Venerdì 10 Febbraio 2012
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Quarantaquattresimo

Cheney è un duro e adulto statista, Obama un giovane e banale moralista

22 Maggio 2009
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«Due diversi approcci per i detenuti di Guantanamo, senza punti d’incontro». Il titolo dell’editoriale di oggi del Wall Street Journal sintetizza bene il significato dello scontro a distanza tra Barack Obama e Dick Cheney, che ieri ha monopolizzato l’attenzione dell’opinione pubblica americana. Mai come in questo caso, infatti, le due opposte visioni sul ruolo degli Stati Uniti post 9/11 sono emerse così nitidamente.

Da una parte, quella di un presidente appena eletto con ampio margine, estremamente popolare (almeno per il momento), che può contare su una netta maggioranza in entrambi i rami del Congresso. Dall’altra, quella di un vicepresidente uscente, numero due di un’amministrazione che ha concluso il suo secondo mandato con indici di consenso molto bassi, esponente di un partito reduce da due pesanti sconfitte elettorali (2006 e 2008) e in profonda crisi d’identità.

Con queste premesse, sarebbe stato lecito attendersi una vittoria schiacchiante di Obama. E naturalmente è proprio questa l’interpretazione prevalente nei mainstream media di tutto il mondo. Provate invece a fare uno sforzo, leggendo il testo integrale dei due discorsi (quello di Obama e quello di Cheney) e molto probabilmente scoprirete una realtà molto diversa da quella che vi hanno descritto. Leggere i due discorsi – invece di vederli in televisione o sentirli per radio – aiuta a concentrarsi sul significato delle parole e dei concetti, dimenticandosi per un attimo delle brillanti capacità oratorie di Obama e del tono monocorde e secco che è da sempre il trademark di Cheney.

Come scrive Bill Kristol sul Weekly Standard (che infatti i due discorsi li ha letti, non ascoltati), «quello di Obama è il discorso di un giovane senatore che una volta era professore part-time di legge, banalotto e moralisteggiante, vago e astrattamente preudo-intellettuale», mentre quello di Cheney è «il discorso di un adulto, di un uomo di governo, di uno statista – sobrio, realistico e concreto – che difende la sua nazione e i suoi pubblici ufficiali, con un’acuta consapevolezza delle scelte che si è costretti a fare e la volontà di prendersi le responsabilità di queste scelte».

Ora, non c’è dubbio Kristol sia “di parte”, visto che il fondatore del Weekly Standard è uno degli ultimi esponenti di una razza ormai in via d’estinzione, quella di chi non pensa che l’amministrazione Bush sia stata la causa di tutti i problemi che affliggono il pianeta, dal climate change all’influenza suina. È altrettanto vero, però, che nelle sue parole c’è un fondo – piuttosto solido – di verità.

Delivery a parte, il discorso di Obama è sembrato piuttosto fumoso, quasi privo di consistenza interna, tutto teso alla ricerca di una improbabile linea di galleggiamento tra realismo politico obbligatorio e utopie progressive necessarie a sedare la rivolta in corso della sua base elettorale. In questo senso, Cheney partiva con un enorme vantaggio. Senza l’ansia di dover blandire l’elettorato, il vicepresidente si è potuto concedere il lusso di dire la sua verità. Intrappolato nella “campagna elettorale permanente” che ha finora contraddistinto tutta la sua carriera, invece, il presidente sembra avere grandi difficoltà a compiere il salto da uomo politico a presidente.

Come ha scritto ieri Mitt Romney (non certo un repubblicano “estremista”) su The Corner, «il vicepresidene Cheney è stato il bersaglio preferito di ogni mezzo d’informazione, dalla stampa alla satira. Eppure oggi ha parlato senza pensare alla politica, ma provando a rispettare costantemente la verità. Al contrario, Obama continua a essere aggrappato alla sua campagna elettorale. Ha detto che l’ultima cosa che fa prima di andare a letto la notte è pensare alla sicurezza dell’America. C’è una grande differenza con Cheney. Lui, quando c’era di mezzo la sicurezza dell’America, a dormire non ci andava proprio».
 

