Venerdì 10 Febbraio 2012
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Consigli non richiesti a Berlusconi e ipotesi sul futuro

7 Settembre 2010

Dopo l’intervento di Fini a molti analisti e commentatori hanno rivolto il loro sguardo a Silvio Berlusconi chiedendosi: “cosa farà ora?”. In effetti il presidente della Camera, in quella celebratissima occasione, non ha fatto altro che rimettere la palla nel campo berlusconiano per aspettare la contromossa.

E’ anche vero, come molti hanno osservato, che le opzioni in mano a Berlusconi non sono molte e tutte includono margini di rischi più o meno ampi. I retroscenisti più informati descrivono in queste un Berlusconi irresoluto, nervoso, che vuole e disvuole a seconda di come cambiano i suoi interlocutori. E’ plausibile che la situazione psicologica del premier sia questa. Annunci come quello di voler coinvolgere il Quirinale nel tentativo di far dimettere Fini da presidente della Camera, sembrano dettati proprio da una scarsa lucidità. Si tratta di colpi sparati a salve, fanno rumore, si fanno notare, ma non producono risultati apprezzabili.

A ben riflettere però, alla domanda su cosa debba fare Berlusconi non è difficile rispondere. Berlusconi deve fare Berlusconi, può farlo solo lui e lo fa con successo da oltre 15 anni.

Conosciamo il profilo della cosiddetta anomalia berlusconiana: un imprenditore di successo che davanti al crollo per mano giudiziaria della Prima repubblica e al rischio antistorico di una resurrezione del socialismo reale, si inventa un partito dal nulla e lo porta ripetutamente al governo, polverizzando decenni di politica ritualizzata e ossificata dal combinato disposto tra il fattore K e le ambigue pieghe del consociativismo. Un politico impolitico che rimedia ad errori, mancanze, conflitti, promesse incompiute, con un rapporto forte e diretto con il suo elettorato. Un popolo che ne coglie il tratto umano e ne apprezza la capacità immaginativa, perdonandogli d’impeto gaffes e incontinenze di vario genere perché in cambio ha intravisto la possibilità di un politica più aperta, più ariosa e più trasparente di quanto fosse stato prima del Cav.

Se Berlusconi è tutto questo, le opzioni per uscire dalla crisi politico-partitica in cui si trova dovrebbero escludere a priori quelli che lui stesso chiama “formalismi istituzionali”. Le trame di palazzo, gli accordi opachi, le trattative infinte sono per Berlusconi quello che la Kryptonite è per Superman, uccidono il suo carisma, lo allontanano dalla sorgente primaria della sua energia: le piazze, la gente, gli elettori.

Per questo Fini, con il discorso di Mirabello, ha invitato Berlusconi a fare da comprimario in un teatrino della politica affollato e ingannevole, pieno di trappole parlamentari, verifiche, trattative, condizioni, scambi e ricatti. Un teatrino in cui nulla è ciò che appare, una macchina scenica che ha il solo scopo di confonderlo, sfinirlo e tenerlo lontano dalla ribalta, dal pubblico.

I “moderati” del suo partito così come quelli di Futuro e Libertà,  parlano di “opzione parlamentare” contrapposta all’opzione delle urne. Meglio questa, si dice, piuttosto che rischiare la via elettorale, a sua volta piena di incognite e di rischi, compreso quello di perdere le elezioni.

Ma per Berlusconi i rischi e le opportunità delle due opzioni non si equivalgono. Il lento sciorinarsi dei vertici, degli incontri, delle cene, dei patti, non è quello che il suo elettorato vuole vedere. Gli agguati parlamentari, la seduzione dei transfughi, gli aventini, le sfiducie pilotate non sono la trama preferita da chi lo segue da 15 anni sulle montagne russe del consenso. Berlusconi è animale da campagna elettorale, i bagni di folla lo ringiovaniscono, i comizi lo alzano di statura, le liste elettorali lo mettono di buon umore. Benchè non priva di rischi la scelta di andare al voto è la più “berlusconiana” delle opzioni.

