Venerdì 10 Febbraio 2012
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Questione meridionale

Con il partito del Sud si è tentato di portare il bassolinismo nel Pdl

6 Agosto 2009

Il Mezzogiorno e Napoli: nec tecum nec sine te vivere possum. Così si potrebbero sintetizzare i tanti studi di Giuseppe Galasso che dall'epoca degli Angioini ai giorni nostri fanno rivivere tutte le difficoltà del rapporto tra la capitale e la provincia. E' un rapporto che mai ha trovato un equilibrio. In alcune fasi storiche il peso di Napoli è stato eccessivo, insopportabile per spalle troppo esili. In altri momenti le stesse spalle, ovvero la provincia, hanno coccolato l'illusione di potersi sbarazzare della testa, esaltando un particolarismo spacciato per autonomismo.

Il tutto, al Sud, è stato complicato dalla Sicilia: troppo aristocratica e troppo “altro” per confondersi nella ricerca di un equilibrio incerto tra testa e corpo. Quando ha potuto, la Sicilia ha coltivato le sue aspettative di autonomia in maniera alta e nobile, aprendo ad esempio la stagione delle  costituzioni pre-unitarie. Quando non le è stato concesso, più terra terra, ha comunque ricercato il modo per restare un mondo a parte.

Così, nei secoli, il Sud si è sbriciolato nei diversi Sud. Non a caso nei migliori romanzi della nostra letteratura il particolarismo insito nei differenti Mezzogiorni d’Italia ritorna come tentazione risolutiva. La si rintraccia nel credersi "il sale della terra" del siciliano Principe di Salina; nella perenne inclinazione di Gaetano, il protagonista di Ferito a morte di Dudù La Capria, a cedere alle mollezze non solo paesaggistiche di Napoli; nella esaltazione della fattività delle formiche e dei formiconi pugliesi di Tommaso Fiore e persino nella rivalutazione post-ideologica dei briganti delle terre del Basento fatta da Salvatore Nigro.

Anche queste consapevolezze, d’altra parte, hanno spinto il pensiero meridionalistico a individuare nell'unità d’Italia un’occasione di aggregazione, di progresso e di emancipazione, senza per questo aver bisogno né di ignorare né di mistificare le condizioni  particolari e le forzature attraverso le quali l'unificazione si è compiuta. Autonomisti nel cuore, gli interpreti del miglior meridionalismo non hanno avuto paura di prendere atto dell'arretratezza di questa parte del Paese, e tantomeno hanno creduto alla favola bella di un Sud civilizzato e autosufficiente. Per questo la loro prospettiva è stata unitaria: lo è stata quella a sfondo conservatore di Pasquale Turiello, di Fortunato e di Croce; quella comunista e rivoluzionaria di Gramsci; quella democratica e rivoluzionaria di Salvemini.

Queste analisi hanno tutte descritto un percorso incompiuto, mai in grado di tesaurizzare quanto l'unità nazionale aveva offerto al Mezzogiorno salvandolo dal particolarismo localistico ed evitando così che divenisse il Nord dell'Africa e, per questo, mai in grado di affermarsi convincentemente e definitivamente.

La “vaccinazione” nei riguardi delle esaltazioni tanto acritiche quanto localistiche di un presunto paradiso terrestre ha avuto bisogno di richiami periodici. Dopo la rivolta di Reggio Calabria nel 1970, ad esempio. O quando da sponde diverse due riviste napoletane, la filo-atlantica e democratica “Nord e Sud” e la filo-sovietica e comunista “Cronache Meridionali” se le davano di santa ragione, tenendo fermo però il principio comune per cui il Sud non avrebbe potuto fare a meno di una prospettiva unitaria e nazionale. Chinchino Compagna quest’esigenza la esemplificò fin nel titolo prescelto per la sua rivista, "Nord e Sud" per l’appunto. Dalla sponda comunista i Chiaromonte e i Fermariello non furono meno fermi nel contrastare ogni deriva verso il particolarismo. Se il non saper individuare da parte di Benedetto Croce il capolavoro nei Vicerè di de Roberto fu in fondo per diffidenza nei confronti dell’autocompiacimento di far parte di un mondo a parte, immobile, allo stesso modo i comunisti di "Cronache Meridionali" individuarono nei tentennamenti di Gaetano, protagonista di Ferito a morte, un pericoloso cedimento al particolarismo piccolo borghese.

