Le divergenze tra USA ed Europa sulla NATO non sono un focolaio di crisi nelle relazioni atlantiche.
Sdoganare questo concetto, purtroppo, non è facile. Eppure quello che sta avvenendo a Bucarest è un fenomeno molto diverso da una autentica crisi atlantica. E’ vero, casomai, l’opposto: a fronte di una strategia atlantica comune in costruzione, si registrano qua e là divergenze tattiche.
D’altra parte, sarebbe improprio cercare parallelismi tra Schroeder e Chirac, da una parte, e Merkel e Sarkozy dall’altra.
E dire che proprio quest’ultima, invece, è la linea seguita dai think tank americani, tipo la Heritage foundation, che gridano al tradimento da parte dei cugini d’oltreoceano (significativo il pezzo di Nile Gardiner della Heritage pubblicato sul settimanale neocon Weekly Standard: “A Two-Tier Alliance“, che si può leggere liberamente all’URL http://www.weeklystandard.com/Content/Public/Articles/000/000/014/932bkxzu.asp).
In realtà, la similitudine più adatta a descrivere gli eventi è forse quella del diverbio tra due coniugi (UE e USA) sull’atteggiamento da tenere con un cognato di peso (la Russia).
Dall’epoca in cui Dominique de Villepin tuonava contro Washington all’ONU, e i tedeschi seguivano a ruota la linea francese, di acqua sotto i ponti ne è passata davvero parecchia.
Berlino ha ripreso il ruolo di interlocutore privilegiato degli Stati Uniti in Europa continentale, riannodando i fili di una tradizione che risale all’epoca del Piano Marshall e attraversa l’intera Guerra Fredda. Per interrompersi bruscamente sotto il mandato di Gerhard Schroeder, molto attento a cavalcare l’antiamericanismo diffuso in non pochi strati della popolazione tedesca, nel segno di un’intesa totale con i vicini francesi.
Parigi, dal canto suo, ha segnato una “rupture” – anche se in politica estera non è drastica come viene fatta apparire – con il passato recente, e si sta dando un gran da fare a rinsaldare le relazioni con l’altra sponda dell’Atlantico.
Una linea atlantista che passa giocoforza dal rientro nella NATO, da cui la Francia gollista si era estraniata nel 1966. Se lo ricordano ormai in pochi, quel fatidico anno: il 10 marzo 1966, in un promemoria indirizzato alle altre 14 nazioni che all’epoca facevano parte della NATO, il governo francese manifestò l'intenzione di ritirare il personale francese dal quartier generale militare integrato della NATO, di non lasciare più le forze francesi sotto comando internazionale e di richiedere l'allontanamento dal territorio francese dei quartier generali della NATO, delle unità alleate, e delle altre installazioni e basi che non fossero sotto l'autorità francese.
A questo punto, con Parigi e Berlino di nuovo insieme e filo-atlantiste più che mai, il nodo non è più se stare con gli USA o ballare da soli. Gli eventi politici ed economici dimostrano che l’attuale frammentazione globale (il modello “a palle di biliardo”, tutti disuniti e per conto proprio) è pericoloso per la stabilità del sistema.
Solo una grande alleanza, con una dimensione tale da assorbire al proprio interno le innegabili differenze di vedute dei propri consorziati, può garantire i “checks and balances”, pesi e contrappesi capaci di evitare crisi ultimative.
Proprio sulla composizione di questa alleanza si registrano divergenze tra Europa e Stati Uniti. La prima, infatti, ha un approccio più conciliante con la Russia, mentre la seconda non ha ancora rinunciato del tutto a giocare un ruolo attivo nelle repubbliche ex-sovietiche.
L’atteggiamento europeo non si spiega solo con gli ovvi legami energetici ed economici sempre più stretti tra Mosca e il Vecchio continente. Ma soprattutto con la necessità di cooptare – su tempi medio/lunghi- i russi in un fronte che possa realmente fare pressioni, condizionandola, sulla Cina.
Sul versante delle buone notizie, queste colonne segnalano che negli USA il front runner repubblicano John McCain ha già una visione di questo tipo. Il contenuto del suo discorso al Los Angeles World Affairs Council (il testo dell’intervento lo si trova all’indirizzo http://www.johnmccain.com/Informing/News/Speeches/872473dd-9ccb-4ab4-9d0d-ec54f0e7a497.htm) segue infatti questo spartito: India e Brasile nel G8, Russia nel limbo - ma non per troppo - in attesa che la grande alleanza entri a pieno regime.


UE e USA su NATO