Venerdì 10 Febbraio 2012
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Dopo l'Israel Apartheid Week

Denunciamo il nuovo razzismo di chi paragona Gaza ad Auschwitz

17 Marzo 2010
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Si è conclusa la sesta settimana mondiale “Israel Apartheid Week”, volta a denunciare il regime di apartheid che Israele imporrebbe in modo analogo a quanto accadde in Sudafrica. L’intellettuale olandese Ian Buruma, che certamente non è un sionista, ha definito questo paragone «intellettualmente pigro, moralmente discutibile, e persino menzognero». Nella settimana un deputato arabo-israeliano ha viaggiato negli USA e in Canada per spiegare che Israele è uno stato di apartheid. Ma se è così, perché esiste un deputato arabo che rappresenta al Parlamento israeliano i cittadini arabi israeliani? E come mai costoro possono avere deputati, persino un ministro, una stampa autonoma, non hanno vincoli a frequentare le spiagge e i ristoranti? Perché questo era l’apartheid sudafricano.

Come mai quel deputato può entrare liberamente nei territori controllati dall’Autorità Palestinese, può avere incontri con i dirigenti di Hamas e Hezbollah, andare e venire tra Israele, Siria e Libano, magari per tenervi propositi anti-israeliani?  E non si dica che le barriere tra i territori di Israele e quelli palestinesi configurino qualcosa di analogo ai bantustan. In primo luogo, perché le barriere hanno una funzione di sicurezza e non di segregazione razziale e sono destinate a sparire appena conseguito un accordo di pace. In secondo luogo perché non si è mai sentito di bantustan sudafricani gestiti in autonomia, persino con una polizia armata.

Nella diffusione di questo indecente paragone porta una grande responsabilità il vescovo sudafricano Desmond Tutu che, diversi anni fa, si scagliò su The Guardian contro il potere della “lobby ebraica”, aggiungendo che «anche il governo dell’apartheid era forte, ma non esiste più. Anche Hitler, Mussolini, Stalin, Pinochet, Milosevic e Idi Amin erano forti, ma alla fine hanno morso la polvere».  La giornalista inglese Melanie Phillips, nell’accusarlo di sfacciataggine, espresse stupore di fronte al fatto che un vescovo cristiano ripetesse «la menzogna del “potere ebraico” confrontato per giunta con quello di Hitler, Stalin e altri tiranni», aggiungendo che era indecente tacere delle persecuzioni dei cristiani da parte degli islamisti nel mondo, e denunciare soltanto gli israeliani che sono sulla linea del fronte di questo terrore.

Queste parole sono oggi più attuali che mai. Dall’accozzaglia indegna che si riunisce annualmente per fare professione di antisionismo – in realtà di odio antiebraico – non c’è nulla da attendersi. Sono i veri razzisti. Blaterano di Gaza come Auschwitz ma non dicono una parola delle vittime israeliane del terrorismo, non una parola dei bambini di Sderot. Se salta per aria una sinagoga o un ebreo viene torturato a morte da una banda islamista a Parigi, voltano la testa dall’altra parte. Parlano di discriminazione ma non dicono che un omosessuale palestinese, se vuole sopravvivere, deve rifugiarsi in Israele. Parlano di apartheid ma tacciono su quel che sta accadendo in Giordania e che il New York Times ha denunciato, e cioè che cittadini identificati come “palestinesi”, pur se aventi la cittadinanza giordana prima che Israele esistesse, ne vengono privati per inventare un diritto al ritorno in Israele.

Condannano il razzismo ma non dicono una parola dei cartelli posti all’ingresso dei locali di Petra: “Vietato l’ingresso ai cani e agli israeliani”. Qualche antisionista nostrano ha commentato: «Che hanno fatto di male i cani?». Da questa accozzaglia pseudointellettuale non ci si può attendere che questo. Ma dagli altri? Criticare Israele si può? Certamente. Ma demonizzare Israele come il concentrato di tutti i mali della terra è un’infamia razzista che nessuna persona onesta deve tollerare.
 

