Venerdì 10 Febbraio 2012
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Se la burocrazia soffoca le idee

Come ci si può stupire se l'Italia è un paese corrotto?

24 Febbraio 2010

Se in una democrazia avanzata non si riesce ad aprire un’attività perché lo Stato con un numero spropositato di leggi soffoca l’iniziativa, qualcosa non va. Eppure semplificazione amministrativa e riduzione dei tempi di risposta della pubblica amministrazione rappresentano il primo presupposto per concedere alle imprese maggiore flessibilità e operatività.

Sul paradosso molto italiano e poco europeo (giusto per rimanere nei confini Ue) sono stati sprecati fiumi di inchiostro, ma la verità è che oggi anche l’imprenditore più motivato cade sotto il peso della burocrazia, il primo freno al sistema produttivo. Torna alla mente la storia di un giornalista che voleva aprire una pizzeria ed è riuscito a malapena a montare le saracinesche.

La storia è emblematica. Ex sindacalista Cigl, poi giornalista del Gruppo l’Espresso, decide di aprire una pizzeria da asporto nel centro di Pavia. La capacità imprenditoriale c’è e la possibilità di guadagnare, pure. Un cocktail perfetto. E poi, accidenti, se i “kebabbari” spuntano come i funghi, che difficoltà potrà esserci nell’aprire una pizzeria nel paese della pizza? Una domanda che, come lui, potrebbe porsi ogni giorno ciascuno di noi. Così Luigi Fiorini (la storia è autobiografica) si mette d’impegno. Trova il locale e contatta Asl e commercialisti. Poi compila montagne di documenti. Comincia a seguire i corsi di primo soccorso e quello antincendio. Nel frattempo, compila documenti. Arriva il momento del corso sulla prevenzione degli infortuni e fa anche quello, ritagliandosi qualche finestra di tempo per compilare documenti. Nel frattempo cerca il personale, compra marche da bollo, paga i bollettini postali e compila gli ultimi documenti. Sei mesi dopo nasce “Tango”. Due anni dopo chiude “Tango”. A mettere i sigilli alla pizzeria non è la Guardia di Finanza ma la burocrazia e i sindacati.

Che l’apparato statale fosse lento e macchinoso ce lo avevano ricordato appena un mese fa Heritage Foundation e Wall Street Journal che nella classifica sulla libertà economica nel mondo, piazzava l’Italia agli ultimi posti ricordandoci come il 'Government size', ovvero la presenza dello Stato nell'economia del Paese, ci penalizzi. E non ci è andata meglio con la classifica della Banca Mondiale (82esimo posto, preceduti perfino da Kazakistan, Serbia, Giordania e Colombia). Il fermo immagine è sempre su un Paese ingessato dalla burocrazia. Intanto, la concorrenza e la competizione internazionale crescono. Il segreto sta nell’innovazione, si dice. Già, ma innovare vuol dire mutare pelle, assumersi il rischio. E in questo ambizioso processo di trasformazione un ruolo fondamentale lo giocano la cultura, la finanza e il sistema di accesso al credito, la pressione fiscale e la burocrazia.

La storia del pizzaiolo insegna che, anche nel caso in cui si riesce a superare le difficoltà (soprattutto economiche) che una nuova iniziativa imprenditoriale comporta, i tempi lunghi, la tassazione e i costi per il personale elevati, limitano terribilmente i guadagni e trasformano in antieconomica quella iniziativa.

Come ci si può stupire, allora, se davanti a una frana, a un’alluvione, a un terremoto, a una qualsiasi catastrofe naturale, si mette in moto un meccanismo “di emergenza” all’ombra del quale si nascondono accordi stipulati sottobanco, relazioni tra imprenditori poco trasparenti e un sistema di raccomandazioni e di bustarelle?

La verità è che dietro tutto questo c’è un paese soffocato dalla burocrazia. Dove uno che decide di metterci la faccia e i soldi, dopo due anni non riesce neppure a portare avanti una pizzeria. In fondo, questa è l’Italia e alzare la voce facendo finta di stupirsi quando ci si sente dare dei corrotti, la dice lunga su questo paese e sulla sua mentalità.

