Venerdì 10 Febbraio 2012
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Chi è "unfit" Berlusconi o l'Economist?

18 Aprile 2008

La prospettiva della stampa internazionale sul turnaround elettorale italiano è stata unifocale. Molti quotidiani americani ed europei si sono apertamente schierati a favore della vittoria del Partito Democratico. Niente di nuovo sotto al sole. L’endorsement dell’Economist, con un editoriale del suo direttore, ormai diventato un classico, è andato a Veltroni, l’uomo nuovo, che avrebbe portato in Italia il vento delle riforme che il nostro paese non può più rimandare. Così fu anche alla vigilia delle elezioni passate: “Basta!”, titolava il giornale britannico, “è arrivata l’ora per l’Italia di cassare Berlusconi”. Se non altro sono rimasti coerenti con il giudizio dell’allora direttore Emmot, e pochi giorni fa parlavano di Berlusconi apostrofandolo: “Un gattopardo, macchie immutate”.

Gli italiani non hanno ascoltato gli autorevoli economisti isolani, e hanno consacrato in misura netta la vittoria del Popolo della Libertà. Alla conta dei voti, la coalizione di centro destra, godrà di una maggioranza tutt’altro che esile in entrambi i rami parlamentari. In mattinata è apparso sul sito web dell’Economist un editoriale di prima analisi del risultato elettorale italiano.  Il magazine londinese commenta con distacco, freddezza e superficialità l’espressione di voto dei cittadini italiani, e la voglia preconcetta di voler piegare la realtà alla propria volontà, prende il sopravvento fin dal titolo: Italy swings to the right, “l’Italia svolta a destra”.

L’editorialista spiega ai lettori che il Popolo della Libertà infatti è una coalizione, risultato della fusione di Forza Italia con Alleanza Nazionale, un partito di matrice neo-fascista: i movimenti pre-elettorali e il voto stesso  raccontano un'altra storia. L’afflusso di Alleanza Nazionale all’interno del Popolo della Libertà non è avvenuto gratuitamente. Il partito guidato da Gianfranco Fini ha pagato questo movimento con lo scisma della destra “storica” che da queste elezioni esce fortemente ridimensionata sia sul piano della rappresentanza (non porta nessun deputato nel parlamento), sia sul piano ideologico. Il perimetro a destra della coalizione è stato ridisegnato tramite un percorso storico che risale ai tempi di Fiuggi, e non è cosa di questi giorni. Il giornalista inglese dimentica inoltre che il Pd nasce dalla simmetrica fusione di due forze politiche: la margherita, partito di centro ad ispirazione cattolica, e i Ds, la derivazione moderna del vecchio Pds che fu Pci.

L’articolo prosegue condannando la scissione al centro del Popolo della Libertà: l’aver scansato l’Udc al centro contribuirebbe ulteriormente a spostare il baricentro politico dell’alleanza verso destra. La realtà della prassi competitiva e della sua traduzione in programmi elettorali non dà ragione nemmeno a questa seconda ipotesi. Il centro della campagna elettorale di Pierferdinando Casini, leader del partito di centro, è stata la critica serrata ai programmi elettorali dei due grandi partiti, colpevoli di essere troppo uguali per suscitare una sana competizione. Dietro questa condanna si celava la paura, fondata, di essere schiacciato dalla forza centripeta dei due grandi partiti. La paura di Casini in un certo senso contribuisce a smentire la tesi dell’Economist.

Il pezzo dedica poi una breve analisi anche al risultato della Lega che raddoppia i suoi voti affermandosi come forza determinante negli equilibri della coalizione, soprattutto per la massiccia presenza nel nord del paese.  Partito dalla matrice “fortemente anti-immigrazionista”, ha canalizzato su di sé tutti i voti dei “disillusi di Silvio Berlusconi” e sbilancerà verso posizioni conservatrici la futura maggioranza.  La matematica è stavolta dalla parte del futuro premier italiano perché secondo le prime analisi i voti della lega che provengono dagli ex elettori di Forza Italia non sono che l’1% del totale totalizzato dalla Lega. Fa riflettere invece il massiccio movimento di voti verso la Lega di elettori che nelle scorse elezioni votarono uno dei partiti che oggi formano la sinistra arcobaleno. La realtà piuttosto mostra che la coalizione di centro-sinistra è stata incapace di sintonizzarsi sulle frequenze del nord, in particolare di quel tessuto artigiano-imprenditoriale, lontano dai banchi di Confindustria, che rappresenta l’ossatura economica del paese.

Berlusconi  ha ora dalla sua parte due armi importanti: la matematica e la manifestazione della volontà di cambiamento che gli italiani hanno dimostrato consegnando il 73% dei loro voti ai due partiti maggiori, inaugurando la terza Repubblica. Speriamo siano sufficienti a far ricredere gli opinionisti britannici.    