Commenti
Silvano Calzini
17/03/10 10:43
Tragica cantonata
L'antisionismo e il corrispondente filopalestinismo di tanta parte della cosiddetta intellighenzia è una di quelle tragiche cantonate storiche che ci verranno spiegate solo tra qualche decennio. La paragonerei all'infatuazione per la rivoluzione culturale in Cina di qualche decennio fa. Certo che vedere le università europee mettere in atto una settimana di boicottaggio della cultura israeliana mette i brividi.
17/03/10 23:09
E perché Gaza non peggio di Auschwitz?
Il primo insediamento sionista in Palestina è del 1882. Come scrive Jakob Rabkin, gli ebrei autoctoni, poche migliaia, già allora non videro di buon occhio l’arrivo dei sionisti. Vi è stata da oltre un secolo a questa parte una crescente immigrazione clandestina di ebrei sionisti e una politica di espropriazione e aggressione verso i palestinesi autoctoni. Nel 1948 vi fu la pulizia etnica, descritta da Pappe, con distruzione e cancellazione dalla carta geografica di metà dei villaggi palestinesi: altro che Ahmadinejad! Furono cacciati dalle loro case 750.000 palestinesi, pari al 50 per cento della popolazione. Quelli che rimasero sono i “sopravvissuti” ad una “pulizia etnica” che è oggi equiparata dall’ONU al genocidio. Vivono in regime costante di angherie, costretti allo spionaggio, sotto ricatto. Le strade separate, i check points, il Muro, le discriminazioni sono note a chiunque sappia e voglia documentarsi. In ultimo, una legge pare impedisca ai palestinesi perfino il ricordo della Nabka: diritto alla Memoria per gli ebrei e imposizione dell’Oblìo per i palestinesi. Non possono apparire tristi nel giorno della loro umiliazione nazionale. È vero: è improprio parlare di apartheid sudafricano. Si tratta di qualcosa di molto peggio: un genocidio scientificamente programmato. E. Said ben descrive come l’attitudine del sionista verso il palestinese è di semplice ed assoluta “negazione”: il “processo di pace” è stato sempre una ipocrisia, un eufemismo, una presa per i fondelli. Non è Giorgio Israel un sostenitore del diritto al ritorno di ebrei che mai hanno messo piede in Palestina ed al tempo stesso un fervido negatore del diritto al ritorno dei palestinesi che ne sono stati espulsi? L’«eccelso sionista» chi crede di poter ingannare? E perché Gaza non dovrebbe essere peggio di Auschwitz?
17/03/10 23:57
Onestà di chi? La trave e la pagliuzza!
Estratto da una sezione (§ 14) della mia rassegna stampa della VIª IAK: http://civiumlibertas.blogspot.com/2010/03/le-universita-europee-contro-israele.html#quattordici ...Non so se il mio commento sarà pubblicato da Loquenzi, ma poco mi importa. Mi premeva di più scriverlo per questo mio blog e per i miei lettori. Il testo di G. Israel è stato ripreso anche da una testata cristiano-sionista, da me monitorata. Israel crede di aver dimostrato qualcosa per il fatto che esistono alla Knesset deputati palestinesi, o che questi possono recarsi in giro da qualche parte. Si possono concedere parvenze di diritti per meglio negarne la sostanza: l’ora d’aria nel carcere. Sarebbe facile mandare a Giorgio Israel, se già, in Italia, io e lui, non vivessimo in regime di apartheid culturale, di non-comunicazione, un lungo elenco di ebrei israeliani che possono ben confutarlo, da Avraham Burg a Shulamit Aloni, ma evidentemente Giorgino si rivolge ad un pubblico di non informati o ai suoi stessi sodali che hanno bisogno di rinserrare le fila...
18/03/10 01:07
Edward Said sull’apartheid, anno 1995
Edward W. Said, La questione palestinese,p. 248-49: ««…Inoltre poche settimane fa il ministro della Difesa israeliano ha rinnovato per altri tre mesi la chiusura dell’Università di Bir Zeit, una delle più importante istituzioni di istruzione superiore della West Bank, il cui funzionamento è bloccato dalle autorità israeliane dal lontano 1988. Quanti sono stati gli intellettuali e gli accademici occidentali che hanno protestato contro tale pratica repressiva? Avete forse notizia di una qualche campagna di solidarietà con gli studenti ed i professori di Bir Zeit ai quali da quattro anni un governo che, dal 1967 ad oggi ha ricevuto 77 miliardi di dollari di aiuti dagli Stati Uniti, nega il diritto di imparare e di insegnare? Diversamente dal Sudafrica, Israele non ha subito alcun boicottaggio o pressione economica, nonostante le sue pratiche a Gaza e nella West Bank eguaglino e superino anche, quelle usate dal governo di Pretoria nei peggiori momenti dell’apartheid...».
Marco Andreacchio
18/03/10 01:39
Difesa della Civilta'
Purtroppo l'anti-ebraismo non e' fenomeno provvisorio in via d'estinzione, ma emblema della permanenza di un problema permanente: il rancore del selvaggio contro l'ordine civile. Il paladino della civilta' sa da che parte stare.
Marco Andreacchio
18/03/10 01:41
Difesa della Civilta'
