Venerdì 10 Febbraio 2012
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Contro la crisi

Con i Tremonti-Bond il ministro
mette a segno un colpo da maestro

26 Febbraio 2009

Con i Tremonti-bond il ministro dell’Economia sale in cattedra e mette a segno un colpo da maestro contro la crisi economica. Ieri il titolare del dicastero di via Venti Settembre ha firmato il decreto che dà il via libera alla sottoscrizione, da parte del Tesoro, di obbligazioni emesse dalle banche italiane che necessitano di liquidità. Gli istituti di credito che vorranno avvalersi dei prestiti, però, dovranno dare un aiuto concreto a famiglie e imprese.

Tremonti punta a un doppio risultato, arginare la crisi finanziaria e sostenere l’economia reale, e indica  qual è la giusta strada da seguire, anche in futuro: lo Stato può interviene per aiutare settori in difficoltà, ma i vantaggi devono essere per tutti. In che modo? Le imprese che ricevono finanziamenti pubblici devono impegnarsi a ridistribuire i benefici al fine di stimolare la domanda effettiva che è data da consumi e investimenti. Non ce ne voglia il ministro dell’Economia se in questa impostazione vediamo una pura matrice keynesiana (John Maynard Keynes è l’economista inglese che, a seguito della grande depressione del ’29, elaborò la teoria della domanda effettiva e dell’intervento pubblico come soluzione per la crisi). D’altronde, in un momento in cui persino gli Stati Uniti sono pronti a nazionalizzare banche e grandi industrie, il governo italiano può vantarsi di utilizzare la leva pubblica con più sofisticata discrezione.

Il Tesoro sottolinea che i Tremonti-bond hanno l’obiettivo di «accrescere le opportunità di finanziamento all’economia grazie alla maggiore patrimonializzazione delle banche». Il provvedimento, quindi, in primo luogo va in soccorso degli istituti di credito in difficoltà che pagheranno una cedola annuale compresa tra il 7,5 e l’8,5 per cento per i primi anni. Cedola che poi andrà a crescere gradualmente. Le banche dovranno assumersi impegni concreti: la sospensione del pagamento della rata di mutuo per almeno 12 mesi per i lavoratori in cassa integrazione o percettori di sussidio di disoccupazione; la promozione di accordi per anticipare le risorse necessarie alle imprese per il pagamento della cassa integrazione; il contributo finanziario per rafforzare la dotazione del fondo di garanzia per le pmi; l’aumento delle risorse da mettere a disposizione per il credito alle piccole e medie imprese.

Il ministro ha illustrato anche i meccanismi di controllo: scenderanno in campo le prefetture che dovranno monitorare l’erogazione del credito a piccole e medie imprese e famiglie. «Tanti controllori», ha affermato Tremonti, sulla base di un modello già adottato in Francia con successo. Secondo quanto prevede il decreto firmato ieri, inoltre, le banche dovranno presentare un rapporto trimestrale sulle «azioni intraprese per il sostegno finanziario dell’economia reale».

Questa è una risposta incisiva alla crisi che inchioda tutti alle proprie responsabilità. Una misura che risulta più efficace di altre messe in campo dai governi europei nelle ultime settimane. Pensiamo per esempio agli incentivi alla rottamazione delle auto: si offrono contributi pubblici alle case automobilistiche ma in cambio non si chiede alcun impegno preciso a favore di lavoratori e famiglie. In questo modo le risorse pubbliche andranno a beneficio delle aziende che sperano così di smaltire lo stock di auto invendute, ma non è previsto alcun obbligo a sostegno del potere d’acquisto dei lavoratori. Resta solo il miraggio di poter acquistare una macchina nuova a un prezzo scontato (ma siamo sicuri che un cassaintegrato in questo momento abbia la possibilità di cambiare l’auto?). I dubbi sugli effetti degli incentivi alla rottamazione come strumento di politica economica e ambientale sono molti (in proposito si veda l’Occidentale del 28 gennaio) e non è un caso che anche lo stesso Tremonti fino all’ultimo abbia cercato di limitare al minimo le risorse da destinare a tale provvedimento. I Tremonti-bond, invece, sono legati a effetti redistributivi. Attraverso una serie di condizioni che hanno l’obiettivo di indirizzare parte della ricchezza verso chi si trova in maggiore difficoltà. Il ministro dell’Economia sa bene che, al di là delle finalità etiche, le misure a favore delle famiglie a basso reddito (che hanno una più alta propensione al consumo) stimolano la domanda e quindi sostengono spese e investimenti.

