Venerdì 10 Febbraio 2012
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Prepariamoci alla guerra

Chavez minaccia la Colombia per lanciare un messaggio agli Usa

11 Novembre 2009

Che tra Colombia e Venezuela non corra buon sangue non è cosa nuova. Ma se nella contesa tra i due litiganti spuntano gli Stati Uniti, allora il clima, da freddo, si fa gelido e cominciano persino ad affiorare scenari di guerra. Come quella ventilata dal presidente venezuelano Hugo Chavez che domenica scorsa, parlando alla nazione attraverso il settimanale programma radiotelevisivo ‘Alò Presidente’, si è rivolto a esercito milizie locali e civili esortando tutti a “essere pronti a difendere la patria”. 

“Non perdiamo tempo: prepariamoci alla guerra e aiutiamo la gente a prepararsi alla guerra” ha detto, perché questo atteggiamento costituisce “il modo migliore per evitarla”. Il bellicoso proclama di Chavez aveva come obiettivo la vicina Colombia, ma il destinatario finale del messaggio erano gli Stati Uniti. I due paesi il 30 ottobre avevano  firmato un accordo di cooperazione militare che consente a soldati e ‘contractors’ di avere accesso a sette basi delle forze armate del Paese Sudamericano e di utilizzare scali civili per coordinare operazioni antidroga e antiterrorismo. E la mossa non è piaciuta al presidente venezuelano, che non l’ha mandata a dire.

Da Bogotà la replica non si è fatta attendere e il governo colombiano ha annunciato che porterà le minacce di guerra di Chavez al vaglio del Consiglio di Sicurezza dell’Onu e all’Organizzazione degli Stati Americani. Cesar Velasquez, portavoce del governo guidato dal presidente Alvaro Uribe, attraverso una nota ha fatto sapere  che “La Colombia non farà un solo gesto di guerra nei confronti della comunità internazionale, e men che mai di paesi fratelli. L’unico interesse che ci muove è quello di battere il narcoterrorismo che per tanti anni ha colpito i colombiani”.

La Colombia è il principale alleato degli Stati Uniti nel Sudamerica - Bogotà a partire dal 2000 ha ricevuto da Washington circa sei miliardi di dollari, la maggior parte dei quali in aiuti militari – e per gli americani l’accordo del 30 ottobre risulta strategicamente rilevante, dal momento  che gli Usa cercavano un nuovo centro regionale per le loro operazioni militari, dopo che l’Ecuador si è rifiutato di rinnovare la concessione d’utilizzo della sua base di Manta, scaduta questa estate.

Come mai Caracas fa la voce grossa di fronte a una legittima intesa tra stati che ha lo scopo di rafforzare la guerra narcotraffico? Perché Chavez evidentemente è convinto che l’accordo siglato dal ministro degli esteri colombiano Jaime Bermudez e dall’ambasciatore degli Stati Uniti a Bogotà William Brownfield non significhi solamente che dagli attuali 230 militari Usa e 400 contrattisti che già operano sul territorio colombiano si passerà a un numero superiore,  che comunque non oltrepasserà gli  800 tra i primi e i 600 tra i secondi.

Chavez da tempo punta il dito contro Colombia e Stati Uniti e afferma che la collaborazione militare tra Bogotà e Washington è volta a indebolire il governo colombiano. Il fatto che  l’incontro del 30 sia avvenuto a porte chiuse e che il testo dell’accordo non sia stato reso interamente pubblico non ha fatto che alimentare sospetti già desti. L’arrivo di nuovi soldati e contrattisti e la possibilità di accedere a basi militari, significa implicitamente che crescerà anche la presenza dell’intelligence americana sul territorio colombiano, con conseguente maggior numero di informazioni a cui potrà accedere. E sapere che gli Usa stanno puntellando  le loro posizioni appena oltre i confini occidentali del suo paese, a Chavez non deve piacere affatto, tanto da fargli dire nel discorso di domenica: “Bisogna parlare con chi comanda e per questo dico a Obama: non ti sbagliare ordinando una aggressione aperta contro il Venezuela utilizzando la Colombia”.

