Venerdì 10 Febbraio 2012
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Verso il nuovo sistema

Contratti, le risposte del centrodestra
al mercato e a Confindustria

19 Settembre 2008

Le stime provvisorie diffuse dall’Istat lo scorso 16 settembre, derivanti dalla rilevazione OROS (Occupazione, Retribuzioni e Oneri Sociali) su retribuzioni, oneri sociali e costo del lavoro per Unità di lavoro equivalenti a tempo pieno (Ula), hanno palesato nel secondo trimestre del 2008 un aumento tendenziale delle retribuzioni lorde del 3,0 per cento, rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, nella media del complesso dell’industria e dei servizi. Al netto degli effetti stagionali, tuttavia, le retribuzioni per Ula hanno segnato un calo del 2,5 per cento.

L’Istituto nazionale di statistica addebita tale riduzione all’esaurirsi degli effetti temporanei che avevano prodotto un marcato incremento congiunturale delle retribuzioni di fatto nel primo trimestre. Si delinea così un tasso di crescita tendenziale delle retribuzioni per Ula, nel secondo trimestre di quest’anno, del 4,1 per cento nell’industria e dell’1,9 per cento nei servizi.

L’industria ha sofferto di meno tale diminuzione, avendo registrato un 1,9 per cento in meno rispetto al trimestre precedente, mentre il settore dei servizi ha registrato una riduzione del 2,5 per cento (entrambi i settori al netto degli effetti stagionali). Il settore industriale che ha segnato un incremento tendenziale più marcato è quello dell’estrazione di minerali, con un aumento del 12,2 per cento. La causa è principalmente rinvenibile in due fattori: l’erogazione di incrementi tabellari e una-tantum derivanti dal rinnovo di un contratto nazionale di lavoro e il pagamento di premi aziendali molto maggiori di quelli dell’anno precedente in un’impresa di grandi dimensioni.

Il settore terziario in cui si è verificato un incremento maggiore delle retribuzioni, è quello degli alberghi e ristoranti, con un aumento del 4,1 per cento. Anche qui ci troviamo di fronte ad una crescita sostanzialmente connessa all’erogazione di incrementi tabellari stabiliti da contratti nazionali di lavoro rinnovati di recente. Una diminuzione delle retribuzioni (ancorché lieve: - 0,3 per cento) si è manifestata nel settore dell’intermediazione monetaria e finanziaria, legata all’effetto dello slittamento a luglio di premi normalmente erogati a giugno in alcune grandi banche. Infine, a sintesi delle dinamiche delle retribuzioni e degli oneri sociali, il costo del lavoro per Ula, nel secondo trimestre del 2008, è tendenzialmente cresciuto del 3,1 per cento, segnatamente del 4,3 per cento nell’industria e del 2,1 per cento nei servizi.

I valori che emergono dall’indagine, sia pur provvisori, non possono essere considerati appaganti.  Il tema dei salari è stato uno dei temi più discussi della scorsa campagna elettorale a fronte del forte impatto esercitato sul contesto sociale. Intenti a percepire la propria retribuzione, i lavoratori italiani hanno più volte sofferto leggendo una busta paga tra le più basse d’Europa. Nel corso dell’ultimo quindicennio i salari non hanno peraltro mantenuto un andamento calzante, appiattiti come sono stati dalla sottoscrizione del Protocollo del 23 luglio 1993. Che, nonostante i buoni propositi, in particolare in una fase condizionata da turbolenze finanziarie, ha partorito un figlio tanto indesiderato come l’erosione dei salari. Gli accordi del 1993, ancorché abbiano avuto il merito di formalizzare il metodo della concertazione, tramutandolo da occasionale in strutturale, hanno irrigidito l’azione sindacale che ha perso aderenza con le dinamiche dell’inflazione.

Nella cornice della cosiddetta politica dei redditi, il recupero dell’inflazione è affidato al contratto collettivo nazionale di categoria e, nel caso il rinnovo biennale della parte economica subisca dei ritardi, la tutela dei salari dei lavoratori è garantita grazie alla previsione dell’indennità di vacanza contrattuale (il cui indice di riferimento è il tasso di inflazione programmato e non reale). Tuttavia, l’impianto definito dal Protocollo è fortemente burocratizzato e, come ha spesso ribadito il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, connotato da un’indole tendenzialmente apatica, che ha comportato il livellamento dei salari e della produttività.

