Venerdì 10 Febbraio 2012
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Burocrazia e concorrenza

Dallo scontro fra ENAC e Ryanair escono sconfitti i passeggeri italiani

29 Dicembre 2009

Ryanair ed ENAC sono ai ferri corti. La compagnia irlandese ha annunciato il ritiro dalle tratte domestiche dopo che l’Ente guidato da Vito Riggio, supportato da una sentenza del TAR, ha deciso di obbligarla ad accettare tutti i titoli d’identificazione per far volare i passeggeri. Dal prossimo 23 gennaio il vettore non volerà più sulle rotte italiane dalle 10 basi italiane. Continueranno invece i collegamenti internazionali.

Le parti in causa sono Ryanair, la prima compagnia low cost europea ed in Italia che negli ultimi 12 mesi ha trasportato circa 65 milioni di passeggeri, quasi tre volte il numero di passeggeri trasportati da Alitalia ed Enac, l’Ente Nazionale per l’aviazione civile, l’autorità indipendente del settore aereo. La legge in questione è il Decreto del Presidente della Repubblica numero 445 del 2000 che permette di viaggiare sui voli domestici con un qualunque documento d’identità o equipollente, quali i tesserini degli ordini professionali, la licenza di caccia o la patente nautica. L’ENAC ha formalmente ragione, ma nella sostanza la ragione sembra essere dalla parte del vettore low cost. Modificare il proprio software per adeguarsi ad una legge italiana potrebbe costarle caro, ma soprattutto dovrebbe concepire un software che sia in grado di riconoscere gli “infiniti” titoli d’identificazione validi in Italia.

Ryanair obietta ad ENAC che i propri clienti, nel momento in cui effettuano il check-in online, accettano le condizioni di viaggio della compagnia aerea. Tra queste condizioni è presente quella di presentarsi all’imbarco con la carta d’identità o con il passaporto. Avendo tutti i cittadini italiani il possesso di una carta d’identità ed accettando tutti i passeggeri l’utilizzo di uno dei due documenti richiesti, non si capisce perché si debba arrivare ad una situazione tanto grave. In questa battaglia vi sarà un unico perdente: il viaggiatore italiano.

Dietro questa battaglia di burocrazia si nasconde una guerra più ampia. L’Italia è uno dei paesi nei quali le low cost hanno incontrato il terreno più fertile alla crescita. La quota di mercato di questi vettori è di circa il 40 per cento e sia Ryanair che Easyjet hanno posto diverse basi nelle città italiane. Questo sviluppo è avvenuto in seguito alla liberalizzazione del trasporto aereo europeo, conclusasi il primo aprile del 1997. Oltre ad un fattore legislativo, questi vettori hanno potuto contare su un altro fattore di mercato: la debolezza di Alitalia. Il vettore nazionale, fallito alla fine dell’agosto del 2008, non ha saputo crescere nel decennio successivo all’apertura del mercato a causa di una gestione troppo politica e per nulla economica.

Nel 2008 il clima è cambiato. La rinascita di Alitalia, con la cordata CAI, si è basata sul “Piano Fenice” che prevedeva una forte presenza sul mercato domestico. Questo modello di business è molto differente agli altri vettori nazionali, che invece hanno puntato sulle rotte intercontinentali. Il rilancio di Alitalia è avvenuto anche grazie ad un certo appoggio della politico. Si possono ritrovare tre grandi problematiche che sono dietro la vicenda Ryanair – Enac e che indirettamente si intrecciano all’italianità del vettore nazionale.

In primo luogo la legge 166 del 2008, la quale favorisce direttamente il vettore nazionale. Tale legge infatti ha permesso la concentrazione tra AirOne e la vecchia Alitalia, creando su diverse rotte una situazione di monopolio ed impedendo all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato di intervenire. La seconda problematica riguarda invece la chiusura di Ciampino e lo spostamento dei voli low cost a Viterbo, a due ore di distanza da Roma. L’ex presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, si era addirittura spinto fino alla dichiarazione “chiudiamo Ciampino per aiutare Alitalia”. Ultimo tema, ma non meno importante è il piano degli aeroporti. Questo piano era un’idea dell’ex Ministro dei Trasporti del Governo Prodi, Alessandro Bianchi, e prevedeva quali aeroporti avessero il “diritto” di svilupparsi e crescere. In tutti i tre casi la politica aveva l’obiettivo di “aiutare” il vettore nazionale cercando di ridurre la concorrenza delle compagnie low cost ed in particolare di Ryanair. Alitalia non ha nessuna colpa poiché fa i propri interessi tramite una giusta azione di lobbying per favorire il proprio business. La colpa è della politica che confonde l’interesse nazionale con la nazionalità di una compagnia aerea. 

È importante che i cittadini italiani possano viaggiare, con la più ampia possibilità di scelta e questo può avvenire solo con una maggiore concorrenza. La politica deve intervenire velocemente nell’adeguare la normativa italiana, modificando il DPR che permette di volare anche con un permesso da caccia.

Commenti
daniele
29/12/09 18:15
Ottimo momento per dire che
Ottimo momento per dire che basta uno degli "infiniti" documenti.
Pierpaolo
29/12/09 19:45
Occorre un chiarimento
Il Decreto del Presidente della Repubblica numero 445 del 2000 "permette" di accettare documenti di identità diversi dal passaporto o dalla carta d'identità o "obbliga" ad accettare documenti di identità diversi dal passaporto o dalla carta d'identità?
Luciano Cecchini
30/12/09 11:28
Legge chiara
La legge è molto chiara: ecco il testo dell’art. 35 del DPR 445/2000: “1. In tutti i casi in cui nel presente testo unico viene richiesto un documento di identità, esso può sempre essere sostituito dal documento di riconoscimento equipollente ai sensi del comma 2. 2. Sono equipollenti alla carta di identità il passaporto, la patente di guida, la patente nautica, il libretto di pensione, il patentino di abilitazione alla conduzione di impianti termici, il porto d'armi, le tessere di riconoscimento, purchè munite di fotografia e di timbro o di altra segnatura equivalente, rilasciate da un'amministrazione dello Stato.” E, a mio parere, la legge –soprattutto se come in questo caso non aumenta la burocrazia ma “deregolamenta”- va rispettata. Anche da Ryanair.
Alfredo Errico
07/01/10 16:47
Dallo scontro fra ENAC e Ryanair
Quando si accetta di volare con Ryanair si accetta di portare 10kg max di bagaglio a mano, 15 kg max consegnato, di dover fare check-in 40min prima della partenza, di non avere bevande gratis a bordo, di avere sedili giusti giusti, non avere posto prenotato. Tutto largamente bilanciato dai prezzi Ryanair. La questione della carta d'identità è quindi a mio avviso funzionale ai soli interessi Alitalia, non certo ai passeggeri. La legge è per il cittadino o il cittadino è per la legge?
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