Purtroppo l'anti-ebraismo non e' fenomeno provvisorio in via d'estinzione, ma emblema della permanenza di un problema permanente: il rancore del selvaggio contro l'ordine civile. Il paladino della civilta' sa da che parte stare.
18/03/10 10:40
Quale l’argomento?
Dove sta l’argomento? E chi sarebbe il “selvaggio”? Il palestinese sterminato dai sionisti? O l’indiano d’America sterminato dai bianchi venuti a portare la civiltà e l’ordine? E quale ordine portavano i sionisti che commisero attentati al David King Hotel o in Roma all’Ambasciata Britannica nel 1946? Ma non è questo un “razzismo” allo stato puro? Più abietto di ogni altro razzismo? E che vuol dire anti-ebraismo? Che ci si deve obbligatoriamente far incidere il prepuzio, se no si è anti-ebraici? E chi lo dice questo? In effetti, come dice Ilan Pappe ed anche Jacob Rabkin, il peggior servizio che si può rendere all’ebraismo è far credere che l’ebraismo/sionismo dalla Nakba a Piombo Fuso sia la “civiltà” ed il rapporto Goldstone la barbarie.
Antonio Caracciolo
18/03/10 20:21
Israeli Apartheid and the Nabka
Video: Israeli Apartheid and The Nakba By Anthony Lawson* March 17, 2010 - There can be absolutely no doubt that Israel has created an inhuman, illegal and utterly disgraceful Apartheid state, and the international community will never be able to excuse itself if it takes no action against this blatant, ongoing and in-plain-sight crime against humanity. Please join the millions of decent people around the world who are crying out against Israel's ongoing persecution of the Palestinians. Send the link to this video to your elected representative and make sure he or she does something about it. You have to ask yourself: If I keep quiet , will it ever end?.. Fonte: Uruknet.info
18/03/10 21:30
Sul concetto di apartheid
16. Sul concetto di apartheid. – Lucido e informato come sempre, Sergio Romano richiama l’attenzione al significato originario di “apartheid”, che in Sud Africa avrebbe dovuto consentire uno sviluppo separato di due etnie: quella bianca e quella nera. Le cose si rivelarono poi diversamente e l’apartheid ha assunto il significato corrente di una forma di discriminazione dove una parte prevaleva sull’altra. Orbene, senza andare a discettare se nella teologia ebraica esiste all’origine una forma di apartheid fra il popolo eletto, caro a dio, e tutti gli altri che al Dio Unico non sarebbero per nulla cari. Non affrontiamo l’ambito teologico. Abbiamo un apposito blog tematico per questi argomenti. Qui invece è se mai da considerare che nel progetto del sionismo non vi è mai stata un’ipotesi di convivevenza, o compresenza con la popolazione autoctona dei palestinesi, sia pure in regime di apartheid e di discriminazione. Si era cominciato con la finzione che la Palestina fosse una terra disabitata, popolata da pochi “selvaggi” (vedi sopra) che si potevano tranquillamente estromettere ed espellere. Il piano Dalet e la pulizia etnica del 1948 rivelano la profonda natura del sionismo, volto ad eliminare ed espellere ogni presenza “non ebraica”. Magari, si trattasse di “apartheid”! Si potrebbe adottare in tal caso la stessa terapia che ha avuto successo in Sudafrica. In realtà, abbiamo a che fare qui con qualcosa di assai peggio: un razzismo anacronistico, armato fino all’inverosimile e capace di condizionare gran parte dei media occidentali, un razzismo di cui è già prassi riconosciuta la pulizia etnica e l’apartheid, ma il cui obiettivo finale è il completamento del genocidio, ovvero del processo... di pace, che non è altro che la pace dei cimiteri o il completamento non solo dell’espulsione, ma l’allargamento della guerra all’Iran, per ridurre tutto il Medio Oriente sotto soggezione americana-israeliana. A tanta follia sembra che neppure Obama osi arrivare.
Antonio Caracciolo
18/03/10 22:51
Lingua italiana
«…L’emblema della PERMANENZA di un problema PERMANENTE...» Però!
Anonimo
19/03/10 12:26
Israele è uno stato
Israele è uno stato terrorista e genocida, su questo non abbiamo nessun dubbio, dopo aver visto su Youtube come funziona la vita a Gaza e in Cisgiordania. Sono diventato antisionista informandomi. Gaza è molto peggio di Auschwitz e gli ebrei molto peggio dei nazisti, hanno infatti il coraggio di mentire al mondo spacciandosi per una democrazia. Negano il diritto all'esistenza della Palestina con politiche assassine e terroriste, minacciano l'esistenza dell'Iran e dispongono di testate atomiche mai dichiarate e ben nascoste...insomma, se non fossi per la lobby giudaico-bancaria che domina la FED ed il dollaro statunitense, questi sionisti avrebbero dovuto sparire già molto tempo fa...
Stefano Papa
20/03/10 09:03
La storia e i giovani
