra esiste già nel centrodestra, si chiama Pdl ed è la casa naturale mai lasciata dalla gran parte degli elettori dell'Udc''.

Più netto il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano, anche lui pugliese, per il quale dopo la mossa di Casini non c'è altro tempo da perdere. Per questo ha scritto una lettera ai coordinatori nazionali e regionale del Pdl chiedendo "la convocazione ad horas del coordinamento regionale e dell'ufficio di presidenza del partito per individuare il candidato del centrodestra per la Puglia". Per Mantovano è "indispensabile che la scelta debba partire dalla verifica della disponibilità di chi in Puglia ha incarichi istituzionali. La campagna elettorale per una Puglia realmente migliore, che affronti e risolva i nodi critici di cinque anni di mal governo delle sinistre, va avviata senza ritardo, contando sul contributo di chiunque sia pronto a darlo, senza continuare ad attendere ripensamenti ipotizzati per l'inizio della prossima settimana - mi riferisco all'Udc -, che avrebbero il solo effetto di far perdere tempo prezioso". Il timing è scattato anche per Casini.

 

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