Chi ha memoria della prima repubblica forse ricorderà gli enormi sforzi mnemonici che da elettori bisognava sopportare per destreggiarsi fra sigle di partiti e partitini che hanno complicato la vita del proporzionalismo italiano con i loro algebrici acronimi: dal più celebre e autorevole PSDI agli indimenticati PdUP e PSIUP. Pensavamo che con l'ascesa del bipolarismo, per quanto imperfetto, tutto questo sarebbe diventato preistoria. E invece...
Immaginate che si torni alle urne e i protagonisti di questa estate ribollente, i Fini, i Rutelli e i Casini, decidano, come si mormora, di creare un nuovo cartello elettorale che ridia lustro a un altro dei capisaldi storici della politica italica: il grande centro. Messa così, pensando al consenso (per adesso solo mediatico) che questi leader riescono a incontrare si potrebbe favoleggiare un risultato a due cifre ed essere tentati di dargli una chance.
Ma è qui che sorge un dubbio cosmico: cosa accadrà all'elettore quando si troverà di fronte alla scheda elettorale nel chiuso della cabina, al momento del voto? Quali fantasmi gli verranno in mente leggendo nomi come Fli, Api e Pdn? Per dirla tutta, non vorremmo essere nei panni del povero Renato Mannheimer che al prossimo giro nel salotto di Vespa praticamente dovrà riscrivere tutti i suoi sondaggi con delle corpose note a pie' di pagina.


anagramma
Se fossero questi i problemi
Propongo un nuovo acronimo: