Martedì 22 Maggio 2012
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Berlusconi: "no better friend". Lo dice Clinton non Putin!

1 Dicembre 2010
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"We have no better friend, we have no one who supports the American policies as consistently as Prime Minister Berlusconi has, starting in the Clinton administration, through the Bush administration, and now the Obama administration. Whether it's on Afghanistan, where he has stood with us and provided unstinting support, or the work that he and President Sarkozy and others have done in Europe to try to stabilize the situation in Georgia and on so many other matters, the United States--Republican and Democratic administrations alike--know that they can count on the prime minister to support the policies and values that Italy and the United States share in common."

“Non abbiamo amico migliore, non abbiamo nessuno che sostenga le politiche americane con tanta coerenza come ha fatto il primo ministro, Silvio Berlusoconi, partendo dall’amministrazione Clinton, attraverso quella Bush e ora all’amministrazione Obama. Che si tratti dell’Afghanistan, dove egli ci è stato accanto con incrollabile sostegno, o del lavoro che Berlusconi e il presidente Sarkozy e altri hanno fatto in Europa per tentare di stabilizzare la situazione in Georgia o su molte altre questioni, gli Stati Uniti – senza distinzione tra amministrazioni democratiche o repubblicane – sanno di poter contare sul primo ministro (Berlusconi) per sostenere le politiche e i valori che l’Italia e gli Stati Uniti hanno in comune”.

Era il caso di riportare fedelmente le parole del segretario di Stato americano, Hillary Clinton al verice Osce di Astana. Si tratta di una dichiarazione fatta a caldo davanti ai giornalisti di mezzo mondo e mi pare abbia un peso significativo. Hillary Rhodam Clinton non è una donna incline a facili concessioni o a ipocrisie. Anzi spesso le si rimprovera di essere poco diplomatica e piuttosto “fredda” anche con i più stretti collaboratori. Dire che gli Stati Uniti non hanno “amico migliore di Berlusconi” per quanto possa includere una compensazione dovuta per lo sgarbo dei “cablo” di Wikileaks, va ben al di là di una mera formalità, specie se a dirlo è la Clinton.

Il segretario di Stato avrebbe potuto cavarsela con molto meno: bastava un giro di parole buon per tutti gli usi, una formuletta già sperimentata con questo o quell’alleato imbronciato per la rudezza di qualche vice-ambasciatore. Così non è stato. Rileggetevi con attenzione quella lunga dichiarazione e dovrete convenire che si tratta di un riconoscimento pesante e pensato.

Già mi immagino le obiezioni: Berlusconi ha preteso le scuse e la Clinton è stata costretta a cedere. Già leggo i retroscena di Repubblica di domani sul “gran bugiardo” che vanta amicizie, relazioni e credito che non ha. Chissà come giustificheranno le parole della Clinton dopo aver detto e scritto per giorni che l’Italia è fuori gioco, che è ai margini della comunità internazionale, che Berlusconi non è ritenuto credibile, che nessuno nel mondo lo prende sul serio. Difficile a questo punto spiegare come un personaggio del genere possa pretendere qualcosa dal segretario di Stato americano e ottenerla.

Eppure Obama a Lisbona, pochi giorni prima aveva detto cose simili. E ancor più Obama aveva detto sullo spinoso rapporto Berlusconi-Puntin, nell’incontro a Washington nel giugno 2009, quando aveva riconosciuto che gli “ottimi rapporti tra il primo ministro italiano e il presidente russo erano utili agli Usa” . Hillary Clinton ha solo fatto la summa di anni di ottime relazioni tra il Cav. e gli tutti gli ultimi presidenti americani.

Insomma – Wikileaks  a parte – bisogna mettersi d’accordo: o Berlusconi è davvero il miglior amico degli Usa da quando governa, oppure ha così tanto potere e influenza sui vertici delle amministrazioni americane da poterli costringere a dire, coram populo, cose che non pensano.

 

Commenti
Euplio Franco
01/12/10 18:39
A parte (ex) comunisti, c'è qualcuno sorpreso?
Solo Repubblica, La Stampa ed il fior fiore della stampa nazionale poteva far finta di non saperlo. Berlusconi è risultato uno degli uomini più influenti e potenti secondo Forbes, prima di Sarkozy ed appena sotto Cameron (che non fosse per il Commonwealth, neppure sarebbe comparso). Tra cento anni i politici parleranno di quest'epoca come dell'età di Berlusconi. Ecco, come Bruto e Cassio, anche Fini potrà essere citato. Dovrebbe essere contento di passare anche lui alla storia.
Anonimo
02/12/10 10:14
Anche Bocchino e Granata passeranno alla storia
Giusto, purtroppo passeranno alla storia insieme a Fini anche Bocchino e Granata, il che, francamente, mi sembra un pò troppo
Anonimo
02/12/10 15:03
Tizio e caio
Granata, Briguglio e Bocchino passeranno alla storia come i loro pari Tizio e Caio (accompagnati da Pinco Pallino e Sempronio).
Girolamo
02/12/10 16:40
Avete dimenticato queste
Avete dimenticato queste parole dette dalla Clinton «Caro Silvio, nel`94 ero con te a Napoli e mi ha rattristato molto quello che è successo dopo (l`avviso di garanzia reso noto durante il vertice Onu sulla criminalità), conosco i tuoi problemi ma anche a noi ne hanno fatte di tutti i colori con lo scandalo Whítewater finito in nulla, quindi chi meglio di me può capirti?». Mi pare che rivelino come la pensano gli Americani: Berlusconi avrà tanti difetti, ma la magistratura e la sinistra sono peggio.
Andy
03/12/10 12:58
Perché la Clinton, secondo
Perché la Clinton, secondo voi, poteva dire altro? Avrebbe rischiato di avvalorare wikileaks, quindi dice ciò che in politichese è un'affermaz. di facciata fatta per screditare wikileaks, e non per esaltare il Berlu. Nei dispacci dell'ambasciatore Spogli (non uno di terzo quarto grado, ma proprio l'ambasciatore), il premier ne esce malissimo, e Letta e Cantoni hanno dato il colpo di grazia. Poi se volete credere alle facciate e alle finzioni da copertina fate pure, ma rimanete ridicoli.
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