Venerdì 10 Febbraio 2012
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"Caritas in veritate"

Con l'enciclica il Papa fa il liberale e spiazza anche i più tifosi del mercato

6 Luglio 2009

Mette in soggezione leggere l’Enciclica denominata “Caritas in Veritate” così come l’ha enunciata Papa Benedetto XVI. La sorpresa intellettuale deriva dal fatto che sia il custode della fede cristiana a diagnosticare con lucidità liberal-mondana la genesi dei mali che corrodono i sistemi economici odierni, ma soprattutto a delineare il pattern filosofico che le sfiancate società occidentali debbono seguire per trascinarsi fuori dallo stato di febbrile impotenza in cui giacciono.

Il mercato, luogo autoregolantesi, scevro da ideologie e da oppiacei concettuali di qualsivoglia genere, ha dispiegato storicamente i suoi limiti in una crisi economica senza precedenti. Non è il triste epilogo del capitalismo come modello economico, non è il prodotto materiale dell’asincronia tra rapporti di produzione e proprietà dei mezzi di produzione, non è nemmeno il crollo delle democrazie liberali fondate sul libero mercato. Niente di tutto ciò.

La crisi economica mondiale che ha minato l’etica del capitalismo è la conseguenza dell’abbandono del mercato alla sola logica del profitto. L’utilitarismo, manifestazione tangibile di un’implosione valoriale ha condotto all’immenentizzazione della verità.

Il mercato “lasciato da solo non può produrre quella coesione sociale” della quale necessita “per poter funzionare”. L’individuo, attore dello scambio economico, agisce secondo ragione quindi ha un orientamento prettamente utilitaristico e volto alla realizzazione del sé attraverso il conseguimento del successo economico. L’uomo si è convinto di essere autosufficiente, di aver generato un’istituzione di “anarchico ordine” che avrebbe sviluppato per sempre le sue potenzialità generando crescita, e quindi benessere. Egli ha relegato il concetto di felicità in prigioni di dominio terreno: il benessere materiale e l’azione sociale. L’uomo ha perduto la capacità di dare ascolto, per dirla con S. Agostino al “senso interno”, atto irriflesso e istintivo per cui la ragione, rendendosi conto della sua condizione parziale e fallibile, ammette al di sopra di sé l’esistenza di qualcosa di eterno. Ha perso “la speranza”, cioè il sentimento che “incoraggia la ragione e le dà la forza per orientare la volontà”.

Sono la volontà e le fonti etiche che la alimentano le chiavi di volta con le quali la collettività riprende le redini del suo futuro, guidandolo. La volontà di donare, che si esprime nella “carità nella verità”, oltrepassa il merito, perché il suo principio regolatore non è la scarsità, ma l’eccedenza. Poiché dono ricevuto da tutti “la carità nella verità” è una forza che costituisce la comunità, unifica gli uomini secondo modalità in cui non ci sono né barriere né confini”.  L’atto del dono è un espressione elevatissima di volontà a-razionale, che funge da lume morale per l’orientamento dell’agire sociale. La carità è in ragione di una volontà: la volontà di verità.

Le parole di Ratzinger sono quelle di un liberale autentico. Convinto che il mercato sia il veicolo per generare crescita e benessere per il genere umano, riconosce le virtù razionali dell’individuo, ma al contempo mette in guardia dalla volontà di voler trovare in esso la verità. La ricerca della verità ha un quid collettivo, non può perciò avvenire a livello della mera ratio individuale e può generarsi solo attraverso la volontà ispirata ad un concetto collettivo, la speranza, alimentata dalla fede.

Ecco perché Benedetto XVI ci spiazza. La forza del suo pensiero a-relativista ha un riflesso orientativo anche per il più umano dei desideri: il profitto.  Il fondamento filosofico dell’agire umano è di nuovo trascendente, ed è di nuovo riposto nella categoria di Dio, laddove l’utilitarismo sublima in carità, la ragione in verità.

  

 

