La cronaca si accanisce contro Bruno Contrada. Proprio dove egli è recluso, nel carcere di Santa Maria Capua Vetere alcuni sanitari, funzionari, agenti di custodia si adoperavano per attestare l’incompatibilità di alcuni detenuti con il regime penitenziario. Di qui un florido mercato di diagnosi false a beneficio di uomini della camorra rimessi in libertà (ammalati, drogati, anoressici, con esigenza di frequenti contatti con la moglie, di cure disintossicanti, di cibi sostanziosi…).
A leggere i giornali dei giorni scorsi, tornava alla mente il dramma di Contrada; ed involontariamente gli si faceva ancora più male: quasi si calpestava quella “ultima tunica” di dignità che lo sfortunato servitore dello Stato si porta addosso come se gli premesse non meno dell’affetto dei suoi cari. Non c’è dubbio che questo genere di oltraggio Contrada non lo meritasse. Le cose avevano già incrudelito sulla sua persona. La stessa ipotesi della grazia era stata posta in tempi e modi confusi.
Se ne era parlato sinora soltanto sotto il profilo della procedura ed in termini di ping-pong fra Esecutivo e Corte Costituzionale. Non tutto può essere riducibile a questioni di procedura. Quando fra il diritto di punire dello Stato e il diritto alla vita dell’uomo si determina tale e tanta incompatibilità, proprio l’istituto della grazia serve a restaurare sovranità e credibilità della Costituzione. Tutto il resto rischia ormai di essere mera abdicazione di responsabilità.
Nelle monarchie costituzionali, certo, è più facile tener viva l’idea che la giustizia emani dal sovrano. Si capisce meglio perché la grazia sia un potere esercitato dal vertice dello Stato, a prescindere da sentimenti e risentimenti popolari. La ricerca di un equilibrio tra responsabilità governativa e prerogativa del re indusse a suo tempo Crispi e Pelloux a moderare le loro ansie di repressione. Nel tormentone del caso Sofri, la Repubblica è parsa invece infilarsi nel labirinto dell’ipocrisia.
Nel caso
Contrada si vorrebbe negare
che ci si trovi davanti ad un caso. Sicché spetta davvero al Presidente della
Repubblica diradare al più presto le ombre ad personam che incombono
sulla vicenda. Non sempre lo iustum può essere identico allo iussum
e quando si pretende che sia così vuol dire che la democrazia liberale ha
ceduto terreno alla democrazia giacobina.


SCANDALO PENITENZIARIO S.M. CAPUA VETERE: ORA, LIBERATECI CONTRA
"LIBERAZIONE".......