Martedì 22 Maggio 2012
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Mulini a vento

La verità sui precari che i cantori della scuola pubblica fanno finta di ignorare

13 Settembre 2010
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Oggi le scuole hanno aperto i battenti, e con esse ricomincia la polemica decennale sugli insegnanti precari

Il primo giorno di scuola. Oggi per molti ragazzi italiani è ricominciato l’anno scolastico e, puntuale come le malattie stagionali, ricomincia la polemica decennale sui precari della scuola. Si tratta di una polemica che va avanti da svariati anni e che quest’anno ha come bersaglio il ministro Gelmini reo di aver “espulso dalla scuola” svariate decine di migliaia di giovani insegnanti precari. Per orientarsi sulla questione è necessario fare qualche osservazione preliminare.

Il fenomeno del precariato nella P.A. deriva dalla cattiva abitudine di molte amministrazioni di fare ricorso a forme contrattuali flessibili (contratti a termine, co.co.pro., …..) invece di procedere a regolari assunzioni a tempo indeterminato previo pubblico concorso.

I veri motivi di questa sciagurata prassi sono essenzialmente due: aggirare i vincoli alle nuove assunzioni disposti per contenere la spesa pubblica e disporre di procedure di selezione del personale più rapidi e soprattutto più discrezionali. La flessibilità del lavoro anche nelle pubbliche amministrazioni fu introdotta con le riforme Bassanini che si basavano sul presupposto che fosse opportuno modernizzare anche il lavoro pubblico con l’introduzione di forme contrattuali flessibili, come era già stato fatto – a partire dalla riforma del ministro Treu – per il lavoro privato. Ma alla base vi è un errore di impostazione. Mentre nel privato, per le imprese che sono sul mercato e contatto con la concorrenza, la flessibilità rappresenta un fattore di modernizzazione perché consente di adeguare l’offerta di lavoro alle reali e mutevoli esigenze produttive ed alle effettive capacità economiche delle imprese, nel pubblico nulla di tutto ciò si verifica. Il precariato nella burocrazia è essenzialmente uno strumento al servizio delle peggiori logiche clientelari ed assistenziali. Non è altro che un modo per alimentare la tendenza a gestire la cosa pubblica per favorire le reti di amicizie e conoscenze o, peggio, per proseguire quella folle politica che ha caratterizzato gli ultimi quattro decenni della pubblica amministrazione come ammortizzatore sociale.

Ma il precariato nella scuola presenta suoi tratti particolari, perché in qualche misura deriva da alcuni elementi strutturali che caratterizzano la scuola e la differenziano da tutte le altre pubbliche amministrazioni. Nella scuola il precariato è servito storicamente, e serve tuttora, a supplire alla mancanza temporanea dei docenti di ruolo (malattie, maternità, aspettative). In un qualsiasi ufficio pubblico, se viene provvisoriamente a mancare un dipendente, il lavoro di questo viene normalmente svolto dai colleghi dell’ufficio, o al massimo si potrà applicare un dipendente di altro ufficio pubblico. Nella scuola invece ogni classe di alunni richiede una costante presenza di un insegnante per ogni ora di lezione e quindi l’insegnante mancante temporaneamente deve essere necessariamente sostituito da altro insegnante. Insegnante che, per le supplenze brevi, potrà essere un collega della stessa scuola (semmai di altra materia) ma che, per le supplenze lunghe, non può che essere un nuovo insegnate per l’appunto precario, ovvero non titolare di una sua cattedra di insegnamento.

Per questo è del tutto illusorio pensare di risolvere “definitivamente” il problema dei precari. Se anche, con la bacchetta magica, fosse possibile immettere istantaneamente nei ruoli della scuola tutti gli attuali precari, immediatamente il problema si riproporrebbe perché avremmo bisogno di nuovi supplenti per coprire tutte le legittime assenze degli insegnati di ruolo (ex precari compresi). E ciò a prescindere dagli effetti negativi in termini di qualità del servizio che tale immissione inevitabilmente produrrebbe.

L’unico modo per affrontare il problema precari nella scuola è cercare di ridurre la domanda di personale docente non di ruolo per far fronte alla necessità di sostituire il personale docente di ruolo momentaneamente indisponibile. Il che vuol dire semplicemente aumentare le ore di disponibilità (alle supplenze) degli insegnanti di ruolo. Ma tale soluzione, già praticata negli ultimi anni, potrebbe servire a ridurre il problema ma non certo ad eliminarlo. Se un professore di matematica è assente per sei mesi non posso certo pensare di sostituirlo con la rotazione degli altri insegnati della scuola di italiano, inglese o educazione fisica! O forse potrebbe essere utile porre un limite massimo alle supplenze che i docenti precari possono svolgere. Ciò non determinerebbe una riduzione delle dimensioni del problema ma servirebbe almeno ad impedire che si consolidino aspettative degli insegnanti temporanei verso la tanto agognata immissione in ruolo.

Sono queste le ragioni per le quali gli attacchi al ministro Gelmini sono del tutto sbagliati. La sua unica colpa sarebbe quella di aver introdotto alcune riforme che riducono la necessità di insegnanti temporanei! Ma è proprio questa la strada per ridurre il problema del precariato.

Abbiamo abolito i gloriosi concorsi a cattedra che, pur con tutte le loro pecche, selezionavano i giovani laureati più preparati (vincere un concorso a cattedra rappresentava un traguardo importante).

Abbiamo istituito le fallimentari Scuole di Specializzazione all'Insegnamento ed una procedura di selezione dei docenti che ricorda quella dei vecchi uffici di collocamento.