Quali soluzioni adottare, dunque, per emergere dal rischio di stagnazione di retribuzioni e produttività? Sacconi il primo passo l’ha già fatto, agevolando il lavoro straordinario: i lavoratori, in via sperimentale dal 1° luglio 2008 al 31 dicembre 2008, beneficiano di una imposta Irpef ridotta al 10 per cento sul lavoro svolto oltre l’orario ordinario. Il minore prelievo fiscale opera entro il limite dei tre mila euro lordi e si rivolge a quei lavoratori che nel 2007 non abbiano percepito un reddito di lavoro dipendente superiore ai trenta mila euro lordi. L’azione economica, che verosimilmente sarà prorogata anche nel 2009, comporterà il passaggio graduale da una detassazione sperimentale (e quindi temporanea) a strutturale, in base alle disponibilità di bilancio. Si prospettano così agevolazioni fiscali su straordinari, incentivi e naturalmente premi aziendali, che in futuro coinvolgeranno tutti i lavoratori, indipendentemente dal reddito percepito.

Un’operazione del genere risponde in modo efficiente alle istanze del mercato e alle richieste di Viale dell’Astronomia, in quanto rilancia la produttività come fattore ineluttabile di crescita, che in un futuro non troppo lontano potrebbe essere sostenuta da un nuovo modello distributivo della ricchezza prodotta, che coglie nella partecipazione dei lavoratori agli utili dell’impresa (secondo il modello tedesco), la chiave di svolta nel rapporto tra capitale e lavoro. Rilancio della produttività che passa in tal modo attraverso la valorizzazione dei risultati ma che, peraltro, necessita in modo ineludibile di una riforma del modello contrattuale, intervenendo sulla durata del contratto, sul peso della contrattazione di secondo livello e sui parametri di previsione dell’inflazione.

A tal proposito, la proposta di Confindustria sulla riforma dei contratti risolve questi tre punti chiave: passaggio della durata del rinnovo contrattuale da quadriennale a triennale; incremento del ruolo della contrattazione aziendale, con effetti premianti nei confronti della produttività (i lavoratori che non godono della contrattazione di secondo livello sono, in ogni caso, tutelati da un procedimento di garanzia salariale); sostituzione dell’indice di inflazione programmata con un indice revisionale (triennale), privo di alcune voci di inflazione importata e realizzato da un soggetto terzo.

Il nuovo sistema contrattuale è pensato in via sperimentale (quattro anni) e sostituirà quello fissato dal Protocollo del luglio 1993, di cui si apprezza il merito per aver  tamponato un periodo di crisi, ma di cui non sentiremo la mancanza, se non per un rigurgito di nostalgia.

Commenti
Stefano Silvi Marchini
23/09/08 23:46
"Contratti,le risposte del centro destra......"
Salve, vorrei far notare che è si un passo avanti l'aver detassato il lavoro straordinaro, ma non sono sicuro che in questo momento possa dare i frutti che in altre situazioni avrebbe dato. In momento come questo, in cui la diminuzione del PIL dimostra che le aziende hanno prodotto meno, quindi sicuramente hanno avuto una minor necessità di ricorrere al lavoro straordinario. Esistono poi settori industriali, come quello del legno-arredo, che stanno vivendo una crisi prfonda. Vi sono aziende che al rientro delle ferie hanno avuto un numero di ordini che si contano sulla punta delle dita e fanno i salti mortali per garantire ai dipendenti il lavoro per un intera giornata. La crisi è dovuta alla stagnazione del mercato interno(la gente non ha soldi da spendere). Ora mi domando a chi giova in questo momento la detassazione dello straordinario. Credo abbia principalmente permeso di far emergere lo straordinario sommerso, ovvero quelle poche aziende che ora ricorrono allo straordnario in maniera più intensa, ora l fanno alla luce del sole. Per rilanciare i consumi e quando aiuture la ripresa di quei settori, oggi in forte crisi, è garantire maggior liquidità a tutti. Come fare? Non so, non sono un economista, sono un semplice cittadine che vive il quotidiano con il suo salario da 1100€, ma ch crede fermamente nel liberismo, nell' occidente, nel centro destra, per il quale sono direttamente impegnato (NON VORREI PENTIRMENE). Una soluzione potrebbe essere quella di detassare la tredicesima di tutti i lavoratori (non solo degli statali), avere il coraggio i abbassare subito le tasse, Tagliare l'IVA o addirittura azzerarla sui prodotti alimentari, rilanciare gli investimenti nelle opere pubbliche.... Certo ci vuole coraggio!!!!!! Grazie per l' attenzione!
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