Commenti
Callisto
18/04/08 10:53
Fit o unfit?
Sarà forse perché gli opinionisti inglesi non sono abituati a vedere inquisiti e condannati (per mafia!) nel loro Parlamento? O forse perché non sono abituati ad avere un candidato premier che possiede televisioni, quotidiani, case editrici, banche, società di assicurazioni, squadre di calcio...
MAX MUCCINI
18/04/08 12:47
ECONOMIST
MA PERCHE NON RISPONDETE BENE AL SERVIZIO DI ECONOMIST DEL 3 APRILE E POI A QUESTE ULTIME BAGGIANATE CHE SVOLTIAMO A DESTRA E SIAMO NEO FASCISTI? IN INGLESE OVVIAMENTE.BISOGNA RINTUZZARE GLI ATTACCHI.QUANDO AVRO' INTERNET FUNZIONANTE LO FARO' IO,MA ANCHE VOI LO DOVRESTE FARE SIETE GIORNALISTI.RESTARE IN SILENZIO VUOL DIRE AVALLARE QUELLO CHE DICONO.SLT MAX MUCCINI RICCIONE
Anna Maria
18/04/08 16:28
Callisto
Gli inglesi non sono neanche avvezzi ad avere o avere avuto un Parlamento con comunisti stalinisti, leninisti e maoisti, no global, transgender, nomadi Cinti rom (candidata PRC politiche 2008), pornostar che fanno propaganda elettorale con il loro sedere (Milly d'Abbraccio), ministri degli esteri a braccetto con terroristi, portavoce del governo che abbordano travestiti, esponenti di partito che fanno scalate bancarie e che difendono i privilegi delle coop rosse e che poi occultano lo sfruttamento dei propri lavoratori...devo continuare (potrei ancora per diverse pagine) o le basta? Le invio 16.000.000 di saluti, tanti quanti i voti presi da quel borghese possidente di Berlusconi.
Francesco
18/04/08 18:12
Tornare con la mente al 1994
Sono convinto che da parte di molta stampa straniera non ci sia sufficiente comprensione della realtà italiana e della recente storia del nostro Paese. Il "fenomeno Berlusconi" non si comprende se non si ritorna alla fine della I Repubblica, a Tangentopoli ed all'uso criminale fatto dello strumento giudiziario per eliminare i partiti che per 45 anni avevano fatto la storia italiana (tutti tranne uno...). Provate a tornare a quel 1994. Senza Silvio Berlusconi le elezioni sarebbero state una corsa con un solo serio candidato alla vittoria elettorale: Achille Occhetto ed il suo PDS! Il fatto che tutt'ora non esista un'alternativa a Berlusconi nel centro-destra penso che rappresenti il vero problema...ma ci penseremo poi...adesso godiamoci questa vittoria!
Luigi Fassone
18/04/08 19:53
I commenti del "Telegraph"
Leggo il "Telegraph" , che dicono essere oltre che il giornale dei conservatori inglesi, il più serio e il più diffuso oltreManica . Martedì 15 Aprile,quando tutto il mondo sapeva il risultato delle elezioni politiche italiane, mi aspettavo trovare la notizia pubblicata in prima pagina. Macchè,ho dovuto sfogliarne ben 15 , di pagine, per leggerla , limitata da una grande foto che ritrae Josè Luis Rodriguez Zapatero con 9 donne da lui nominate ministre ( 5 alla sua destra e 4 alla sua sinistra) . Ho trovato pure un incredibile commento di Malcom Moore " His apparent success is all the more surprising given that Italy did not prosper during his last term" (alla buona : l' "apparente" successo di Berlusconi è una sorpresa,dato che l'Italia non prosperò durante il suo ultimo mandato come Premier) Capito bene ? L'"apparente successo" . E questo sarebbe il giornale più serio della Gran Bretagna ? Meglio l'Unità , o forsanco "La Repubblica "....Unica cosa positiva , chiamare il Premier spagnolo col suo nome, e non come i media italici,che sono convinti che si chiami semplicemente "Zapatero"...
rosa roccaforte
19/04/08 15:44
economist
1) finchè l'Economist parla male di Silvio,e lui vince, va tutto bene: è una specie di endorsement al contrario 2) perchè non si occupano della svastica usata come simbolo per un recente meeting ad alto livello organizzato dal premier Brown e figurante sul sito di Downing Street ? 3) chissà cosa dirannno quando Silvio farà eleggere, insieme con gli altri governi europei naturalmente Tony Blair a commissario europeo...
Fiona Petito
20/04/08 08:06
CONSIDERAZIONE SUL RISULTATO ELETTORALE
Uno dei punti di forza del sistema politico USA sta nel fatto che il presidente può essere eletto per soli 2 mandati, e non di più. Questa apparentemente “piccola cosa” ha in effetti delle notevoli implicanze. Per farsi eleggere infatti, un aspirante presidente –, o lo stesso presidente nel caso di rielezione per il secondo mandato –, è “inevitabilmente” portato a far leva su “supporti” ed aiuti di vario tipo, non escluse promesse di valenza puramente demagogica. Una volta vinte le elezioni, il primo mandato sarà di conseguenza fatalmente condizionato dalla “necessità” di onorare in qualche modo le promesse fatte e/o i “favori ricevuti” --, magari a scapito di interessi più generali --, e non tanto per una questione di coerenza&decenza morale, quanto per l’esigenza di doversi far poi rieleggere per il secondo mandato. Una