Non è utile girarsi dall’altra parte di fronte a commenti come quello di Antonio Caracciolo, perché i giovani, le generazioni che man mano si affacciano alla storia non hanno le nostre certezze, non possono avere quella consolidata esperienza degli eventi che abbiamo noi e che ci fa deridere affermazioni deliranti presentate come giudizi storici accertati, definitivi. Immigrazione clandestina: clandestina da chi, da quale legge, quella dello sceicco locale che poneva dazi sui pozzi d’acqua? Quella delle carovane di tuareg? Qual’era la consistenza e la consapevolezza nazionale di una regione centellinata in tribù, sotto l’egida di un impero ottomano in rapido disfacimento? Già allora non videro di buon occhio …: che credibilità hanno affermazioni così generiche? Posso scrivere che mi risulta che in quell’epoca c’erano forti pressioni nelle organizzazioni locali per trasformare il trasporto su cammelli in trasporto su dromedari, o viceversa: chi può contraddire affermazioni generiche, relative a insediamenti senza tradizione scritta, senza giornali, senza nessuna possibilità di documentazione attendibile? Sono noti a tutti Ricatti, discriminazioni, angherie, leggi che “pare” impediscano i ricordi: affermazioni che non costano nulla, studiate nella loro genericità per non poter essere contraddette, anche perché, ovviamente, non possono essere confermate. Mi sembra pleonastico entrare nel merito, come hanno fatto gli altri commentatori e, soprattutto, l’autore dell’articolo, Giorgio Israel. Ma l’eroico Caracciolo che dice dei bambini posti a scudo, caricati di cinture esplosive, invasati dalla propaganda assassina di Hamas, dei Siriani, dell’Iran? Che dice degli attentati che, stranamente, riesplodono ogni volta che si sta per concludere un passaggio del percorso di pace? Che dice di tutte le forze che continuano, nell’Islam, a parlare dei crociati, di assoggettare Roma a Maometto, ad arruolare povere creature ignoranti per faarsi esplodere su qualche aereo o in qualche locale a Tel Aviv, convinti che dall’altra parte qualcuno gli tiene in caldo le Urì? Stefano Papa
23/03/10 10:46
Regole del gioco
Non rispondo ad altri che allo stesso Giorgio Israel, se ritiene di degnarsi nel rispondere a chi critica, aspramente ma civilmente, ciò che abitualmente scrive, deningrando ed offendendo l’universo mondo (ipocrisia, disonestà) e fuggendo davanti alle critiche di chi sentendosi chiamato in causa gli risponde. Ricordo bene, per averla seguita, la vicenda Odifreddi. In difesa di Giorgio Israel scese allora tutto il rabbinato della “Corretta Informazione”, gridando ad un inesistente quanto strumentale antisemitismo. La tecnica è quella classica del Pierino delle barzellette: fa la birbonata e poi si mette a chiamare la signora maestra, che se la prende e punisce quelli che Pierino ha offeso e molestato. Non raccolgo inviti alla rissa provenienti da altri soggetti. L’oggetto della discussione è l’articolo pubblicato, non un qualsivoglia commento all’articolo. Sulla materia della Sesta IAK ho redatto criticamente la più ampia e completa rassegna stampa che esiste in rete: vi ho dato il link. Per altro genere di discussioni ci sono altri spazi. Ritengo di aver letto quanto basta per poter facilmente demolire la propaganda sionista di Giorgio Israel e non ho soggezione nell’affrontarlo, beninteso sempre civilmente sul piano del discorso e degli scritti e chiedendo perfino anticipatamente scusa se la passione civile può farmi uscire dai corretti sentieri della discussione. L’editore Loquenzi nel pubblicare il testo di Israel si è rivolto al pubblico della rete: decida l’editore se vuole apertamente fare propaganda sionista, alla quale ha partecipato, se non ricordo male, in occasione della manifestazione in piazza Montecitorio; o se vuole suscitare e promuovere un dibattito politico. Gli ricordo che faccio parte dello stesso partito del PdL, dal quale non sono mai stato espulso, cosa che accetterei di buon grado, se ciò mi desse la possibilità di comparire davanti ad un collegio di probi viri, per parlare proprio di quella “libertà” e di quel “popolo” che alquanto pomposamente e demagogicamente compare nella intitolazione: POPOLO DELLE LIBERTA'. Quali libertà? dove sono? Il popolo dove sta? Quando mai vi è stata democrazia all’interno del PdL? Se i miei toni possono qui apparire accesi, ricordo che sotto i nostri occhi che non vogliono vedere e con le orecchie che non vogliono sentire, si consuma il Genocidio della nostra epoca, quello del popolo palestinese, a mio avviso più grave del topos Auschwitz, su cui non esiste peraltro libertà di ricerca storica e per il quale ogni anno nella sola Germania migliaia di persone vengono penalmente perseguite, di niente altri rei che delle loro opinioni. Dove stà il "popolo delle libertà"? Con i negatori della più elementare delle libertà: la libertà del pensiero?
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