Commenti
06/07/09 20:57
E' proprio il quid collettivo che spaventa
Il papa dice perfino alcune cose sensate. Ma delinea una posizione religiosa che viene poi impugnata dall'autore dell'articolo (e chi sa da chi altri), per giustificare quel "quid collettivo", che per il papa è la LIBERA SCELTA di una religione come punto di aggregazione di massa. (Ovvio che lui tenga per quella cattolica). Qualcun altro invece pare scorgervi la solita giustificazione per lo Stato, SUMMO garante della "collettività", in tutti i sogni dei neonati. Crogiuolo di interessi sporchi e di estorsione coatta nella realtà. L'unico quid collettivo che ha senso, è scelto volontariamente e volontariamente può essere abbandonato. Evito poi di commentare la solita penosa frase (del papa o dell'autore) sulla presunta evidenza di un mercato che con la crisi mostra il fallimento nella sua autoregolamentazione. Non sono enti di mercato la FED, la BCE, le agenzie di rating supportate dai governi, Fannie Mae e Freddie Mac, non sono enti di mercato le regolamentazioni politiche e ancor meno la moneta a corso legale. Il papa e l'autore dell'articolo hanno ancora molto da imparare sul concetto di mercato e di liberalismo.
Lorenzo B.
07/07/09 07:46
No, queste non sono le
No, queste non sono le parole di un liberale autentico, queste sono le parole di chi del mercato non ha capito nulla. Il mercato è un modello di cooperazione sociale ed è proprio il profitto che consente al mercato di funzionare. L'imprenditore anticipa il futuro, che è incerto, e il successo dell'imprenditore sta nell'anticipare correttamente il futuro e fornire i prodotti desiderati dal consumatore. Il profitto è il risultato finale della trasmissione dell'informazione creata dall'imprenditore al mercato. Questa crisi è una crisi della manipolazione dello stato interventista. Il tasso d'interesse, l'informazione delle preferenze temporali nel mercato, viene manipolato e induce all'insieme degli errori imprenditoriali che la recessione poi mette in evidenza e liquida. Questa non è una crisi del mercato e un autentico liberale dovrebbe saperlo bene. Teniamolo bene a mente altrimenti rischiamo di cadere ancora nelle trappole socialiste del ventesimo secolo.
SGZ
08/07/09 14:37
Ho apprezzato la lettura di
Ho apprezzato la lettura di Saccone dell'enciclica, del dato sociale e economico e di quello un po' più teologico. Dagli stralci letti quà e là, sfido chiunque,a poter riassumere e commentare un documento quanto mai denso di spunti, se non dopo attenta lettura e debita riflessione.
Federico F
13/07/09 12:02
Sono completamente daccordo
Sono completamente daccordo con Lorenzo B*. E fa piacere, ogni tanto, leggere qualcosa di intelligente. Le motivazioni economiche dell'agire umano sono un aspetto diverso dalle motivazioni non economiche: non investo e rischio i miei soldi per motivi diversi dalla ricerca del profitto. E guai se non fosse così. Se non si capisce questo, non si è ancora capito come pensa e agisce l'uomo, e quindi come funziona un sistema economico. Personalmente rimango sbigottito nel vedere che un intellettuale come Benedetto XVI possa scrivere qualcosa di così banale. Concludo dicendo che la crisi attuale è stata in definitiva causata da un fattore umano, ossia una politica monetaria troppo lasca, e da uno strutturale, l'aumento del prezzo del petrolio.
Onda
14/07/09 16:12
Carissimo Federico, io non
Carissimo Federico, io non l'ho ancora capito, anche se sinceramente mi sembra un concetto abbastanza banale! E’ fin troppo ovvio che le ragioni economiche facciano parte di un aspetto diverso da quello a cui appartengono quelle non economiche. Ma difficilmente le motivazioni della scelta, della decisione finale, sono sempre riconducibili a queste due categorie. Per fortuna l'agire umano ha ragioni più complesse anche nell’ambito del libero mercato. E per fortuna ci sono imprenditori che ti smentiscono. Sono quegli imprenditori che investono e rischiano i loro soldi per una e più ragioni diverse dal profitto. Quegli imprenditori che finanziano con passione la ricerca pura, per esempio, o quelli che investono tutto il profitto e si indebitano per migliorare gli impianti e le condizioni di lavoro, o per mantenere l’occupazione. Di esempi ce ne sono tanti. Il sistema economico che ha voluto funzionare come dici tu, in modo autoreferenziale, senza tener conto di null’altro che il profitto, è imploso. E senza l’aiuto esterno, e cioè senza gli interventi di altre discipline diverse dall’economia e dalla finanza, sta dimostrando di non essere in possesso di alcuna strategia per rialzarsi. Ben vengano dunque anche le parole di Ratzinger che, anche per chi cattolico non è, offrono spunti per una analisi seria su quanto e perchè è accaduto e possono condurre ad una riflessione profonda, poiché il superamento di questa crisi non sarà il risultato di tentativi. E caro Lorenzo, non riesco a capire cosa significhi per te “ modello di cooperazione sociale”, visto quello che scrivi dopo, e inoltre, sei sicuro che nel 2009, il mercato sia ancora riconducibile solo al meccanismo “domanda-offerta”?
Onda
14/07/09 16:17
Carissimo Federico, io non