Commenti
vanni
11/11/09 14:03
Manca il parere di Gianni Minà
Ma Gianni Minà – che ultimamente ha perduto qualche puntata cubana, forse ritenuta minima – non ci può almeno sostenere nella vigilanza e illuminarci su questa nuova “lotta” di Chavez?
Renzo
12/11/09 10:05
Chi minaccia a chi?
L’amico Uribe, il nemico Chávez! L’oggetto di questa amicizia/inimicizia sono, naturalmente, gli Stati Uniti. Ma perché Colombia e Stati Uniti sono “amici”? Semplicemente perché i politici Colombiani si lasciano amabilmente corrompere dagli amici Usa, dividendosi cristianamente i profitti e quant’altro riescono ad arraffare dai miliardi di dollari investiti dal Dipartimento di Stato e dalle grandi multinazionali. Ma cosa devono fare per essere riconoscenti di tali elargizioni? Niente di eclatante: devono chiudere occhi e orecchi, devono permettere agli USA di far circolare le loro truppe in tutto il paese, così come ai loro aerei di sorvolare il territorio Colombiano e se scantonano, lo fanno SEMPRE in buona fede e per errore. Inoltre, le multinazionali sono lasciate tranquille, mentre saccheggiano la Colombia. Ma perché Venezuela e Stati Uniti sono “nemici”? Perché, contrariamente ai politici fino al 1988, Chávez non è corruttibile, anche se è circondato da parecchi individui che si sono lasciati corrompere e da che si lascerebbero corrompere con molto piacere. Chávez rifiutò di dare agli USA il permesso di sorvolare il territorio Venezuelano e si negò a far installare basi militari (1999), ridimensionò le multinazionali costringendoli a lasciare in Venezuela gran parte dei loro guadagni e oggi non possono più saccheggiare le risorse Venezuelane. Ma la parolina magica è il petrolio! Su quello Colombiano gli USA non hanno problemi. Il costo dei corrotti è infinitesimale rispetto al volume di affari. Su quello Venezuelano invece, sono stati costretti a rinunciare. Inoltre Chávez è arrivato, da terzo incomodo, scompigliando le mire USA, proprio un attimo prima che le grandi compagnie petrolifere, USA, Spagnole e Canadesi, si dividessero la torta … nera! Sono passati dieci anni e il rospo è rimasto nel gargarozzo. William Brownfield sostituì, come ambasciatore in Venezuela, a Charles S.Shapiro che ebbe una partecipazione attiva nella preparazione del golpe del 2002. Il sig. Brownfield continuò l’opera del suo predecessore, ma in una maniera più sottile. Nel 2006 egli organizzò una rete di conferenze, nei quartieri poveri, elargendo regali (computer, materiale scolastico e sportivo), facendosi vedere come un papà buono che cerca di portare aiuti a fratelli bisognosi. In effetti questa opera di propaganda doveva servire a minare dall’interno la Rivoluzione Bolivariana, togliendo consensi a Cávez proprio in quella fascia di popolazione dove fino ad allora era imbattibile. In parte l’unica sconfitta elettorale di Chávez la si deve a questo programma. La Colombia è programmata per creare un incidente di frontiera, “obbligando”! le truppe YSA a intervenire per riportare la pace. Se Obama non apre gli occhi, questo è quello che accadrà.
Alberto
16/11/09 18:42
Chavez – Ma che minaccia americana…
Ma di cosa state parlando. La minaccia americana è soltanto un’altra assurdità tra le tante sparate di recente dal pazzo, megalomane, codardo e paranoico Chavez. La verità è un'altra. La popolarità di Chavez è ai più bassi livelli da quando si trova al governo. La gente non ha ne acqua ne elettricità a casa. Tutto questo in un paese con infinità di risorse, soprattutto energetiche… E non solo, i dati dicono che il 66% dei venezuelani è completamente insoddisfatto di come il generale ha gestito il problema elettrico. Il 70% critica le politiche per la creazione di posti di lavoro e l’87% ritiene che il governo faccia ben poco per quanto riguarda la sicurezza. Domanda: Come mai dopo qualche giorno di aver minacciato la Colombia il generale fa un passo indietro? Perché nemmeno la solita propaganda anti-imperialista e riuscita questa volta: 8 venezuelani su 10 rifiutano la possibilità di un conflitto armato con Colombia e il 60% è in disaccordo con la rottura delle relazioni con i vicini. Dall’altra parte di che minaccia americana state parlando… Obama ha 2 fronti militari molto complessi da risolvere (Irak e Afganistan), cosa gliene frega del Venezuela… Il vero motivo per il quale Chavez è furibondo per l’accordo tra Usa e Colombia è che adesso sarà sempre più difficile aiutare e nascondere i suoi legami con i suoi amici narcoterroristi FARC
Renzo
17/11/09 15:23
Schizzi di verità.
Sarebbe interessante sapere dall’amico Alberto la fonte di tutte le sue statistiche. Io che sono in contatto costante con il Venezuela, con amici dall’una e dall’altra parte, ho dati molto diversi, ma non mi azzardo a citarli, perché ognuno porta acqua al suo mulino. Ci sono però dei dati certi, storici. Gli USA sono intervenuti militarmente in tutti gli Stati del Sudamerica, oppure hanno imposto una dittatura amica. Sequestrano Presidenti e li obbligano all’espatrio (Honduras, Haiti,..) oppure li bollano come nacotrafficanti, terroristi o comunisti (Panama, Cile, Argentina, Nicaragua,…): la lista è lunghissima. La grande quantità di militari USA alle frontiere, non sarà dovuta ai grandi giacimenti di COLTAN in territorio Venezuelano? La militarizzazione delle frontiere è stata necessaria per interrompere il contrabbando di questo minerale verso la Colombia (multinazionali USA e Canadesi). Spesso sono gli stereotipi a tapparci gli occhi, con schizzi di false verità. Petrolio, minerali pregiati come uranio e coltan destano gli appetiti di tutti. Ricordiamoci che il Congo continua ad essere distrutto da chi lo spoglia sistematicamente di tutto, coltan e diamanti compresi!
Alberto
18/11/09 18:42
volentieri...
Per trovare le statistiche basta farsi un giro su internet e trovare fior di articoli che ne parlano. Di preciso i numeri che riporto sono riassunti su www.elpais.com ma la fonte ufficiale è Datanalisis (istituto indipendete di ricerca del venezuela). Specificamente su un articolo sui problemi che ci sono in venezuela per via della crisi nei servizi di acqua e luce. Poi si trovano anche diversi articoli di giornali venezuelani che confermano i numeri. (Tutti in spagnolo ovviamente) Comunque... è vero, gli USA hanno sempre fatto quello che hanno voluto, e sonno intervenuti in tanti stati non solo in Sud-America, ma in tutto il globo. Se la cavano benissimo da soli... Il punto è proprio questo.
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