Venerdì 10 Febbraio 2012
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I giudici ordinano il reintegro

Ci sono fior di quattrini di mezzo se Mentana vuol "tornare" a Matrix

26 Maggio 2009

No, questa volta non andrà come con Santoro. La pronuncia del Tribunale di Roma che ordina il reintegro di Enrico Mentana alla conduzione di Matrix ha in effetti molti punti di contatto con quella che ha contribuito alla nascita di Annozero, a partire da quello stesso avvocato, Domenico D’Amati, che da anni furoreggia in questo tipo di azioni legali.

Nel caso specifico, però, sono volati gli stracci tra il giornalista e l’azienda (privata) per cui ha lavorato negli ultimi 18 anni e nessuna delle parti coinvolte pensa davvero a un ritorno da figliol prodigo: si tratta di una mera questione di soldi o, per dirla con più eleganza e ipocrisia, di un “punto d’onore”.

La ricostruzione dei fatti resa da Enrico Mentana, del resto, rende chiari i termini della vicenda. “Se dovessi vincere - aveva fatto sapere il giornalista qualche settimana fa - Mediaset potrebbe risolvere il contratto immediatamente. Ma voglio che siano loro a dire che mi mandano via. Mi sono dimesso da direttore editoriale, dopodiché mi hanno licenziato da conduttore di Matrix”.

Mediaset ha già annunciato che appellerà questa decisione in tutte le sedi competenti, ma se dovesse andare a finire come tra la Rai e Santoro, risolverà certamente il contratto versando a Mentana la sua brava montagna di quattrini. In questo caso avrà prevalso la tesi del conduttore “dimissionato”, cioè indotto a sbattere la porta da un preciso atteggiamento dell’azienda.

Il fatto, come noto, si consumò nel giro di poche ore la sera del 9 febbraio scorso, quando la morte di Eluana Englaro mandò in fibrillazione Mentana, che chiese di andare in onda subito, facendo sfumare la puntata in corso del Grande Fratello, e ricevette il fermo diniego da parte dell’emittente, di fronte al quale si dimise polemicamente da direttore editoriale, ottenendo un immediato e inatteso sì e, a seguire, un solerte benservito anche dalla conduzione di Matrix.

La decisione di Mediaset di inserire il poco conosciuto Alessio Vinci, volenteroso ma un po’ impersonale, nel ruolo di conduttore supplente di certo non ha aiutato a far digerire ai fedelissimi di Matrix l’improvvisa frattura, nonostante la sostanziale continuità negli ascolti, di recente sottolineata con orgoglio da Fedele Confalonieri. In compenso, Mentana, trovatosi improvvisamente fuori dai giochi, ha pensato bene di indossare la bandana da guerrigliero della rivoluzione, entrando, dopo la bellezza di 13 anni di libera direzione del più importante telegiornale Mediaset e 4 di realizzazione e conduzione del principale magazine giornalistico, nella schiatta dei censurati di Berlusconi, sulla scia dei vari Biagi e Luttazzi. Un travestimento un po’ forzato per uno che, nelle lunghe stagioni all’interno delle stesse mura, ha avuto modo di condividere e sposare la gestione dell’informazione da parte del Biscione, così come avrebbe avuto modo di denunciarne le eventuali efferatezze.

La denuncia, però, è arrivata solo dopo la personale defenestrazione e, per giunta, nelle roventi pagine di un libro, proprio come quei best seller americani in cui la moglie tradita si vendica del coniuge famoso dando alle stampe il resoconto delle peggiori nefandezze perpetrate ai suoi danni durante gli anni del matrimonio.

“Non mi sento più di casa in un gruppo che sembra un comitato elettorale, dove tutti ormai la pensano allo stesso modo e del resto sono stati messi al loro posto proprio per questo”, sostiene Mentana nell’accorata lettera scritta a Confalonieri nell’aprile dello scorso anno, ma resa nota solo nelle scorse settimane a mo’ di rappresaglia e racchiusa nelle pagine del libro-vendetta.

Mediaset, si sa, non è mai stata il tempio dell’assoluto pluralismo dell’informazione: è un peccato che il più importante e influente giornalista di questo gruppo abbia deciso di sorvolare sull’argomento per tre lunghi lustri, facendolo sapere al popolo giusto un minuto dopo essere stato messo alla porta.

