L’effetto mediatico c’è stato: la Regione Lazio – e oggi anche la Provincia di Roma – che offrono milioni di euro per diventare soci della nuova Alitalia fa notizia.
Una buona mossa per ottenere visibilità sui giornali e soprattutto per oscurare l’altra – e più dolorosa – notizia: tra breve i cittadini del Lazio dovranno pagare un ticket di 3 euro sui farmaci “griffati”. Il deficit della sanità è alle stelle e la Regione non ha altra possibilità che introdurre questa nuova tassa. Salvo poi scoprire che per mettere soldi sull’Alitalia, qualche risparmio ci sta ancora.
Contraddizioni del bilancio a parte, l’offerta della Regione Lazio – e adesso anche della Provincia guidata dal Pd Zingaretti – ha alle spalle qualcosa emblematico.
Lo Stato sconfitto dal mercato dopo anni di gestioni disastrose dell’Alitalia, ora vuole rientrare dalla finestra – attraverso le Regioni – lì dove ha fallito, immolando miliardi di euro sull’altare di gestioni disastrose. Naturale la risposta stizzita del ministro Scajola: «Gli imprenditori si occupino delle imprese e i governatori dei problemi della gente».
Il principio è questo: Ognuno deve fare il suo mestiere. Le regioni si occupino dei servizi ai cittadini piuttosto che continuare a trasformarsi in imprenditrici dai dubbi risultati.
Senza infierire ricordando le perdite accumulate negli anni da decine delle imprese partecipate dalle Regioni, la questione di fondo resta un’altra: la sinistra italiana – nel 2008 – non ha ancora maturato un minimo di cultura liberale e di mercato. E sotto sotto è ancora innamorata di una visione statalista e ugualitaria che ha fallito nel mondo e nella storia.
Le Regioni in Alitalia sono un esempio di questa visione del pubblico sempre e dovunque.
Quella di Marrazzo sembra perciò una mossa quantomeno inopportuna. A meno che non sia servita – come detto – a mettere la sordina sulla reintroduzione dei ticket.
O – come a questo punto sembra sempre più probabile – a riposizionare lo stesso governatore nel dibattito dentro il Partito democratico. Partito che ufficialmente si è espresso contro il piano Fenice. Un piano che adesso è legittimato anche a sinistra.
Le prossime regionali sono vicine. E anche Marrazzo sa fare di conto.