volta rieletto per il secondo mandato, egli sa che NON potrà comunque più essere rieletto, per cui non ha ormai più vincoli e condizionamenti per fare le cose che servono veramente al paese, per impopolari che siano e per quanto possano scontentare i vari “poteri", più o meno forti o condizionanti, che lo avessero aiutato ad essere eletto. In altre parole il presidente USA, nel primo mandato lavora per farsi rieleggere (= favori e populismo), nel secondo mandato per “passare alla storia” — per fare cioè quel tipo di cose che servono veramente al paese e che varranno a farlo ricordare come un grande presidente che ha attuato determinate grandi svolte ed innovazioni, quand’anche inizialmente dolorose. E’ sperabile che la dinamica descritta si possa implicitamente ritrovare nella situazione dell’ultima tornata elettorale che ha visto la rielezione di Berlusconi. Per quanto Berlusconi “sia immortale”, sta di fatto che difficilmente tra 5 anni si potrà ripresentare alle prossime elezioni per ovvi motivi di limiti di età. Questa legislatura sarà quindi per lui fatalmente l’ultima, per cui potrebbe funzionare come equivalente al secondo ed ultimo mandato di un presidente USA non ulteriormente rielegibile. Non a caso Berlusconi ha questa volta persino preannunciato “misure impopolari” anzicchè solo le consuete mirabolanti promesse che hanno in passato mandato all’aria i conti del paese. E’ allora immaginabile che il Nostro, una volta che si sarà sistemate le sue ultime “pendenze” personali che non gli è riuscito di fare nel suo precedente premierato (per esempio “salvare” dell’Utri come ha già fatto per Previti) si possa finalmente dedicare con serietà ed efficienza al “paese Italia” (ha una solida maggioranza per poter operare al meglio), più che dedicarsi ai suoi futuri elettori potenziali da comperare/gratificare con la “carota” di qualche momentaneo beneficio -- che sarà magari poi pagato in seguito, e con gli interessi, in tanti modi dagli stessi beneficiati/gratificati e/o loro successori. Auguriamoci che sia così, dato che se una nuova tornata di leggi “ad persona
20/04/08 09:55
È semplice
Tutti questi giornali (tutti i giornali) vedono un Paese attraverso l'immagine che questo da di sé con i suoi propri media. L'Italia, negli ultimi quindici anni, non ha fatto altro che presentare all'estero una sorta di Bagaglino antiberlusconiano, con precisione e costanza notevoli. Cosa ci si può aspettare?
Anonimo
21/04/08 08:36
anna maria
Forse dovresti, oltre a dire giustamente quello che hai detto, riguardarti la storia passata di certi alleati del ns. Berlusconi, parlo di quelli prettamente di matrice dx,vedresti sicuramente che anche loro non sono esenti da storie di terrorismo, violenza o xenofobia........O forse per loro il passato è passato da dimenticare, o meglio serve " per migliorare" e non sbagliare piu' e per gli altri, invece, vale sempre l'attacco al passato o la demagogia populista? L’Italia politica non è divisa tra destra e sinistra, quel che divide il Paese è un abisso sempre più incolmabile tra classe politica (più in generale classe dirigente) e cittadini comuni, elettori, italiani. Populismo e demagogia (che nel pensiero politico classico sono procedure della “tirannide”) possono solo mascherare questo dato di realtà e al tempo stesso certificarlo, insieme al grado ormai evidente di democrazia “appannata”, addomesticata e immobile che chiamiamo “declino”. Alla demagogia, intesa come “arte di arrangiarsi” da parte delle forze di governo (non importa quali), e al populismo, inteso come procedura di raccolta del consenso da parte delle forze di opposizione (non importa quali), non vi sono alternative là dove la classe politica ha realizzato, per effetto della sua immobilità, di un generalizzato conflitto di interessi e di una completa occupazione delle “pubbliche” (nel senso che appartengono e sono al servizio di tutti) istituzioni, un permanente, inestricabile stato di confusione tra servizio pubblico e interessi privati. Ed è questo, solo questo, che divide il Paese, ne minaccia l’identità, ne segna il declino democratico e civile.
Callisto
21/04/08 12:59
Anna Maria
No, gli inglesi non sono abituati nemmeno a quello (sui transgender non sarei proprio così sicuro). Tuttavia, a parte farLe notare che non c'è nulla di male nell'essere no global, transgender o nomade (soprattutto nulla di penalmente perseguibile), sono d'accordo con Lei sui mali (numerosi) di questa che si definisce Sinistra. Piuttosto direi che anche sta volta gli italiani (qualsiasi fazione abbiano votato) hanno scelto quello che hanno ritenuto "il male minore". Ora, visto che qui sembrate tutti molto fieri del "male minore" da voi votato, a Lei e ai 16.000.000 di italiani che hanno votato PDL dico: enjoy!
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