Questa alleanza tra meridionalismi, diversi ma in fondo tutti unitari, si rompe a sinistra. Nel clima di spaesamento che segue la caduta del Muro, è in questi ambienti che si scorge la possibilità di una reinterpretazione ideologica del particolarismo meridionale. E’ questo il tentativo che si cela dietro la teorizzazione del "rinascimento bassoliniano". Ed è ancora questo tentativo che porta fior di intellettuali a teorizzare l'inesistenza non solo di una questione meridionale ma dello stesso sud come categoria esplicativa, quant’anche solo in ambito geo-politico. Per questa ragione il cosiddetto “pensiero meridiano” nelle diverse sfaccettature – da quella di Franco Cassano a quella di Piero Bevilacqua a quelle degli autori di Meridiana e della casa editrice Donzelli – si proclama nemico mortale dello sviluppo come categoria egemone nell’analisi dei processi sociali. E a tutto ciò si attaglia la teorizzazione del “partito personale” come nuova forma della politica: un riadattamento delle teorie carismatiche di Weber alle temperature calde del Mediterraneo, dove al sole di Napoli si squaglia ogni tensione unificante. Sicché, quella forma-partito pensata contro il particolarismo dei notabili, viene adattata alle esigenze di “grandi notabili” che corrodono da dentro i tentativi di dar vita a partiti nazionali.

A sinistra, grazie al cielo, non c’è solo questo. Ci sono anche i Nicola Rossi e i Gianfranco Viesti. In ambito politico, però, nelle catastrofi delle amministrazioni “progressiste” dell’Abruzzo, della Puglia e della Calabria; nel pozzo senza fondo della sanità meridionale, nel fallimento del bassolinismo e nella crisi dell’immondizia che lo eternizza si rintraccia innanzi tutto la rottura culturale che ha consentito al particolarismo di espandersi senza più ritegni. E, in fondo, la vittoria di Berlusconi sull’immondizia, così come la presenza dello Stato all’Aquila nel momento dell’emergenza, sono stati la rivincita contro lo sputtanamento che la “questione meridionale” in salsa particolaristica ha subito negli ultimi venti anni.

Da qui sarebbero dovuti partire i meridionalisti del PdL: dal rivendicare il ritorno al meridionalismo strategico e nazionale; dal valorizzare il ruolo dello Stato in un’epoca di globalizzazione; dal dotarsi di una classe dirigente all’altezza di un’emergenza nazionale; dal porre, ancor prima che un problema di spesa, le ragioni di contesto per cui i capitali non bagnano Napoli e neppure il resto del Sud. Perché, in un’epoca di globalizzazione, se i capitali non ci sono ma esistono le possibilità che essi fruttino, arrivano. Lo dimostrano le potenze economiche emergenti. E che il sud inizi a correre sfruttando i margini di crescita più alti propri delle zone meno avanzate, rappresenta oggi una esigenza nazionale, se si vuole portare il Paese fuori dalla crisi più forte di come vi è entrato.

Di queste esigenze e di queste tensioni cerca di farsi interprete il documento sul sud che i gruppi parlamentari del PdL hanno predisposto. Esso incarna la volontà di difendere l’esperimento ancora troppo giovane di un partito nazionale contro la tentazione di quanti vorrebbero invece provare a declinare nel centro-destra i fallimenti della sinistra meridionalista e particolarista. Vorrebbe essere un piccolo ma orgoglioso contributo per rialzare la bandiera tradizionale del miglior meridionalismo. Quello per il quale l'Italia e l'Europa costituiscono per il sud risorse politiche da utilizzare, trovando la classe politica che lo sappia fare. Senza più indulgere nella retorica del "paradiso abitato dai diavoli", annoverando tra questi ultimi anche tanti meridionali che si appropriano indebitamente di una questione antica al fine di risolvere piccoli o grandi problemi di carriera.
 (da il Foglio)

