"Credo che rimarrò in Brasile. Francamente credo che Berlusconi non ha interesse in questa storia". Con queste parole Cesare Battisti, il terrorista rosso che si trova nel carcere di Brasilia dove è in attesa della decisione del presidente Lula sulla sua eventuale estradizione, ha risposto ad una domanda sull'eventuale posizione dell'Italia e del premier italiano nel caso di una sua mancata estradizione.
Appena una ventina di giorni fa, però, le sue parole erano molto diverse: "Per il governo italiano la ragione dell'estradizione non è vedermi in carcere, ma il fatto che ormai sono diventato un trofeo. E' solo per questo il premier Silvio Berlusconi mi vuole in Italia", aveva dichiarato il terrorista dei Pac in un'intervista il 5 novembre scorso, pochi giorni prima dell'udienza dell'Alta Corte del Brasile che si è poi pronunciata favorevole alla sua estradizione. "In Italia - aveva accusato Battisti davanti ai media brasiliani - rischierei la vita".
"Il governo rimarrà tranquillo, ma non alcuni ministri fascisti", ha invece dichiarato oggi il terrorista rosso che, da qualche ora, ha posto fine ad uno sciopero della fame durato appena dieci giorni. "Avrò pazienza e attenderò la decisione finale del presidente Lula", ha proseguito Battisti. "Quando ho sentito in due occasioni in tv il presidente brasiliano chiedermi di sospendere lo sciopero, ho capito - ha precisato - che era un messaggio positivo". "Ora sono tornato a scrivere e voglio finire il mio terzo libro. Ho di nuovo volontà di vivere", ha concluso Battisti che negli ultimi giorni si è detto certo che il presidente Lula negherà la sua estradizione in Italia.

