Venerdì 10 Febbraio 2012
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Tsunami finanziario

Cosa c'è dietro la caduta libera
delle Borse

4 Marzo 2009

Tutte le maggiori piazze europeee ieri hanno chiuso con pesantissimi ribassi. Milano ha registrato un pesantissimo – 2,42%, Parigi ha perso l’1,04%, Londra il 3,14% e Amsterdam il 3%. Più contenuti i cali di Francoforte, - 0,52% e Madrid -0,7%.

Dall’altra parte dell’Oceano anche Wall Street non è andate bene. Dopo un’apertura all’insegna del rialzo, a metà seduta vi è stato un deciso crollo. Così in chiusura il Dow Jones ha ceduto lo 0,59% a 6.723,47 punti, il Nasdaq in flessione dello 0,14% a 1.321,01 punti, mentre lo S&P 500 ha perso lo 0,65%, chiudendo per la prima volta dall'ottobre del '96 sotto i 700 punti.

I listini europei sono stati sensibilmente condizionati dal pessimo trend americano. E negli USA la massima flessione dei listini è coincisa con le dichiarazione rese dal capo della FED, Ben Bernanke, alla commissione bilancio del Senato Americano. Il banchiere centrale ha affermato che "è meglio agire con decisione oggi per risolvere i nostri problemi. L'alternativa potrebbe essere quella di un episodio prolungato di stagnazione economica che non solo contribuirebbe a una ulteriore deterioramento della situazione fiscale ma implicherebbe anche in bassa produzione, bassa occupazione e bassi redditi per un lungo periodo”.

Dalle parole di Bernanke si desume che la situazione economico–finanziaria è ancora molto grave. Per questo motivo la FED intende mantenere i tassi di interesse bassi ancora per un po’ di tempo ed esorta il Governo Americano a investire ancora più risorse nella crisi. Non a caso il Governatore ha sottolineato le pessime condizioni AIG, esprimendo parole di rammarico per il livello di indebitamento raggiunto dal colosso assicurativo che è già stato in parte nazionalizzato. AIG ha registrato perdite nell’ultimo trimestre per 62 miliardi di dollari e per evitare il collasso necessita di un’ulteriore iniezione di capitale da parte dello Stato.

Va male anche il comparto manifatturiero. Le vendite delle Majors di Detroit registrano un pessimo andamento, nonostante gli ecoincentivi varati dal Governo. Di riflesso ieri il titolo GM ha chiuso con un -1% e Ford ha perso più del 3%.

Certo non è solo Wall Strett a influenzare i listini del vecchio continente. Ieri infatti il Commissario Almunia si è lasciato sfuggire che “Se dovesse emergere una crisi in un paese della zona euro, c'è una soluzione”, lasciando intendere che qualche Paese dell’Unione potrebbe andare in banca rotta. Ovviamente la dichiarazione rilasciata a mercati ancora aperti, ha gettato il panico tra gli operatori.

A nulla è servita la rettifica della porta voce del Commissario secondo cui nessuno Stato dell’Unione sarebbe a rischio di solvibilità. D’altronde in un clima reso già reso difficile dai dati negativi di vendite, produttività e occupazione, una simile dichiarazione si è rivelata una bomba. La leggerezza di Almunia in un clima di grande incertezza e sfiducia, è stata costosissima per tutte le piazze.

Oltre alle esternazioni del Commissario, pesano sui listini le pessime performance delle banche. Gli investitori infatti sono molto scettici a causa della estrema aleaotorietà della posizione di molti istituti. Pesano due fattori. Innanzitutto è difficile quantificare a tutt’ora quanti titoli tossici abbiano in carico alcuni istituti. Secondariamente le banche che in questi anni si sono radicate nell’Est Europa potrebbero patire la violenta frenata dell’economia di quest’area. Si calcola infatti che il sistema creditizio dell’Europa Occidentale abbia investito almeno 1500 miliardi di euro nei Paesi che recentemente hanno aderito all’Unione Europea. L’Italia con i suoi colossi Unicredit e Intesa sarebbe impegnata per almeno 200 miliari di euro. I finanziamenti erogati in queste aree sono stati diretti essenzialmente al settore edilizio e al credito al consumo. I primi ad andare in default in una congiuntura di stagnazione.

Di riflesso gli operatori sanno benissimo che gli interventi dei singoli Paesi UE volti a sostenere la domanda interna, ad esempio gli incentivi alle auto, possono sostenere le rispettive economie ma non possono agevolare la restituzione dei crediti alle banche che hanno investito altrove. Lo stesso Almunia ha chiarito che la ricapitalizzazione delle banche è un compito delle holding – capogruppo. In buona sostanza i Governi che saranno chiamati a sostenere i propri istituti lo dovranno fare anche per una fetta consistente di crediti andati in default in altre aree. E questo oltre a piacere poco ai Paesi UE genera ancora più panico e insicurezza negli investitori.