Non dico che sia la migliore in assoluto. Forse se la situazione economica fosse diversa, se ci fosse spazio per una vera riforma fiscale, se ci si potesse permettere di sfoltire qualche tassa, se ci fosse sul serio un tesoretto da investire nella crescita, se rimanere al governo non fosse solo un tirare a campare, si potrebbero fare ragionamenti diversi. Forse se Berlusconi non fosse Berlusconi potrebbero esserci altre strade, altre alleanze, altri compromessi. Ma non è così.

Non si può chiedere ad un centometrista di correre la maratona. Certo anche i 100 metri si possono perdere, si può mancare il podio. Ma almeno si ha la certezza di arrivare fino in fondo e in piedi.

P.S. Un consiglio pratico: cancellare la riunione dei Probiviri che dovrebbe decidere l’espulsione di Bocchino, Briguglio e Granata. Non per la ragioni per cui lo chiedono i finiani: un pentimento; né per quella suggerita dalle colombe del Pdl: un segnale di distensione. Ma semplicemente perché non se ne sente il bisogno. Già i comitati di probiviri non sono uno spettacolo entusiasmante quando si occupano di comminare sanzioni e punizioni ai membri del proprio partito. Ma a che servono quando si tratta di giudicare esponenti che appartengono ormai in tutto e per tutto a un altro partito?

 

