Il fronte dei Paesi in via di sviluppo ha trovato il suo vero alfiere al vertice dell’Aquila. Il presidente brasiliano Lula. Oggi sarà a Parigi per un incontro con Sarkozy, ma nei giorni scorsi Lula ha alzato i toni dicendo che il G8 è una formula che ha fatto il suo tempo, la crisi internazionale per essere affrontata adeguatamente ha bisogno di altre geometrie e il G20 è quella più adatta.
Il Brasile si propone come il capofila del BRIC – Brasile, Russia, India, Cina, quattro Paesi che da soli rappresentano il 15 per cento del Pil mondiale e il 40 per cento della popolazione della Terra. Lula è anche il perno di un’altra discussione centrale dell’agenda del G8. L’Iran. Il presidente brasiliano è stato uno dei primi a riconoscere la vittoria di Ahmadinejad e potrebbe anche essere il tramite con Teheran, fino a quando reggerà la politica della mano tesa di Washington. Il viaggio di Lula a Parigi è importante perché il governo francese è stato tra i più duri nel condannare la repressione di Ahmadinejad contro l’Onda Verde.
Sull’Iran al G8 emergeranno probabilmente due posizioni: quella di chi spinge per irrigidire le sanzioni contro Teheran se il pugno di ferro del regime continuasse (Francia, Gran Bretagna, Germania) e chi invece è disposto a concedere ancora una chance all’Iran, nella speranza di rafforzare il fronte moderato iraniano (Obama), o per questioni ed interessi strategici (Russia e Cina). Berlusconi nei giorni scorsi era partito alla carica ventilando nuove sanzioni ma Frattini ha frenato dopo le cautele espresse da Washington.
Anche i vertici del Cremlino sono “seriamente preoccupati” da un’eventuale opzione di forza contro l’Iran e ripetono che le elezioni sono state e continuano ad essere “un affare interno iraniano”. Il peso che Mosca può gettare sul tavolo del G8, per esempio nei termini della sicurezza energetica e collaborazione con gli organismi economici internazionali per fronteggiare la crisi, almeno per il momento, sembra mettere al riparo l’Iran da eventuali ritorsioni.
Di altro avviso la coppia Brown e Sarkozy. La Gran Bretagna viene accusata esplicitamente da Teheran di aver complottato per alimentare i disordini nelle piazze (da qui l’arresto del personale diplomatico britannico), mentre Sarkò attacca frontalmente Ahmadinejad dicendo che si è infilato in “un vicolo cieco”.
Ieri l’Eliseo ha parlato di una “intesa perfetta” con la cancelleria laburista, soprattutto sui temi economici. Brown ha detto che la crisi è a un punto di svolta fissando 5 punti che avanzerà al G8 italiano. Nel documento si confronta la crescita del prezzo del petrolio negli ultimi mesi (+75 per cento) rispetto all'andamento degli scambi commerciali nell’ultimo anno (-10 per cento). Secondo il premier inglese occorre spingere le banche a riaprire i crediti, calmierare il prezzo del greggio, combattere le politiche protezioniste e favorire l’occupazione dei giovani.

