Martedì 22 Maggio 2012
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Contrada merita la grazia non il colpo
di grazia

24 Aprile 2008

La cronaca si accanisce contro Bruno Contrada. Proprio dove egli è recluso, nel carcere di Santa Maria Capua Vetere alcuni sanitari, funzionari, agenti di custodia si adoperavano per attestare l’incompatibilità di alcuni detenuti con il regime penitenziario. Di qui un florido mercato di diagnosi false a beneficio di uomini della camorra rimessi in libertà (ammalati, drogati, anoressici, con esigenza di frequenti contatti con la moglie, di cure disintossicanti, di cibi sostanziosi…).

A leggere i giornali dei giorni scorsi, tornava alla mente il dramma di Contrada; ed involontariamente gli si faceva ancora più male: quasi si calpestava quella “ultima tunica” di dignità che lo sfortunato servitore dello Stato si porta addosso come se gli premesse non meno dell’affetto dei suoi cari. Non c’è dubbio che questo genere di oltraggio Contrada non lo meritasse. Le cose avevano già incrudelito sulla sua persona. La stessa ipotesi della grazia era stata posta in tempi e modi confusi.

Se ne era parlato sinora soltanto sotto il profilo della procedura ed in termini di ping-pong fra Esecutivo e Corte Costituzionale. Non tutto può essere riducibile a questioni di procedura. Quando fra il diritto di punire dello Stato e il diritto alla vita dell’uomo si determina tale e tanta incompatibilità, proprio l’istituto della grazia serve a restaurare sovranità e credibilità della Costituzione. Tutto il resto rischia ormai di essere mera abdicazione di responsabilità.

Nelle monarchie costituzionali, certo, è più facile tener viva l’idea che la giustizia emani dal sovrano. Si capisce meglio perché la grazia sia un potere esercitato dal vertice dello Stato, a prescindere da sentimenti e risentimenti popolari. La ricerca di un equilibrio tra responsabilità governativa e prerogativa del re indusse a suo tempo Crispi e Pelloux a moderare le loro ansie di repressione. Nel tormentone del caso Sofri, la Repubblica è parsa invece infilarsi nel labirinto dell’ipocrisia.

Nel caso Contrada si vorrebbe negare che ci si trovi davanti ad un caso. Sicché spetta davvero al Presidente della Repubblica diradare al più presto le ombre ad personam che incombono sulla vicenda. Non sempre lo iustum può essere identico allo iussum e quando si pretende che sia così vuol dire che la democrazia liberale ha ceduto terreno alla democrazia giacobina.

Commenti
25/04/08 11:48
SCANDALO PENITENZIARIO S.M. CAPUA VETERE: ORA, LIBERATECI CONTRA
.......O mein uffizen di sorveglianzen di S.M. Kapua Wetere, all'alba di ieri, sul mandamento di tua competenza, una nutrita accozzaglia di camorristi e fiancheggiatori è stata - dico "momentaneamente" perché non si sa mai - posta "al gabbio", unitamente a compiacenti esponenti della polizia penitenziaria, ai medici dell'infermeria ed alla vicedirettrice del penitenziario civile. Si è scoperto, infatti, essere conclamata prassi - negli anni - con diuretici, anfetamine, farmaci e droghe prescritte ed assunte intra-moenia, provvedere a far deperire fino ad un incontestabile stadio larvale i fetenti reclusi nella casa circondariale, così da poterli scarcerare, poi, per motivi "umanitari" e per incompatibilità con il regime carcerario, e rispedirli alle tenere cure a base di lasagne e zuppette, ragù e spezzatini di mammà, ai domiciliari! Possibile che tu, caro ufficio di sorveglianza di S.Maria Capua Vetere con i tuoi magistrati sia stato così generosamente disposto ad applicare la carità cristiana, la riforma penitenziaria, il codice etico, la scienza e coscienza a numerosi, pericolosi e recidivi "guappi" locali, criminali incalliti, virtualmente maltrattati e fantascientificamente o meglio teatralmente sviliti dal regime carcerario mentre il dott. Bruno Contrada, quasi ottantenne, ammalato e NON camorrista, già giunto di per se' al naturale stato larvale, ha conosciuto più volte la durezza, la crudeltà mentale, del rifiuto del medesimo ufficio? Non aggiungo altro. Con Bruno Contrada, la sua famiglia, i suoi tanti estimatori, lo studio legale Lipera, attendo una risposta immediata che, spero, farà seguito ad una tempestiva, fulminea, commissione ispettiva del Ministero di Grazia e Giustizia ed alla quantomai opportuna denuncia del collegio difensivo di Bruno Contrada del quale pretendiamo, per questi atroci fatti e per "analogia" magistral-giurisprudenziale l'immediata scarcerazione! Marina Salvadore - Comitato Bruno Contrada Napoli
25/04/08 12:49
"LIBERAZIONE".......
"LIBERAZIONE" Il 25 aprile, comunemente detto giorno della Liberazione, analogamente ad un altro giorno di “liberazione” dell’epopea risorgimentale del gennaio 1861, segna solo il confine tra una dittatura e l’altra. E’ l’abusata retorica delle due “R”: Risorgimento e Resistenza che - soprattutto al Sud – sono confluite per biologica evoluzione nell’unica grande “R” del Rinascimento Bassoliniano. Tutti i caduti di ogni parte si sono immolati, con idee diverse , in nome della Patria e da essa sono stati, poi, tutti traditi. In ricorrenze istituzionali come queste, imposte fino alla nausea come modelli di virtù, dogmi della summa teologica di una sinistra arcaica di stampo sovietico rigeneratasi in manageriale sinistra giacobina, si dovrebbero commemorare i morti di entrambe le fazioni e non solo quelli di comodo al retaggio politico, voracemente abusati anche nel loro riposo eterno, poiché i morti di ogni fazione hanno combattuto per la propria Causa, credendoci… ed il sacrificio di se’ per un’idea non è un valore politico ma umano: dai reazionari antisabaudi del Mezzogiorno, ai partigiani dei monti ed ai ragazzi di Salò, fino ai martiri ed eroi dei giorni nostri che in battaglie ancora più aspre e crudeli, dove i fucili e le bombe sono stati sostituiti da carte bollate, continuano ad immolarsi per la LIBERTA’. Si dovrebbe celebrare, di questi tempi, tutte le ricorrenze osannanti la retorica della LIBERAZIONE intendendola quale fine a se stessa ovvero - di liberazione in liberazione - liberare le istituzioni del marcio, dei suoi fantasmi, dei suoi capri espiatori. Perché LIBERAZIONE fa rima con ONESTA’ ed è solo un canto afono in un teatro di sordomuti quando insiste nel coniugarsi alla voce “POTERE”. LIBERATECI BRUNO CONTRADA! (marina salvadore)
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