Commenti
Fabrizio Lombardo Pijola
06/08/09 14:55
Il Mezzogiorno
Condivido la lucida e dotta analisi di Gaetano: oggi i veri due problemi del Sud, che sono problemi nazionali, sono la Questione morale e l'assenza di una adeguata Classe dirigente (non solo politica, ma amministrativa, imprenditoriale, professionale)che consenta di mettere correttamente ed efficacemente a "sistema" le tante risorse umane, naturali ed economiche che vagano tristemente in ordine sparso, in un clima di sfiducia e di sospetto. Occorre una decisa e coraggiosa svolta da parte di qualcuno che, per suoi meriti e capacità, e non per la sua "appartenenza", sia messo in grado di ridare fiducia ai molti, i più, che "vorrebbero" ma non "possono", semplicemente perchè non hanno chi LI GUIDI e li indirizzi con vero spirito di servizio, fuori dalle secche dello scoraggiamento e della conseguente ignavia. Occorrono, per operare utilmente, CREDIBILITA' ed AUTOREVOLEZZA che creino FIDUCIA, si faccia avanti e si faccia spazio a chi è in grado di assicurarle!
Fabrizio Lombardo Pijola
06/08/09 16:32
Gaetano è come sempre
Gaetano è come sempre lucido e dotto. Diciamolo francamente, diciamolo chiaramente: non se ne può più di chiacchierare e sentire chiacchierare di federalismo, secessionismo, Sud vittima di Bossi, etc etc. Discorsi triti e ritriti, che pure rappresentano un bisogno vero della nostra gente del Sud: quello di “vivere meglio”, di sentirsi protagonisti della vita e delle decisioni del proprio territorio, in Italia ed in Europa, e della propria storia. Bisogno vitale, profondamente sentito, forse senza molta consapevolezza. Bisogno che stenta terribilmente a trovare Leaders che lo sappiano esprimere, sintetizzare e, soprattutto, farne un reale motivo della propria vita e del proprio impegno sociale e politico: che sappiano portarlo avanti con decisione e coraggio, senza infingimenti, con l’impeto e la lucidità strategica che nascono dalle profonde convinzioni della mente e dell’anima. Sembra che pochi, in realtà, si siano accorti che il corso della storia sta cambiando e necessita di interpreti autentici: la svolta epocale dell’inizio del terzo millennio non può più rimanere sulla carta e nei discorsi di ristretti e asfittici circoli pseudo-politici e pseudo-culturali. Né ci si può continuare a dividere, tra di noi, con anacronistici steccati di “destra”, “sinistra” o “centro”, propri di incipriate parrucche volterriane del ‘700 e che ormai rappresentano, quasi sempre, meschini e miopi interessi che già Marco Aurelio, grande Imperatore e filosofo stoico del II secolo, definiva appartenere alla “Commedia del potere”. No, non se ne può proprio più: occorrono uomini e donne meridionali, anche pochi, ma consapevoli e determinati, di valore assoluto e attributimuniti, che sinceramente vogliano, insieme, perseguire il bene – e solo quello!- della nostra gente e dichiarino pubblicamente che è arrivato il momento di rompere gli indugi.Occorre la totale condivisione di intelligenze, competenze e valori (morali ed economici) che realizzi la innovazione culturale assolutamente necessaria per il rapido sviluppo socio-economico del nostro territorio in Europa e nel Mediterraneo. Occorre rivoluzionare il nostro bio-sistema (sociale, politico, culturale ed economico) di “orti”, sapendolo trasformare in rigoglioso bio-sistema di “foreste”, capace di riprodursi e accrescersi all’infinito senza recinti, con la enorme facilitazione che deriva dalla quotidianamente vissuta fiducia nella natura sociale dell’uomo (un tale, Aristotele, lo affermava già qualche tempo fa): natura compressa e a volte abbrutita dalle diffidenze e ristrettezze mentali tipicamente meridionali, che ci impediscono di sederci attorno ad un tavolo per il perseguimento di progetti comuni di ampio respiro, andando oltre gli interessi di bottega. Diogene cercava l’uomo e l’uomo è e rimarrà sempre la sola causa dei successi e degli insuccessi, della felicità ed infelicità propria ed altrui: bisogna cercare e mettere insieme, a lavorare (!), le nostre migliori risorse umane (ce ne sono, eccome, anche ai vertici locali e regionali), che non trovino alibi in ostacoli e difficoltà, anche oggettivi, per continuare a parlarsi o, peggio, a piangersi addosso, cercando vilmente e inutilmente colpe reciproche o altrui. Che abbiano la capacità di “inventarsi”, con fantasia e creatività, una nuova politica meridionale e per il meridione, riappropriarsi dei mezzi di comunicazione, delle enormi ricchezze naturali ed economiche della nostra terra e della nostra cultura: non per fare una guerra “contro” qualcuno o qualcosa (bando all’ottuso bossismo meridionalista!), ma per la reale promozione dei nostri valori e della nostra gente, con un occhio all’Europa ed uno al