Commenti
Anonimo
26/05/09 17:06
il sig.mentana mi fa un po'
il sig.mentana mi fa un po' sch....come del resto la moglie ANZI NO LA SIGNORA LARIO. NON SI SPUTA NEL PIATTO DOVE SI E' MANGIATO FINO A IERI. LE COSE SI RISOLVONO IN MANIERA PRIVATA.
Corrado
26/05/09 18:18
Che commento squallido. La
Che commento squallido. La Sig.ra Lario avrebbe sputato nel piatto dove mangia? E' così che si considera una donna,una moglie stanca di essere resa ridicola dai comportamenti pubblici del marito? Come una che sputa nel piatto? Purtroppo,Veronica Lario paga il fatto di essere assai più intelligente, acculturata e sensibile del marito. E, oggi, la canea dei sedicenti amici e sostenitori del marito si è scatenata contro di lei? Ma in che razza di paese vive lei, Anonimo?
Tolentino
26/05/09 18:28
Solite scaramuccie legate al
Solite scaramuccie legate al vile denaro, ma ancora più triste questo commento... Se il padrone paga, vietato ribellarsi. puahhhh....
Andrea
26/05/09 18:55
che abbia ragione o no,
che abbia ragione o no, questi personaggi mi sembrano tutti così avidi ed attaccati al denaro che la voce 'principio' detta da loro, mi suona urticante come la carta vetrata.
aldo da madrid
26/05/09 19:34
sentenza favorevole a Mentana
Il punto è questo: Mentana è senza dubbio un bravo giornalista, un giornalista intelligente e quando ha cominciato la sua carriera aveva precise idee politiche:diciamo che pendeva a sinistra, una sinistra che nel bene e nel male, allora, era ben diversa da quella parte politica che oggi viene indicata come sinistra. In Italia e fuori d'Italia. Mediaset o Fininvest, da parte sua, si sapeva bene a quale imprenditore dovesse la propria vita e il proprio successo. E allora, dico io, UNO, un giornalista intelligente che 18 anni fa pendeva a sinistra, solo nel 2009 scopre che chi è 'il padrone delle ferriere' - e non è Adriano Olivetti - resta sempre e comunque 'il padrone delle ferriere'? Ossia quello che bada, quando va bene, solo ai propri interessi di cassa? Possibile che un giornalista, diciamo un giornalista intelligente , non lo avesse capito e lo scoprisse solo 18 anni dopo il suo ingresso in quell'azienda commerciale? Dispiace dirlo , ma Mentana la tragica notte della morte della povera Eluana doveva accettare e inghiottire, perchè non è ammissibile svegliarsi dopo 18 anni e dire: ma guarda un pò che gente è questa! Perchè un giornalista intelligente non ci mette 18 anni per capirlo con che razza di gente si siede a tavola. A meno che...No, non sempre Parigi vale bene una messa. Non sempre. Aldo da Madrid
pierino
26/05/09 20:32
Uomini da marciapiede
Mentana si crede unto dal Signore mentre è solo un presuntuoso.Sputa nel piatto dove ha mangiato facendo i comodacci propri,perchè non è rimasto alla RAI,avrebbe fatto carriera fino a diventare capo usciere.Questo fenomeno va solo a soldi.Si è dimesso lui,pensava che Mediaset gli corresse dietro,lo pregassero di rimanere,nisba il mio coglione,bene hanno fatto.Di fenomeni come lui sono pieni i cimiteri,vada a lavorare in miniera non merita altro,ci sono tanti giovani giornalisti migliori e meno presuntuosi di lui.
Giancarlo
26/05/09 22:07
Chi sputa
Ai signori che giudicano le persone che sputano nel piatto dove hanno mangiato, voglio informarli che chi sputa é libero di farlo perchè non é schiavo di nessuno e non è il dio denaro che fà diventare padrone uno rispetto ad un altro. Se questi signori non conoscono bene il significato di rispetto e di libertà, gli consiglierei di studiarsi un pochino la costituzione, che non é male per insegnare a qualcuno le nozioni della democrazia. Se io dipendessi da qualcuno che è molto ricco, farei capire prima di tutto che il rispetto non deve essere dosato in base alla propria ricchezza economica, ma sicuramente come esseri umani uguali e di stessi diritti e doveri indifferentemente dal volume del portafoglio, perché quelli che la pensano al contrario per me sono dei vermi, senza dignità, e che mi fanno pena....
Elena
27/05/09 13:47
Se faccio il muratore e
Se faccio il muratore e lavoro a una casa da costruire, c'è l'architetto che ha fatto il progetto e, giustamente, pretende che la casa sia fatta come lui l'ha voluta. Poi c'è l'impresa di costruzione che mi dà lavoro e mi dice come devo lavorare per ottenere il risultato voluto dall'architetto. Nell'informazione è esattamente la stessa cosa. L'Editore imposta le TV, il giornale ecc. e chi lavora per lui sa che impostazione ha il "media", se non gli va bene non c'é nessuno che lo obbliga. E non venitemi a parlare di libertà del giornalista, perchè quanto sopra succede anche nei giornali e TV di sinistra. Al limite, se non è l'editore, sarà il direttore (scelto dall'editore perchè ha le sue stesse idee) oppure il comitato di redazione.
rokko
27/05/09 16:31
Elena: paragone non corretto.
Elena: il suo paragone non è corretto, le sfugge un aspetto piuttosto importante che fa la differenza. L'architetto di cui parla avrebbe elaborato il progetto in base alle richieste del suo cliente, in definitiva per guadagnarci il più possibile in termini di soldi, prestigio, ecc. Idem per l'impresa di costruzioni: lo scopo sarebbe quello di fare al meglio per guadagnarci il più possibile, guadagnare più clienti, ecc. Infatti, esistono migliaia di architetti e di imprese edili, se uno non è soddisfatto cambia senza problemi: questo fatto, da solo, garantisce che le azioni dell'architetto e dell'impresa saranno volte a fare le cose al meglio (anche se spesso non ci si riesce). Nel caso di Mediaset, le cose non stanno così: gli spettatori guardano Mediaset o al più la Rai, di conseguenza gli introiti pubblicitari vanno in gran parte a Mediaset, dato che la Rai per legge ha un tetto su tale raccolta. E' per questo che il proprietario (il Berlusca) si può permettere di fare azioni che non vadano nella direzione di massimizzare il profitto. Infatti, può buttare fuori uno che fa audience (Mentana) solo perché si rifiuta di appoggiare la propria linea o di essere funzionale alla strategia politica (quindi fuori dalla tv) del proprietario.
rokko
28/05/09 09:40
In definitiva ...
A completamento, direi questo: ben venga la possibilità per un'azienda di fare a meno dei propri dipendenti senza troppi problemi, però a patto che si facciano operare le aziende (TUTTE) in condizioni di libero mercato e concorrenza. In caso contrario, l'unico effetto sarebbe quelle di consegnare il manico del coltello tutto in mano alle aziende, che potrebbero fare il bello ed il cattivo tempo.
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