Carissimo Federico, io non l'ho ancora capito, anche se sinceramente mi sembra un concetto abbastanza banale! E’ fin troppo ovvio che le ragioni economiche facciano parte di un aspetto diverso da quello a cui appartengono quelle non economiche. Ma difficilmente le motivazioni della scelta, della decisione finale, sono sempre riconducibili a queste due categorie. Per fortuna l'agire umano ha ragioni più complesse anche nell’ambito del libero mercato. E per fortuna ci sono imprenditori che ti smentiscono. Sono quegli imprenditori che investono e rischiano i loro soldi per una e più ragioni diverse dal profitto. Quegli imprenditori che finanziano con passione la ricerca pura, per esempio, o quelli che investono tutto il profitto e si indebitano per migliorare gli impianti e le condizioni di lavoro, o per mantenere l’occupazione. Di esempi ce ne sono tanti. Il sistema economico che ha voluto funzionare come dici tu, in modo autoreferenziale, senza tener conto di null’altro che il profitto, è imploso. E senza l’aiuto esterno, e cioè senza gli interventi di altre discipline diverse dall’economia e dalla finanza, sta dimostrando di non essere in possesso di alcuna strategia per rialzarsi. Ben vengano dunque anche le parole di Ratzinger che, anche per chi cattolico non è, offrono spunti per una analisi seria su quanto e perchè è accaduto e possono condurre ad una riflessione profonda, poiché il superamento di questa crisi non sarà il risultato di tentativi. E un plauso quindi a chi queste parole, le divulga analizzandole. E caro Lorenzo, non riesco a capire cosa significhi per te “ modello di cooperazione sociale”, visto quello che scrivi dopo, e inoltre, sei sicuro che nel 2009, il mercato sia ancora riconducibile solo al meccanismo “domanda-offerta”?
Lorenzo B.
16/07/09 20:24
@Onda: L'individuo isolato
@Onda: L'individuo isolato non partecipa al mercato. Produce e consuma tutto ciò che gli serve. Chi invece non produce tutto ciò che consuma si rivolge al mercato e scambia con gli altri partecipanti. Io coltivo patate e tu allevi polli e se ci scambiamo patate per polli possiamo cucinare il pollo arrosto con le patate la domenica a pranzo. Ovviamente il forno l'abbiamo acquistato sul mercato da chi il forno lo produce che a sua volta comprerà qualche pollo e qualche patata. Ecco perché è un modello di cooperazione sociale e non quel luogo perfido e diabolico che tanta propaganda socialista (anche cattolica visto che i cattolici cambiano idea con il passare delle stagioni) ha dipinto. Lo stato non può che distorcere il mercato e questo avviene anche quando pensiamo che lo stato possa risolvere crisi che ha contribuito a generare. Lo stato non fa apparire magicamente i polli e le patate. Viene ancora da noi a prendersi il pollo arrosto.
onda
18/07/09 10:08
non di solo pollo......
Caro Lorenzo, ti leggo radicalmente convinto e penso quindi che sarà difficile farti venire dei dubbi….ma ci provo. E’ da un bel pezzo che l’uomo non si accontenta del pollo con patate arrosto. Io sono quella che coltiva le patate e a seguito delle mie brillanti transazioni commerciali, la domenica posso mangiarmi il mio bel pollo con patate arrosto. Ma dopo due, tre domeniche il pollo con patate non lo posso più vedere. Avverto forti delle tensioni che mi nascono da dentro e non so bene dove vogliano farmi arrivare. Fatto sta che mi sento curiosa e voglio andare a vedere cosa coltivano altri uomini in altri paesi, anche lontanissimi. Voglio anche vedere come cuociono il pollo. Parto e vedo tante cose mai viste o immaginate, nuove, le voglio anch’io. Sono tornata da poco e ho già voglia di ripartire, perché questa voglia di vedere, conoscere e sapere è diventata insaziabile. Lorenzo è da un bel pezzo che l’uomo non si accontenta del pollo con patate arrosto. E tutto ciò che è venuto dopo il pollo si chiama musica, poesia, pittura, scienza, tecnologia, ecc. tutta la cultura, tutta la conoscenza dell’umanità intera, patrimonio che adesso appartiene anche a te e a me. Tutto ciò è stato possibile perché l’uomo ha anche delle idee che non sono legate solo alla sopravvivenza, anzi diciamolo chiaro: l’uomo non riesce a vivere solo in termini strettamente materialistici e/o utilitaristici, non ce la fa proprio e allora fa anche politica. Certo la politica non deve distorcere il mercato, ma data la complessità raggiunta, le spetta il compito di porre delle regole che correggano o attenuino le distorsioni interne al mercato, perché al mercato non trovi solo venditori di polli e di patate onesti. E quando lo stato arriva protervo a prenderti il tuo sacrosanto pollo arrosto è perché qualcun altro al mercato ha voluto essere più furbo di te e nessuno glielo ha impedito. E questo non è giusto!
Federico F
27/07/09 17:51
Cara Onda, a mio modesto
Cara Onda, a mio modesto avviso, l'impresa crea valore sociale proprio quando svolge compiti che le sono propri. Se un'impresa che genera valore economico si mette a fare donazioni benefiche invece di reinvestire, non crea valore sociale ma, al contrario, lo distrugge perchè, tra le altre cose,: 1) non espande l'offerta di prodotti e servizi ad un prezzo che i consumatori dimostrano di ritenere interessante; 2) non crea occupazione. Entrambi i fenomeni creano le premesse affichè di donazioni benefiche se ne facciano sempre meno in futuro e danneggia proprio i più bisognosi. Metafora calcistica: tu pretendi che un terzino giochi da centravanti. Ma così non fai goal, anzi ne prendi.
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