Commenti
Anonimo
22/05/09 15:37
siete ridicoli.....
siete ridicoli.....
Casimiro Mastino
22/05/09 16:14
Silverbud getta un po'
Silverbud getta un po' goffamente fango su Obama ma non dimostra sostanzialmente il suo assunto. Che Obama sia inesperto è indubbio e che possa commettere errori per eccesso o per difetto è ancora più indubbio, ma se si vuol dire che sta facendo qualcosa di sbagliato bisogna dire cose concrete. Limitarsi a parlare di tono del suo discorso o di altri aspetti retorici fa pensare che non si sappia a che attaccarsi. Che Cheney non dormisse neppure perché stava a pensare alla sicurezza dell'America, mentre Obama a dormire ci va, mi sembra un artificio retorico e non dei migliori. Uno potrebbe rispondere che Obama a dormire ci riesce mentre Cheney non ce la fa per gli incubi della sua cattiva coscienza, ma sarebbe bassa retorica. Se Silverbud vuole criticare Obama può sicuramente trovare molto materiale, ma il ragazzo deve sforzarsi di più.
Pierpiero
23/05/09 11:32
La realtà intanto è che il
La realtà intanto è che il presidentino nero ha perso... (che sia la prima di tante..?)
Tommaso Alfano Bradaglia
23/05/09 13:14
Continuate così...
È altrettanto vero, però, che nelle vostre parole c’è un fondo – piuttosto solido – di verità: siete banalotti e moralisticheggianti, pseudo-intellettuali, quasi sempre in malafede... beh lunga sarebbe la lista d'altronde basta leggervi! Ma è giusto che ci siano pareri così stucchevolmente di parte, finto giornalistici, finto equilibrati. Continuate pure a fare male il vostro lavoro date risalto a chi questo mestiere lo fa sul serio. Grazie
Anonimo
23/05/09 13:32
Mi tengo ben stretto
Mi tengo ben stretto l'inesperto e banale moralista piuttosto che il sadico perverso guerrafondaio torturatore-ammazza bambini-stupradonne che è Cheney!
Anonimo
23/05/09 20:30
....
che giornale di m...a :( :S
indaco
24/05/09 02:39
Ma siete pazzi?
A me Obama non piace, proprio per niente. Pero' Cheney, Bush jr e gli altri pazzi uscenti sono responsabili del piu' grande disastro per l'America e l'occidente degli ultimi 50 anni. Il libro dell'arte della guerra insegna che si attacca solo quando si sa perfettamente che si vince e come uscirne, questi invece avevano le voci nella testa e pensavano che magicamente tutto il medioriente si sarebbe americanizzato con un effetto domino. Invece lo stesso sforzo speso in singole operazioni chirurgiche con durata e impegno prefissato, facendo pensare che ne uscivano perche' erano buoni, avrebbero avuto ben altri risultati. Il giovane Bush avrebbe dovuto imparare dal padre, che era di ben altra stoffa e aveva un infinita' di neuroni funzionanti in piu'. Hanno detto che attaccavano l'Iraq anche prima dell 11/9 (basta verificare le news), facendo pensare che sciacallavano e approfittavano dei morti per fare quello che volevano. Con le stonxate del secolo americano e altre amenita' simili hanno messo fine alla supremazia e all'immagine di invincibilita' che aveva l'america e che sarebbe continuata nonostante l'11/9, perche' qualunque vigliacco e' capace di uccidere innocenti a tradimento... e se dai ai terroristi esattamente quello che vogliono invece di tenere i nervi saldi, non li combatti proprio per niente. Li aiuti. Crei milioni di nuovi terroristi. E poi hanno lasciato credere nel mondo (e anche in america) che il vero motivo della guerra era zanzare il petrolio, senza nessun sforzo per smentire salvo patetiche balle smascherate come quelle sulle armi di distruzione di massa. Pura pirateria. Non mi piace Obama, ma Cheney, Bush e i loro compari sono stati il piu' grande flagello per l'America, hanno distrutto decenni di buona politica, di costruzione dell'immagine di invincibilita' e di gigante buono. Anche il pupazzo gonfiabile dell'aereo piu' pazzo del mondo avrebbe fatto meglio, anche Obama.
Anonimo
24/05/09 11:14
ick Cheney è alla stregua
ick Cheney è alla stregua di un criminale, niente di più, niente di meno. E non basta certo un discorso a riabilitare anni di politica vergognosa.
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