Luciano Pellicani ha dedicato molti lavori allo studio della mentalità rivoluzionaria. Lo ha fatto servendosi di categorie desunte dalla sociologia religiosa. A suo avviso, i rivoluzionari di professione sono portatori di una visione del mondo gnostica. Essi sono convinti, infatti, che alla decadenza del presente dovrà necessariamente fare seguito un avvenire radioso. Per affrettare questa fine dei tempi la violenza annientatrice è non solo giustificata, ma attivamente promossa e praticata, perché solo distruggendo dalle fondamenta il disordine presente, sarà possibile edificare il futuro paradiso in terra. Il perfettismo politico messianico è portatore, insomma, di una inevitabile pulsione sterminatrice.
Questo nucleo concettuale, che abbiamo riassunto in maniera fin troppo schematica, è alla base anche dell’ultimo libro di Pellicani (Lenin e Hitler. I due volti del totalitarismo, pp. 138, € 16,00, Rubbettino, Soveria Mannelli 2009). Tuttavia, in questa occasione l’analisi è baricentrata diversamente. Più che la fede del rivoluzionario si tenta di mettere a fuoco le conseguenze di essa: il fenomeno totalitario. In altri termini, la nozione di millenarismo politico non viene esplicitamente tematizzata, ma costituisce un presupposto dell’analisi.
Il titolo adombra la tesi di fondo esposta nel volume, cioè quella di una sostanziale affinità tra comunismo e nazismo. Al tempo stesso, esso fa trapelare una conseguenza implicita di tale impostazione, il fatto cioè che il fascismo italiano non sia rubricabile a pieno titolo come un totalitarismo. L’organizzazione interna del volume, articolato in quattro capitoli, conferma a pieno tale assunto. Si parte con un confronto tra il dittatore sovietico e quello nazionalsocialista. Seguono due capitoli monografici incentrati rispettivamente sulla vicenda russa e su quella tedesca. L’ultimo capitolo è dedicato appunto al regime mussoliniano, definito un "bolscevismo imperfetto".
Le forti affinità fra comunismo e nazismo non riguardano le rispettive mete finali. In un caso abbiamo l’ideale di una società senza classi perfettamente ordinata e totalmente pacificata. Nell’altro troviamo l’aspirazione a un regime basato sulla netta divisione fra signori e schiavi, da realizzare rispettando rigorosamente le distinzioni razziali. Pure, su di un altro e più essenziale piano, "le Weltanschauungen di Lenin e Hitler erano molto simili: in esse il mondo era concepito come un pantano morale che doveva essere disinfestato attraverso una rivoluzione sradicante".
Servendosi di una impressionante serie di citazioni da scritti e discorsi di Lenin e Hitler, Pellicani mostra come per entrambi valesse l’idea di una purificazione del mondo da ottenere attraverso "la pratica della purga permanente", ovvero tramite "l’istituzionalizzazione del terrore di massa, in modo da "rigenerare la società e creare l’uomo nuovo ricorrendo al terrore catartico". Il linguaggio di Hitler come quello di Lenin sono ampiamente tributari della parassitologia: "il mondo è descritto come un pantano infestato da 'insetti nocivi', 'pulci', 'cimici', 'vampiri', 'ragni velenosi', 'sanguisughe'", in sostanza "non uomini, che vanno sterminati ricorrendo ai mezzi più brutali e spietati".
Tale attitudine aggressiva, che Pellicani definisce "pantoclastica", verso lo stato di cose presente fa emergere un’altra affinità. Per quanto differenziati sugli obiettivi da raggiungere, comunismo e nazismo hanno un comune nemico. Sono guidati da una radicale avversione per la società aperta, nella quale ciascuno ha la responsabilità etica e giuridica dei propri atti. Una società articolata, molteplice, varia nella quale gli individui non possono essere eterodiretti da una autorità superiore ma sono liberi di disegnare il proprio percorso di vita, appare ad entrambi i regimi un mondo corrotto, privo di aspirazioni ideali, non degno di essere conservato.
Rispetto ai due esempi "riusciti" di totalitarismo, il fascismo si presenta con un profilo meno definito. Certo, anch’esso nutre aspirazioni totalitarie (a proposito, l’aggettivo "totalitario" venne coniato proprio da Mussolini), punta a creare l’uomo nuovo, ma, nel complesso, resta al di qua dell’obiettivo. Anzitutto dispone di un’armatura ideologica più incerta. Il fascismo è un fenomeno nel quale confluiscono esperienze e tradizioni varie (dal nazionalismo, al sindacalismo rivoluzionario, al combattentismo), che non danno vita una sintesi definibile in un corpo di dottrine consacrato. Non ci sono i testi sacri della tradizione marxista né c'è il libro chiave come il Mein Kampf hitleriano. Sul piano della prassi, poi, per quanto edifichi un regime autoritario e sopprima tutte le libertà politiche e civili, il regime mussoliniano non riesce a fare tabula rasa del passato. Basti pensare che a un anno dalla presa del potere Hitler aveva già abolito la costituzione sostituendola con il Fühererprinzip, mentre in Italia per tutto il ventennio resta formalmente in vigore lo Statuto albertino.
Forte nei riferimenti concettuali, ricco di richiami storici e storiografici che sostengono e articolano la modellistica sociologica, il libro di Pellicani si raccomanda come un breviario essenziale per capire e conoscere i totalitarismi del secolo scorso.


ideologie
nel 2009 ancora paura del comunismo?
"voi anticomunisti"
per mauro
x mj23: intanto ti ringrazio
non ci capiamo