Uno dei più gravi problemi presenti oggi sul nostro pianeta è la persecuzione religiosa. I media sono molto più concentrati su riscaldamento climatico, terrorismo internazionale, guerra, ma il bubbone principale di questo mondo malato potrebbe essere proprio la mancanza di libertà di religione. E non è detto che questa grave carenza non abbia anche conseguenze negative su molte altre emergenze mondiali. L’opinione pubblica e i governi occidentali sbagliano a non metterla a fuoco.
Nei giorni scorsi è divampato il caso dei cristiani trucidati in Egitto da un gruppo armato musulmano all’uscita dalla celebrazione del Natale copto nei pressi di Luxor. La persecuzioni dei cristiani copti da parte dei musulmani sono purtroppo una storia antica: si calcola che negli ultimi 30 anni le vittime siano almeno 4 mila. Mons. Youhannes Zakaria, Vescovo Copto Cattolico di Luxor, nell’Alto Egitto ha ricordato che anche la Pasqua scorsa era stata attaccata la comunità cristiana nel villaggio di Naghamadi e nella sparatoria tre giovani cristiani persero la vita. Il vescovo Kirollos della diocesi di Nag Hamadi ha dichiarato che “E’ incorso una guerra religiosa per far fuori i cristiani in Egitto”.
Purtroppo, però, non è il solo caso di violenta persecuzione dei cristiani. Poco prima di Natale l’agenzia Fides, come fa ogni hanno, ha tracciato il bilancio dei missionari cristiani morti nel 2009: 30 sacerdoti, 2 religiose, 2 seminaristi, 3 volontari laici. Sono quasi il doppio rispetto al precedente anno 2008, ed è il numero più alto registrato negli ultimi dieci anni. Ben 23 di questi operatori pastorali non sono però caduti in Arabia Saudita o in India ma in America Latina, precisamente in Brasile, Colombia, Messico, Cuba, El Salvador Guatemala e Honduras, cioè in un contesto di origine cristiana. Cosa sta succedendo allora? E’ l’aggressività dell’Islam o emerge un’avversione per il cristianesimo anche in paesi tradizionalmente cristiani?
Proprio in questi giorni è stato reso noto il Rapporto Global Restriction on Religion del Piew Forum on Religion and Public Life di Washington, mentre purtroppo inspiegabilmente non abbiamo potuto leggere quest’anno il tradizionale Rapporto di Aiuto alla Chiesa che Soffre. Il Rapporto Pew mette in luce un fatto di grande interesse: in certi paesi è acuta la persecuzione antireligiosa degli Stati (Cina, per esempio), in altri aumenta quella nella società, praticata da gruppi di civili intolleranti (India, Nigeria, Bangladesh), in altri ancora si nota sia l’una che l’altra cosa (in Arabia Saudita soprattutto, ma anche Pakistan, Indonesia, Egitto ed Iran hanno indici complessivamente molto negativi). Globalmente parlando si osserva che le aree geo-politiche ove c’è più libertà sono quelle in cui è presente il cristianesimo, come in Europa, Americhe, Australia ed Africa sub sahariana. Però si nota anche che in questi paesi è in aumento un anticristianesimo non religioso ma laicista, basti ricordare i divieti ad esporre i simboli cristiani in Francia o in Inghilterra. Anche negli Stati Uniti è stato denunciato da parte del Christian Security Network un aumento di violenze a parrocchie, Chiese e organizzazioni cristiane: 1.200 crimini nel 2009. Non solo in Malaysia, dove nella notte del 7 gennaio sono state attaccate tre chiese protestanti e una cattolica, ma anche nell’Occidente cristiano, anche se con minore efferatezza, i cristiani sono danneggiati e perfino perseguitati.
Alla drammatica situazione dei cristiani nel mondo – che dire dell’Iraq ove le comunità cristiane stanno scomparendo? – si accompagna la loro difficile situazione negli stessi paesi di tradizione cristiana, nonostante costoro possano vantare una maggiore tolleranza. E’ come se ci fosse una lontana alleanza tra integralismo indu o islamico da un lato e laicismo ideologico postcristiano dall’altro. Il che spiegherebbe un altro fatto ormai fin troppo evidente: chi difende i cristiani perseguitati nel mondo?
La Chiesa non “ha divisioni” e non ha di che difendersi, ma l’Unione europea non si sente molto in dovere di alzare la voce e forse anche qualcosa di più. Mario Mauro ha dichiarato che “È compito della Comunità internazionale e dell’Unione Europea assicurare a tutti, comprese le minoranze, di esprimere liberamente il proprio credo, in nome di quegli ideali di pace e di giustizia su cui si fondano le nostre comunità”. Ma la “Comunità internazionale” che può fare questo è solo quella occidentale. Per tornare al Rapporto Pew: se il 32% degli Stati pratica forme di alta o molto alta persecuzione religiosa, se questo 32% corrisponde al 70% della popolazione mondiale, se le aree di maggiore libertà sono solo quelle occidentali, chi sarebbe questa “comunità internazionale” che deve levare la voce se non l’Occidente? Ma se l’Occidente è a sua volta minato all’interno da una nuova forma di anticristianesimo, culturale e istituzionale insieme, improntata ad un laicismo aggressivo, dove troverà la forza per levare quella voce?


e i serbi del Kosovo?
è bello sapere che c'è