Venerdì 10 Febbraio 2012
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Con l'Iran il "dialogo" è già fallito. Obama lo sa?

11 Aprile 2008

Il senatore Barack Obama vuole “dialogare” con i nostri nemici in Medio Oriente, Iran in primis. Non riesce a immaginare un happy end della guerra in corso senza “dialogo”. E sembra pure credere che questo sua idea sia qualcosa di nuovo, forse persino di rivoluzionario.

Ma non sa che non è affatto una novità, e ancor meno qualcosa di rivoluzionario. Quella che Obama propone è la stessa politica nei confronti dell’Iran che gli Stati Uniti hanno già abbondantemente sperimentato negli ultimi trent’anni, a partire dalla presa del potere dei mullah nel 1979. Di colloqui ce ne sono stati già molti, ad alto e medio livello, pubblici e privati, tenuti da diplomatici, agenti della Cia e da una variegata schiera d’intermediari, come l’ex premier spagnolo Felipe Gonzales, i nipoti di Rafsanjani, businessmen iraniano-americani, ex membri del National Security Council e della Cia, e altri ancora dalle credenziali più oscure.

Tutti hanno fallito. Come racconta Ken Pollack nel suo libro The Persian Puzzle, tutte le carote sono state offerte e tutti i bastoni sono stati impugnati. Le abbiamo provate tutte. Semplicemente gli iraniani non erano interessati. Mi ricorda quella grande scena di Goldfinger dove James Bond è a braccia e gambe aperte su una lastra d’oro e un raggio laser puntato alle parti intime.

«Aspetti che io parli, Goldfinger?» chiede James Bond. «No, Mr. Bond, aspetto la tua morte».

Questo è l’Iran. I mullah vogliono la nostra morte.

La via del “dialogo” è stata tentata da tutti i presidenti, da Jimmy Carter a George W. Bush, democratici o repubblicani, di sinistra o di destra, in momenti diversi. Perché il senatore Obama, e insieme a lui gli altri profeti del “dialogo” con i mullah, pensano di poter ottenere un risultato diverso? Un uomo sveglio una volta disse che pazzo è chi continua a fare la stessa cosa, sperando di ottenere un risultato diverso la volta successiva.

Benché con estrema lentezza, anche quanti cercano disperatamente di evitare una questione così seria (tra questi non ce n’è stato uno che abbia chiesto al generale Petraeus e all’ambasciatore Crocker cosa pensano si dovrebbe fare nei confronti di Tehran) cominciano senza dubbio a comprendere come il problema Iran sia ormai ineludibile. E questo perché i mullah ci hanno dichiarato guerra nel 1979 e da allora non fanno che ucciderci, ancor più oggi che sono penetrati anche in Iraq e in Afghanistan. Alla richiesta del congressman Wexler di spiegare per cosa stiamo combattendo in Iraq, il generale Petraeus ha fissato tre punti: stiamo combattendo per prevenire un possibile allargamento del conflitto su base settaria, un conflitto che ha paralizzato il paese e l’ha condotto sull’orlo della guerra civile; stiamo combattendo per la stabilità di una regione che è di vitale importanza per l’economia globale; stiamo combattendo contro le evidenti interferenze dell’Iran.

E’ da trent’anni che il “dialogo” si rivela fallimentare, ma l’ubris dei nostri leader supera di gran lunga il comune buon senso. Da Carter a W., ogni presidente ha sposato l’idea che l’accordo sarebbe stato a portata di mano se solo ci fossimo impegnati di più nel “dialogo”. E così abbiamo avuto le umilianti scuse di Bill Clinton e della Albright, l’adesione convinta di W. ai negoziati insieme ai nostri infrolliti alleati europei; l’invito al “dialogo” di vecchi esponenti governativi come Henry Kissinger, Jim Baker, Madeleine Albright e Brent Scowcroft. Ora è il turno del senatore Obama.

E’ solo in un modo che la proposta di Obama può essere considerata rivoluzionaria. Finora, tutti i presidenti hanno almeno preso tempo prima di abbracciare la cura del “dialogo”. Obama potrebbe essere il primo presidente a invocare la cura del “dialogo” prima di entrare alla Casa Bianca.

 

© National Review Online  

Michael A. Ledeen è Freedom Scholar all'American Enterprise Institute.