Commenti
matteo
08/09/10 08:31
concordo al 100%
Caro Direttore, difficile non essere d'accordo con lei al 100%. Lo spettacolo dei probiviri, poi, sarebbe davvero da preistoria della politica, da ancient regime, e regalerebbe ai vari bocchino, granata e briguglio l'opportunità per denunciare (nuovamente) il metodo stalinista del PDL. Dio ci scampi e liberi.
lectiones
08/09/10 15:37
Egregio Enrico Mentana
Ottimo il suo Tg7, condotto da un purosangue aduso a molti trionfi. Però devo dirle che la sceneggiata di ieri sera, con un Fini baldanzoso e spocchioso – Regolamento alla mano – che irride al Partito da lui stesso cofondato due anni fa, è stata un po’ una farsa da commedia dell’arte. Mancavano gli Arlecchino, i Pulcinella, i Pantalone, le Colombine ecc., ma c’era Capitan Fracassa: non un Radames cui mancasse un sogno ambizioso, anche l’esercito di prodi è là pronto alle pugnette. Mah! Secondo me, non è un problema di Costituzione, è un problema di dignità. Se la maggioranza che l’ha eletto è conculcata dalla sua neoresipiscenza democratica, è ovvio che dovrebbe deporre tutti gli onori che quella maggioranza ritenne di offrirgli. Non lo fa? Padronissimo e legittimo, ma resta sempre una figuraccia da quattro soldi. Da buon democratico, quale afferma di essere diventato, dovrebbe spogliarsi della POLTRONA (e di Bocchino), semmai lanciarla nell'emiciclo di Montecitorio, e gridare: LIBERTA'! Non serve venirsene in trasmissione con il “Regolamento” della Camera e ostentare che nessun articolo del regolamento prevede la sfiducia e le dimissioni del Presidente della Camera: Regolamento da lui scrupolosamente osservato. Giustissimo, non siamo cosi digiuni di roba parlamentare per non sapere che il “Regolamento” non può trattare delle dimissioni “forzose” del Presidente per manifesta sfiducia di coloro che lo elessero. Lasciamo correre le scuse addotte alla completa indipendenza dell’eletto Presidente da eventuali ricatti di coloro che avrebbero potuto farlo, ma per regolamento ne sono impediti: lasciano il tempo che trovano. I Padri della nostra Costituzione non seppero immaginare un iter dimissionario che prevedesse le dimissioni conseguenti del Presidente della Camera qualora egli si fosse schierato ostile alla maggioranza che lo avesse eletto; non vollero immaginare un simile oltraggio dell’Istituzione VERTICISTICA. Dovrebbe soccorrere il buonsenso e l’etica politica. Eppure, un precedente degnissimo lo si potrebbe trarre da Giuseppe Saragat, Presidente della’Assemblea Costituente con i voti dei partiti dell’Arco Costituzionale (1946-1947), dimissionatosi subito (volontariamente) quando egli ritenne di cambiare schieramento politico (scissione di Palazzo Barberini) fondando il PSLI (6 febbraio 1947). Non ebbe bisogno di nessuna sollecitazione extramoenia, Giuseppe Saragat, per adempiere ad un’azione dignitosa voluta dalla propria coscienza d’integerrimo democratico. Cosa è cambiato dal febbraio 1947 a ieri sera? La qualità delle coscienze politiche? Comunque, dimissioni a parte, che ne sappiamo della casa monegasca? Dobbiamo attendere il giudizio di un Tribunale? Non avremmo potuto conoscere i fatti dalle dichiarazioni spontanee del Presidente senza attendere un autodafé? Celestino Ferraro
camilla
08/09/10 16:31
e se, invece, il tentativo
e se, invece, il tentativo di Berlusconi di coinvolgere il Presidente della Repubblica nei confronti dell'anomalo comportamento di Fini fosse dettato non da una mancanza di luciditò, ma dalla lucida volontà di dimostrare agli Italiani quanto la nosstra Costituzione sia obsoleta?
Marco
08/09/10 16:40
Speriamo che il Cavaliere
Speriamo che il Cavaliere abbia il tempo di leggere questo articolo.... Un colpo di acceleratore del genere ci vorrebbe davvero, altrimenti si buttano via 15 anni di fatiche!
domenico
08/09/10 19:38
grattarsi
Consiglio a Loquenzi e ai suoi disperati seguaci la recita ad libitum: Io mi gratto/tu ti gratti/egli si gratta/noi ci grattiamo/voi vi grattate/essi si grattano.
francoazzurro
08/09/10 21:50
Ancora una volta Berlusconi se la caverà su tutti i fronti.
Così come stanno i 'giochi', direttore mi conceda della fantapolitica.Già il primi due passi sono eccellenti: quello di chiamare a raccolta la riunione di presidenza per poi scendere in piazza con i suoi elettori a Milano i primi di Ottobre. Quest’ultima mossa servirebbe come pressione sul Colle e sugli avversari. L’altra mossa che sta emergendo con Bossi mi pare rischiosa ma assolutamente strategica: Silvio non vuole le elezioni perché sa che tra i due litiganti (lui e Fini) il terzo godrebbe (Pd e ‘consoci’), anche se in cuor suo le desidera, allora potrebbe accettare di farsi mettere ‘sotto’ in Parlamento dalla Lega. Certo tutto è rischioso. Ma, come si dice, il vero statista rischia sempre il tutto per tutto. (Ricordiamo De Gaulle negli anni sessanta quando per ragioni costituzionali dovette rinunciare alla V Repubblica…): è passato alla storia come l’unico vero uomo di Stato; è quanto, credo, alla fin fine Berlusconi in cuor suo desidera…Sarebbe l’unico modo per farsi candidare al Quirinale lasciando a Fini di bruciarsi col via libera a Palazzo Chigi, che sicuramente si brucerebbe, dal momento che la sinistra non tollererebbe un ex fascista al Quirinale…
francesca varese
09/09/10 11:53
oggi le comiche!
Visto che dietro front?!? Il Berlo ha una paura bestia del voto. E dall'altra parte dell'oceano qualcuno ci guarda, non crediate di poter fare come credete cari squadristi della libertà! Da quattro mesi siamo senza ministro dello sviluppo economico (la radio di Confindustria lo ricorda ad ogni GR, praticamente ogni mezzora)e da due senza il presidente della CONSOB, la società di vigilanza sulle società e la Borsa. C'è un governo, ci sono tre anni di legislatura. Soprattutto c'è un programma da rispettare, disatteso in due anni per scudare il premier. Allora che vi serve? Una benedizione a Lourdes, forse!
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