Commenti
Andrea Spanu
24/02/10 10:33
E chi deve cambiarle le leggi?
Berlusconi è stato al governo dal 2001 al 2006 ed è tornato da due anni, fra l'altro con maggioranze ampie e coese. Non mi sembra che manchino le possibilità per alleggerire il peso della burocrazia e delle trafile. Eppure, a parte gli annunci, questo non è stato fatto. Non sarà che tenere le procedure ordinarie lente e farraginose è un'ottima scusa per ricorrere a quelle straordinarie, spedite ma discrezionali, opache e soggette a scambi di favori?
simone trinchero
24/02/10 10:36
Tutto vero ma...
Tutto quel che si dice in questo articolo è vero e lo posso confermare per esperienza personale di piccolo imprenditore. Va detto però che adesso, già da un po' di tempo, abbiamo un Ministro per la semplificazione normativa (non ricordo il nome esatto del ministero), dunque dagli ottimi giornalisti di questa testata (senza ironie) mi aspetto un inchiesta sulle Sue iniziative per migliorare questi aspetti della burocrazia e sui tempi di attuazione.
Anonimo
24/02/10 17:15
E' vero, Berlusconi avrebbe
E' vero, Berlusconi avrebbe potuto e potrebbe fare di più, ma, come dimenticare che quando ha cercato di sveltire il meccanismo delle concessioni edilizie la sinistra ed il sindacato hanno parlato di licenza di cementificazione selvaggia? E chi strilla contro il principio del silenzio - asssenso? Chi difende vincoli e lacciuoli che impediscono lo svolgimento rapido dei lavori pubblici? Per la sinistra ogni snellimento burocratico è "liberismo selvaggio" e questo condiziona non poco lo stesso operato del governo.
Nicola
25/02/10 00:39
Che fa il Governo?
Ok. Bell'articolo. Condivisibile al top. Ma al Governo ci sono Berlusconi e il Centro-Destra. Che fanno? Dormono? Perché non snelliscono la macchina burocratica e varano norme che aiutino partite IVA e nuove attività commerciali ed imprese? Mi limito a fare un paio di esempi. Primo esempio: la regione Emilia-Romagna ha appena snellito la burocrazia eliminando una norma ridicola; si tratta di una norma che obbligava chi vuole avviare determinate attività commerciali (in esercizi di vicinato e quelle forme speciali di vendita come l'e-commerce) a dover comunicare l'avvio di attività al proprio Comune di residenza. Bisognava aspettare 30 giorni, sempre sperando che il Comune non si opponesse con scuse, cavilli e con tutto ciò che di insulso i Comuni italiani tirano fuori. Ora non è più necessario aspettare 30 giorni, ma si può partire subito. Deo Gratias! Ma è così soltanto in Emilia Romagna. In tutta Italia è ancora in vigore l'insulsa norma da Paese feudale (e para-mafioso... non è necessario spiegare perché...). E' una norma insulsa. Che aspetta il Governo ad eliminarla? Ma che fa? Si rende conto dell'assurdità delle leggi? Secondo esempio. In Italia l'e-commerce è profondamente boicottato dai fornitori-distributori che spesso si rifiutano di vendere la merce a chi avvia negozi "online". Questa vergogna non accade in nessun Paese europeo. La Gran Bretagna ha un fatturato di vendite online che è 30-40 volte quello italiano; Francia e Germania 20-30 volte. Ma ci rendiamo conto? I fornitori italiani si rifiutano di vendere per motivazioni assai basse e grette: snobismo, strafottenza, ignoranza e indifferenza. E perchè questo? Ovvio; tanto in Italia: 1) nessuno li controlla (i fornitori); 2) in Italia non ci sono norme antitrust che vengono fatte rispettare rigorosamente ed in maniera ferrea. Nelle vere democrazie liberaldemocratiche (nelle quali esistono un vero Mercato ed una vera libera concorrenza), infatti, i fornitori sono obbligati a vendere e non viene loro consentito di agire arbitrariamente e di fare tutta questa commedia come avviene in Italia (per la serie "non so"... oppure: "ce l'avete un negozio fisico?"... oppure: "l'e-commerce non ci interessa".. oppure ti sparano prezzi impossibili che ti costringono a vendere con un ricarico abnorme che fa lievitare il prezzo dei prodotti che alla fine costano "online" il 30-50% in più di quanto costino "online" in altri Paesi europei). Sarebbe ora di cambiare: che lo Stato faccia rispettare le norme del libero mercato. Cosa che avviene con rigore pressoché ovunque in Europa, tranne che in Italia. Dovrebbero essere previste multe salate per i fornitori che boicottano l'e-commerce. Per 3 ragioni: 1) boicottare l'e-commerce significa andare contro le leggi europee; 2) boicottare l'e-commerce significa andare contro le leggi italiane (che hanno recepito la normativa europea); 3) boicottare l'e-commerce significa andare contro l'economia della Nazione, danneggiandola apertamente: se aprono pochi negozi online in Italia (per colpa di fornitori-distributori ignoranti, retrivi ed arroganti) alla fine gli italiani compreranno dagli stranieri, i quali in questo modo "ruberanno" (e di fatto già rubano) considerevoli fette di mercato all'Italia. Governo, Ministri e Centro-Destra, ma quando vi sveglierete dal letargo e da questo triste rimaner con le mani in mano?