 

Commenti
Luciano Cecchini
04/03/09 15:37
I dati concreti
Siccome siamo nel pieno di una perversa spirale distruttiva, anche di origine psicologica, cerchiamo di fare un po’ di chiarezza con alcuni dati concreti. Le Borse continuano a penalizzare sopratutto le Banche. Fanno bene ? Per quelle italiane ci sembra, allo stato attuale, un abbaglio clamoroso. Prendiamo il caso di Unicredit, la più discussa. Ebbene, con le quotazioni di oggi (0,89 Euro per le azioni ordinarie e 1,37 per le risparmio) si ha evidenza che il Gruppo è capitalizzato dal mercato appena 12,9 miliardi di Euro. Sulla base di tali cifre, nell’ultimo anno Unicredit ha perduto in Borsa l’ 81,30 % del suo valore. Ma a fronte di tale drammatico dato cosa altro si può, in concreto, dire ? Beh, innanzitutto che il patrimonio netto di competenza del Gruppo Unicredit, comprensivo dei circa 3 miliardi di Euro sottoscritti il 23 febbraio, sfiora i 60 miliardi di Euro. Ponendo a confronto il patrimonio netto e la capitalizzazione, si evince che la borsa da oggi per “bruciati” oltre 47 miliardi del patrimonio Unicredit. E questo perché ? Acclarato che le “tossicità” nel portafoglio del Gruppo sono minime, ora si evoca il peso delle attività nell’est europeo. E’ ovvio che in caso di perdite in tali aree chi risponde sono le Aziende che ivi operano. Sono curioso, e dai bilanci Unicredit ho tratto evidenza che la Viennese Bank Austria Creditanstalt AG (BA-CA) funge anche da sub holding per le partecipazioni e le attività bancarie nell’Europa centro orientale e che Bank Pekao (Varsavia) accentra le attività in Polonia ed Ucraina. Ebbene, il valore di bilancio di tali partecipazioni è per Unicredit inferiore ai 25 miliardi di Euro ! Cioè, se il Gruppo dovesse azzerare, perdendo quindi tutto, le sue attività in Austria (??), Polonia, Ucraina e nel resto dell’Europa centro orientale perderebbe, al massimo, 25 miliardi di Euro. Già questa è una ipotesi molto improbabile, ma anche se potesse accadere, come spiegare gli ulteriori 27 miliardi di patrimonio Unicredit dati per già persi dalla Borsa ?
tacitus
04/03/09 16:13
Rispondendo al quesito posto
Rispondendo al quesito posto dal Sig.Cecchini,bisogna tener presente che le quotazioni in borsa riflettono, più che lo stato di fatto hic et nunc,le aspettetive degli investitori.Se oggi le banche italiane capitalizzano ben al di sotto del valore di libro, ciò è dovuto in gran parte al sentiment negativo imperante.Non escluderi inoltre, che mani forti stiano speculando al ribasso,per acquisire a prezzi di saldo importanti partecipazioni in un ganglio vitale dell'economia occidentale.
Giorgio
04/03/09 16:43
caso Unicredit
22 mld di avviamenti (molto dubbi), 172 mld di HFT (a quali prezzi?) e 67 mld di investimenti (anche su questi molto incerti) senza contare i crediti verso banche (112 mld) che si spera siano onorati e 11 mld di immobili (con il settore immobiliare in caduta): totale 384 mld. Si sta poco ad avanzare dei dubbi sul reale valore di questi asset.
Luciano Cecchini
05/03/09 11:27
Per un "sentiment" documentato
Solo per dar luogo a corretti e documentati "sentiment" di mercato , sembra importante puntualizzare quanto segue: a) L’avviamento, come noto, è rappresentato dall’eccedenza del costo di acquisizione sostenuto rispetto al fair value netto, alla data di acquisto, degli attivi e dei passivi patrimoniali acquisiti. Nella analisi è stato considerato il valore di bilancio di chi ha acquisito, cioè il prezzo pagato (che comprende anche gli avviamenti). b) Le attività HFT (“held for trading” o disponibili per la vendita ) sono obbligatoriamente iscritte al “fair value”, che è «il corrispettivo al quale un’attività può essere scambiata tra parti consapevoli e disponibili, in una transazione tra terzi indipendenti». c) Gli investimenti, se non immobilizzati (e quindi detenuti sino a scadenza e rimborsati al nominale) sono in bilancio al valore di mercato. d) Per gli immobili, di cui non si ha notizia di rivalutazioni, il valore di bilancio è il costo storico e quindi, a mio parere, essendo acquisti moto vecchi sono certamente in grado di esprimere plusvalenze e non portatori di minusvalenze. e) Circa i 112 mld. di crediti verso banche, penso nati a seguito della normale operatività interbancaria, si deve osservare che gli stessi vanno letti in contrapposizione ai debiti verso banche, che alla data erano pari a 183 mld. Ne consegue che il Gruppo Unicredit è “prenditore netto” su tale mercato. Sarebbe invece molto interesssante indagare sulle possibili “mani forti” che potrebbero speculare al ribasso per acquisire a prezzi stracciati importantissimi Gruppi (non solo bancari) di chiaro interesse strategico per il mondo occidentale ! E questo dovrebbe esser compito della libera stampa !
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