Commenti
G.Merlini
11/04/08 16:30
Il presidente Carter non
Il presidente Carter non dialogò con l'Iran,scappò a gambe levate.Dopo aver abbandonato lo Sciànon ebbe neppure il coraggio di accoglierlo, malato e morente,negli Stati Uniti,come invece fece quel grande statista di Sadat,forse pagando questo gesto con la vita.Carter il peggior Presidente USA del secolo scorso,è per la maggior parte responsabile della attuale situazione iraniana,talmente compromessa che ormai non rimane che l'uso selettivo della forza.Certo prima di ogni azione è necessario un preventivo e segreto accordi con l'Arabia Saudita.
Daniele57
11/04/08 18:52
L'Iran e Obama
Mi auguro vivamente che non vada al potere Barac Obama, ma se ci andrà sarà costretto a fare i conti con la realtà. Certo potrà anche intavolare un dialgo. Ma io vedo gia la soluzione. Mi spiego meglio, da una parte c'è l'America che vorrebbe uscire dall'Iraq stabilizzato e dall'altra c'è l'Iran che vuole la bomba. E' semplice, tu America non interferisci più nel mio programma nucleare e io Iran smetto di aiutare i Sadristi (per adesso!). Cosi Obama fara bella figura con i suoi elettori e l'Iran, alla chetichella, senza troppo dare nell'occhio, avra la sua bomba con buona pace della Russia che ha fornito ai Komei- nisti la tecnologia per costruire l'ordigno ato- minco. Fine della storia. Poi quando l'Iran sa- rà diventato temibile, tecnicamnete "una potenza di area" nel frattempo saranno passati altri quattro anni e il nuovo presidente USA magari repubblicano dovrà risolvere suo malgrado la do- lorosa questione. Solo che allora il problema sarà 100 volte più complicato e pericoloso. Chi vivrà vedrà.
marco
11/04/08 23:37
Il problema è che quasi
Il problema è che quasi tutto il peso ricade,come sempre,sugli USA.Non mi sembra siano granchè in grado di reggerlo.Eppure,anche Obama,se vorrà difendere,come ha detto,gli interessi degli USA,dovrà cambiare rapidamente idea.
LUIGI
12/04/08 17:41
obama
obama o le spara a caso ,oppure prende in giro tutti , essendo un finto cristiano , islamico amico dei fondamentalisti preparato da anni per questo compito , e cioè inserirsi nel posto di comando più ambito , come mai i fondamentalisti , non hanno emesso fatwe a suo carico , visto che hà abbandonato la religione di suo padre , quindi musulmano per nascita ? se venisse eletto , chi gli impedirebbe di ritonare all'islam e varare leggi a favore dell'islam , ? fantascienza ? forse, lo sapremo presto . luigi
Anonimo
17/04/08 00:52
Obama
il punto è: sono gli americani ad aver causato il regime autoritarissimo dello Shah in Iran, tanto duro da provocare una rivoluzione, che poi è stata dirottata dai fondamentalisti iraniani, che poi hanno implementato un nuovo regime, che poi ha fatto una guerra (provocata dagli americani) con l'iraq, (aiutato dagli americani), che poi ha dato di matto e occupato il Kuwait (chiesto agli americani in cambio del favore compiuto nel fronteggiare gli iraniani), che poi ha provocato la prima guerra del golfo, perchè gli americani temevano che l'IRAQ si prendesse pure l'Arabia Saudita, che con 5 cammelli a proteggere il confine sarebbe stata facile preda, nel frattempo, il supporto cieco a Israele ha creato l'alibi per i fondamentalisti per organizzarsi in società globale dedita al terrorismo, con tanti uomini bomba che, grazie alla fantastica politica internazionale di WASHINGTON, ora ci ritroviamo a saltare in aria a Londra e MAdrid ... oltre che alla mafia in Italia, tirata fuori dalle carceri dagli Americani mentre ci liberavano.etc etc. Credo che Barack Obama sia ciò che il mondo ha bisogno, perchè la sua politica estera è come quella che fu prima di quel cartomante di Reagan e successori ... poi come si fa a dire che Obama è islamico, amico dei fondamentalisti ... sinceramente, senza di voi il centrodestra arriverebbe all'80%, non al 47% (che già è un risultato) .... perchè anch'io sono di centrodestra, ma quando si arriva a parlare di politica internazionale, non mi trovo proprio con i miei co-elettori come voi ... ciao
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