Venerdì 10 Febbraio 2012
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Il controllo sull'esercito e la magistratura

Erdogan se la prende con i militari ma dimentica l'integralismo islamico

24 Febbraio 2010

La Turchia rivive l'ennesimo ciclo della retorica complottista. Da una parte c'è la democrazia egemonizzata dal partito dichiaratamente filo-islamico del premier Tayyp Recep Erdogan, ormai tra gli statisti turchi più longevi politicamente. Dall'altra le denunce, le inchieste e gli arresti contro eminenti personalità degli apparati militari. Ma questa volta è più complicato distinguere realmente tra autori e vittime del complotto.

La notizia dominante è un massiccio arresto di altissimi ufficiali, generali di armata, componenti dello stato maggiore delle tre armi che avrebbero complottato nell'operazione “Martello” datata 2003 per rovesciare il governo di Erdogan e ristabilire un potere secolare. Quasi una cinquantina di personalità in divisa corrispondono a grandi linee alla classe dirigente delle forze armate – tanto per esprimere l'ampiezza di questa “retata” che riduce la portata persino del caso “Ergenekon”.

Attentati alle moschee, dirottamente aerei ed autobombe avrebbero dovuto fomentare un clima di tensione per destabilizzare il governo e invocare un intervento d'emergenza del potere militare. Un copione perfetto. Ma basta uscire dal clamore mediatico per individuare fatti altrettanto influenti e capaci di sviluppare un'altra interpretazione assai differente.

Prima degli arresti dei militari, la Turchia era precipitata in una eccezionale crisi del suo sistema giudiziario. Non si tratta soltanto delle reiterate richieste da parte di Bruxelles per riformare la giustizia turca in senso più europeo e per spingere il processo d'integrazione della Turchia su un binario veloce. Ma già a questo proposito il presidente turco Abdullah Gul ha espresso un parere molto significativo con l'ammettere la possibilità di un referendum popolare sulla riforma giudiziaria proposta dal governo. Con una popolazione in schiacciante maggioranza islamica, sarebbe molto delicato far approvare una riforma in senso laico o filo-occidentale. Forse l'obiettivo è proprio un plebiscito di voti contrari. Ma il vero fulcro della situazione è un altro.

La crisi è divampata nella magistratura e nel suo controllo. In questi giorni nella provincia di Erzincan, nell'Anatolia orientale, il procuratore capo, Ilhan Cihaner, è stato rimosso dal procuratore capo di un'altra provincia, Erzurum, il quale è stato a sua volta sospeso dal supremo collegio dei giudici. Il procuratore Cihaner era impegnato in una delicatissima inchiesta sulle tentacolari ramificazioni di una società segreta, Ismailaga – un sistema di potere che abbinava la religione islamica ad una visione del potere imperniata sulla forte nostalgia ottomana, espressa persino nell'abbigliamento, contravvenendo ai principi legali della società laica della Turchia.

La procura di Erzincan stava investigando su questa realtà clandestina sin dal 2007, giungendo a scoprire solidi collegamenti e sostegni nel governo di Ankara. Ismailaga era sia un abile collettore di fondi, come è nella tradizione dell'associazionismo islamico, dentro e fuori la Turchia, sia una fonte di predicazione integralista, che operava soprattutto negli asili e nelle scuole elementari. A differenza dell'inchiesta contro i generali golpisti, questa inchiesta non sembra destinata ad avere la stessa attenzione.

E' evidente che mettere fuori gioco oggi le forze armate, disseppellendo un piano congegnato sette anni prima, impedisce la saldatura tra i due bastioni del potere secolare: armi e toghe. Non solo: a differenza del passato, adesso è il governo che passa all'attacco, decapitando i vertici militari e avviando una riforma della giustizia per stringere forte il controllo politico sui magistrati. Al centro di questo scontro resta il ruolo di un islam sempre più dominante.

Commenti
luigi
27/02/10 19:20
turchia
caro cazzulini sono ancora io dopo 2 anni e qualche mese come le scrissi le mie parole si avverano , stanno facendo pulizia dei laici fra non molto i moderati turchi che con entusiasmo votarono erdogan e gul avranno un triste risveglio , la turchia non mira assolutamente ad entrare in europa , solo giocare d'astuzia con ue e usa , il passo successivo sarà cambiare la costituzione , e trasformarla in republica islamica , sono quasi pronti per il ritorno dell'impero ottomano ,turchia siria iran più gli avanposti in est europa , e le retroguardie nei paaesi arabi pronti a creare disordini ,così da rendere difficili le decisioni degli alleati arabi , se fossi in loro mi sarei già preso tuua l'area dei balcani tanto non si muoverà nessuno. in europa siamo malati di pace , una malattia che ci consuma piano piano , abbiamo lasciato fare le guerre agli altri che si sono presi i paesi interi un pò alla volta . la pace uccide più della guerra se ogni tanto dai una spolverata al nemico se ne stà tranquillo a casa sua ,ma sei gli dai la chiave della porta quello entra. saluti ci risentiamo quando la sharia aleggierà su costantinopoli con rispetto luigi
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