Mediterraneo; per la elevazione umana e culturale dei pigri, degli sfiduciati e degli ignoranti, sapendo apprendere con umiltà dalle migliori esperienze europee e mondiali. A cominciare dai nostri ragazzi: se veramente lo vogliamo, sapremo mandare quelli di loro che lo vogliono e meritano a formarsi in ogni angolo del Globo, per aprire –insieme alla nostra- la loro mente ed i loro orizzonti, troppo spesso sviliti dal provincialismo, e mettere le premesse per poi farli ritornare, assicurando loro la grande gioia e soddisfazione di far e vedere crescere la loro Terra con le competenze acquisite. Non ci sono strade diverse e soprattutto non ci sono scorciatoie: abbasso i furbi e viva gli intelligenti! Viva chi –politico, universitario, imprenditore, professionista- saprà comprendere, accettare e vincere onestamente, giorno dopo giorno e con atti faticosi e concreti, la sfida della formazione e del gioco di squadra, dell’imparare, dello stare e del fare “insieme”, travolgendo i persistenti putridi steccati dei simulacri dei partiti politici del millennio scorso. “La salvezza viene dal Sud”, ripeteva spesso un grande Santo del Novecento: sarà così…, solo se –uniti- sapremo meritarcelo; solo se –uniti- il terzo millennio non sarà più l’era dei “pochi, maledetti e subito”, ma dei molti, benedetti e in tutto il tempo, quello giusto, che occorre. Dipende da noi, da ciascuno di noi, … da nessun altro.
Gianfranco LILLO
08/08/09 23:40
...E' la solita aria fritta
...E' la solita aria fritta di chi si è sempre arricchito da un Sud colonia del Nord. ...Altro che analisi precisa...solo e semplice vendita di becera propaganda e luoghi comuni confezionati 150 anni fa da chi leccava e lecca i piedi al Nord, da chi non ha dignità, gli stessi traditori del 1860, gli stessi che da 150 anni mantengono il Sud nelle condizioni disastrose nelle quali versa, con l'unico fine di non veder mai tramontare il loro depravato potere personale che si fonda sulla disperazione della gente, sul clientelismo e il malaffare. Un consenso che ottengono col ricatto mafioso, con voti che garantiscono a questa gentaglia, progenie di volgari banditi, assassini e traditori, la loro impunità, attraverso menzogne e falsità che hanno come unico fine quello di immobilizzare la società meridionale per fortificare il proprio potere e fare le proprie fortune a spese della Nazione Meridionale. Ma, Quagliariello, cosa crede che se il Sud dovesse liberarsi dall'occupazione militare, economica e culturale del Nord concederebbe a lui e agli altri sciacalli il diritto di continuare a banchettare a sue spese? Quagliariello...lei è un lacchè, un servo sciocco del Nord e un venditore di menzogne, un collaborazionista, una crosta fatta passare per quadro d'autore. E' per la gente come Lei che il Sud è nelle condizioni che tutti conosciamo! SI VERGOGNI!!! ...E mi auguro che "l'Occidentale" non censuri questo mio commento.
Antonio
10/08/09 13:33
la globalizzazione amplia le dinamiche economiche territoriali
in un mondo globale, piu' che di conflitto tra classi di parla sempre di piu' di problematiche territoriali: differenziali di costo del lavoro, differenziali nei servizi alle aziende, nelle risorse materiali ed immateriali di un territorio ecc. l'italia e' lunga, molto lunga....ha delle problematiche economiche diverse, pertanto un partito del sud in un contesto piu' ampio che proponga e non spartisca mi sembra una valida idea: qualche idea/proposta: 1) un indice di borsa regionale darebbe piu'possibilita' alle imprese del sud di reperire capitali dall'estero 2)un maggiore "sentiment" del sud convoglierebbe le scelte dei consumatori verso i prodotti e le produzioni locali 3) ricostruire un sistema bancario che investa sul territorio e che non faccia solo raccolta (ES. le banche di credito cooperativo che istituzionalmente investono nel territorio dove raccolgono) 4) ricostruire un sistema assicurativo che non faccia pagare premi doppi rispetto al nord con la scusa di un sistema di truffe che seppur esistente non giustifica il doppio del premi anche sui cittadini virtuosi 5) infine se c'e' una lega nord.. che male c'e'se si crea un partito del sud che risponde punto per punto;altrimenti l'opinione comune si consolida sul sud piagnone sprecone e fannullone; sara' vero per certi episodi ma non e' cosi come sistema nel suo complesso. Oggi non e' questo il messaggio che passa
Genco
23/08/10 15:43
Partito del Sud
Un partito del Sud, se necessario, si formerebbe spontaneamente, come spontaneamente si è formato un partito del nord (Lega Nord). Per formarsi,un partito necessita di obiettivi chiari, di uomini capaci (capaci, non loquaci) e di assenza di retorica. Attendiamo il partito del Sud.
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