Nicola
25/02/10 00:58
L'Italia non può competere per colpa della distribuzione
Ho dimenticato un'ultima considerazione. Se un fornitore italiano fa prezzi sconvenienti e troppo alti ai rivenditori italiani che operano online (allo scopo di boicottarli e scoraggiarli), i prodotti online alla fine costeranno in Italia il 30-50% in più rispetto agli altri Paesi europei, con la conseguenza che per noi sarà difficilissmo competere con commercianti inglesi, francesi e tedeschi che operano online. In questo modo si agisce contro l'economia italiana. Chi boicotta ed ostacola l'e-commerce in Italia (lo fa ampia parte della distribuzione) sta attentando all'economia della Nazione! E lo fa apertamente, sotto gli occhi di tutti. Il Governo si dia una bella scrollata! Ma se la dia davvero, con "fatti" e con provvedimenti ad hoc.
caterina
25/02/10 08:07
burocrazia
anche passare ai propri figli un'attività già avviata è farragginoso, non solo aprirne una nuova! la nostra azienda agricola è stata fondata nel 1920 ed è passata di padre in figlio fino a mio marito senza troppi problemi, ma da quando abbiamo deciso di passarla a mio figlio ci siamo accorti che la burocrazia è diventata una trappola infernale, non basta più aprire la partita iva nuova ( perchè poi, visto che la ditta rimane uguale, cambia solo il nome?) ma ci vogliono una serie di autorizzazioni nuove, licenze e quant'altro. da un mese mio figlio non lavora, si limita a correre da un ufficio all'altro, sempre con i soldi in mano, perchè tutti questi passaggi COSTANO tantissimo! alla faccia dell'innovazione e dell'aiuto ai giovani perchè rimangano in agricoltura. buona giornata
Anonimo
25/02/10 14:12
burocrazia e matrioske
il concetto di burocrazia che sottende l'articolo non si riferisce solo a "il governo cosa fa?" ma anche a quante strutture, sovrastrutture e matrioske varie ci sono nel nostro sistema, onde per cui il governo (e il suo ministero appositamente creato della semplificazione normativa) non può togliere una legge la cui competenza spetta alla regione, che a sua volta non può togliere quella leggina per cui è competente il comune, e così via, fermo restando che tutte vadano poi bene per bruxelles ... burocrazia è anche l'irresponsabilità delle matrioske di cui sopra, per cui va bene tutto e il contrario di tutto, tanto chi sbaglia non paga, visto che non si capisce mai di chi sia la responsabilità dell'errore (e del danno alla comunità) ... infine, burocrazia è anche l'indecenza dei tempi d'attesa di noi comuni mortali, dai tribunali amministrativi alle modalità di incasso dalla P.A., e chi più ne ha più ne metta ... fosse solo Berlusconi il problema, come alcuni illusi (o in malafede) ritengono ... intanto le matrioske diventano sempre più grasse!
antonino marotta
25/02/10 19:13
lo statalismo fa l'uomo ladro?
Quando si vive in un sistema in cui tutto deve essere disciplinato e dove tutti devono ottenere permessi,licenze ed autorizzazioni,è evidente che la corruzione trova il terreno di cultura per espandersi. Che ci vogliano delle regole è evidente,ma se le regole opprimono,viene meno il significato del dover regolare e queste, divengono la scusa,per profittatori di ogni genere. Non ci si deve stupire della corruzione, ci si deve stupire che questa venga presentata come uno scandalo. la libertà fa paura solo agli oppressori.
Gian
04/03/10 07:46
Il problema vero
secondo me è che la nostra classe politica è vecchia e stravecchia, e dovrebbe gentilmente lasciare il posto ad altri. Possibilmente non a giovani di partito cresciuti nell'ideologia corrente, ma a forze nuove capaci di portare il paese a quella svolta tanto auspicata verso la modernizzazione. Ma per la miseria il volto nuovo delle regionali è quella cariatide della Sig.ra Bonino che sta portando sconquasso a destra e a manca ... ma quanto siamo malmessi?
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