Nelle prossime settimane, c’è da augurarselo, potrebbero arrivare altri interventi in questa direzione. Anche perché i dati della crisi economica in Italia parlano chiaro: nel commercio, fa sapere l’Istat, le vendite al dettaglio a dicembre 2008 hanno registrato una calo dell’1,9% rispetto allo stesso mese del 2007. Il tasso di disoccupazione, secondo le stime dell’Isae, salirà nel 2009 all’8,1% e nel 2010 all’8,5%. È evidente che è arrivato il momento di intervenire a sostegno del lavoro. Keynes riteneva che, per stimolare un’economia in recessione, lo Stato debba procedere a investimenti pubblici e assumere lavoratori anche solo «per scavare buche e poi riempirle». Tremonti non arriverà certo a questo paradosso, anche perché scatenerebbe le ire di tutti, del ministro Brunetta in primis. Ma una cosa è certa: il governo qualcosa di concreto a favore dell’occupazione dovrà inventarselo in fretta.

 

Commenti
Alessandro Rossi
26/02/09 11:24
Tremonti sale in cattedra!!!???
Ma quale cattedra e quale colpo da maestro!!? Sono le solite ricette fallimentari che da oltre un secolo alimentano l'ipertrofia dei governi!!! Ancora con 'sto Keynes! Tasse, debito, inflazione. Tasse, debito, inflazione. Basta!! Giovanni Lombardo mi dica sinceramente se le sembra credibile, razionale, sano e sensato che si istituiscano degli uffici nelle prefetture con il compito di monitorare dove vanno a finire i nostri soldi!!! Cioè dei funzionari pubblici, dei burocrati dovrebbero avere a cuore i miei risparmi più di me stesso?? E' questo che vuole farmi credere?? La crisi mondiale che stiamo attraversando è frutto solo dell'irresponsabilità pubblica/governativa nella gestione di risparmi, patrimoni e capitali privati e pubblici. Tutti i governi occidentali, nessuno escluso, giocano e scherzano sul e col nostro futuro, sul e col futuro dei miei/nostri figli!! Mi dica lei come si fa ad uscire da una crisi da indebitamento facendo più debito??! E' di risparmio/capitale che abbiamo bisogno. A tirare fuori i soldi siamo sempre noi e il genio sarebbe Tremonti??! Mi dispiace ma io mi dissocio. Almeno dagli applausi. Un saluto, Alessandro Rossi
Anonimo
26/02/09 16:43
Tremonti bond
Caro Lombardo, molti hanno discusso e discutono sui migliori modi di alleggerire/superare una crisi. Ma non mi sembra sufficientemente dimostrato che l'approccio keynesiano sia il migliore (intervento pubblico). Può darsi che la strada imboccata da noi e dal resto del mondo provochi alla fine un allungamento temporale della crisi stessa che, se approcciata con il "laissez-faire" caro a Rothbard, potrebbe terminare in tempi più brevi. E' come una febbre: se è alta, si sta peggio ma per breve tempo, se è febbriciattola il tempo di guarigione è più lungo. Ovviamente, salvo che il paziente non deceda! E per gli interventi sull'auto, che ritengo proprio sbagliati, perchè i produttori non abbassano i prezzi fino a trovare il punto d'incontro con la domanda "in quel momento", senza alcun intervento pubblico? Mi sembra una via più realistica, ed obbligherebbe i produttori a diminuire i loro costi di produzione, anche eliminando parte dei tanti "gadgets" che installano a getto continuo su ogni auto, per sollecitarne la sostituzione anticipata da parte del compratore voglioso.
Giovann Lombardo
27/02/09 16:50
Meglio Tremonti o Madoff?
Lo Stato deve avere il compito di fissare le regole, di controllare e di intervenire quando il mercato va alla deriva. Altrimenti mi spiegate a cosa servono i governi? Alessandro Rossi mi dica sinceramente: crede che sia più credibile, più razionale e più sano affidare i risparmi a Bernard Madoff?
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