Ci manca solo che dichiariamo intangibile il diritto dei precari a continuare a lavorare e semmai ad essere immessi in ruolo indipendentemente dalle necessità della scuola ed indipendentemente da una realistica valutazione sul loro effettivo contributo alla qualità del servizio scolastico.

Certo, in Italia troppo spesso la scuola, come le altre pubbliche amministrazioni, è stata governata avendo di mira non le esigenze degli utenti del servizio ma quelle dei dipendenti che vi prestano la loro opera. Il che ha storicamente rappresentato la principale causa della sua dequalificazione. E questo dovrebbe far riflettere i cantori della scuola pubblica, oggi evidentemente troppo presi dalla necessità di cavalcare demagogicamente la protesta dei precari.

 

Commenti
Anonimo
13/09/10 15:19
Gent.mo dr. Mambrino in
Gent.mo dr. Mambrino in mezzo a molte osservazioni condivisibili mi sembra le sfugga la differenza tra "supplente" di un insegnate assente per i più vari motivi e incaricato per tutto l'anno scolastico su un posto vacante, perchè non affidato a personale di ruolo. E' in questa seconda tipologia che si ritrovano la maggioranza dei precari il cui utilizzo trova la sua unica spiegazione nel risparmio derivante dal fatto che i precari, assunti a settembre a giugno ricevono la paga e accessori per undici mesi (dieci mesi di lavoro e 23 giorni di ferie) invece che dodici.
Ciùtur
13/09/10 17:20
Reclutamento
Sono un ex-precario. Nel senso che dopo averci provato seriamente, ho abbandonato la scuola e ora lavoro nel privato. Un modo serio per risolvere il precariato, è chiedere una flessibilità di tipo diverso, a fronte di qualche garanzia in più. Si potrebbe, ad esempio, proporre dei contratti pluriennali (2-3 anni), richiedendo la disponibilità a cambiare istituto, materia e anche città, fra un anno e l'altro. Facendo così si avrebbero docenti polivalenti, in grado di "muoversi" fra materie di uno stesso ambito (es: matematica, statistica, fisica). Passare dal "precariato" ad un "sistema di reclutamento" serio.
Tovaric
13/09/10 17:27
Purtroppo sul tema dei
Purtroppo sul tema dei precari oltre ad una sistematica disinformazione c'è molta ignoranza, ecco alcuni punti da puntualizzare: - buona parte dei precari non sostituiscono temporaneamente personale docente, ma sono una quota permanente dei docenti italiani, io, ad esempio dal 2003 insegno con contratto annuale nella stessa scuola. - il numero chiuso esisteva già con le defunte Ssis, come peraltro il tirocinio obbligatorio, di fatto il Ministero ha attribuito i posti accontentando le varie clientele e non vedo perché questo non debba succedere di nuovo. - dopo quasi dieci anni di lavoro nella scuola, io, come altri precari storici, non abbiamo potuto partecipare ad alcun concorso, abbiamo lo stipendio base senza alcuno scatto stipendiale (previsto invece per gli insegnanti di religione) e non potrò mai far "carriera" nel sistema scolastico, visto che servono 5 anni di ruolo, siamo in sostanza dei paria. Questo tanto per dire come si aiutano i "giovani" e come funziona il sistema Italia. - la qualità dei precari italiani non è sistematicamente scadente conme si vuol far credere, nel mare magnum dei precari c'è di tutto anche personale qualificatissimo, non è un caso che il docente dell'anno premiato dalla Gelmini sia un precario - il merito nel sistema scolastico italiano non esiste e questo conviene anche al nostro datore di lavoro così ci paga il meno possibile - se il problema dei precari non si riassorbe è anche per merito dei sindacati e del Ministero che garantiscono al personale già di ruolo il 50% dei posti di lavoro, così gli insegnanti in pianta organica alle elementari e alle medie si riciclano alle superiori "rubando" continuamente posti agli insegnanti precari che da anni insegnano in quelle classi, alimentando un furioso turn over di insegnanti.
Salvatore Bencardino
13/09/10 17:45
La sua analisi dimostra la
La sua analisi dimostra la completa disinformazione sulla materia trattata. Come già fatto notare, i precari che protestano non sono "semplici" supplenti di docenti in ruolo assenti per vari motivi, ma sono docenti che da anni vengono assunti all'inizio dell'anno su cattedre vacanti (quindi non occupate da nessuno) e vengono licenziati al termine delle attività (dopo gli scrutini finali o gli eventuali esami). Tutto questo per risparmiare sia sui mesi estivi, sia sui legittimi aumenti di stipendio che invece vengono così negati a questa categoria di insegnanti (lasciandoli per decenni allo stipendio minimo). Trattasi di vero e proprio sfruttamento statale.
tacitus
14/09/10 10:25
Vogliamo dire che in Italia
Vogliamo dire che in Italia un docente ha in media 9 alunni. mentre la media Europea è di 1 a 13,5 ? E' irrilevante che molti precari occupino da anni la stessa cattedra : il fatto è che sono in soprannumero. La scuola deve istruire e formare i Cittadini di domani, o deve continuare ad essere un ammortizzatore sociale ed uno stipendificio?
BarbaFroid
14/09/10 11:02
un insegnante ogni 9 alunni....
e come mai mia moglie insegna lettere su 4 classi di 25 alunni?
Fra Diavolo
14/09/10 11:59
Scuola e stato
Non sono insegnante, ma la discussione sui precari è rilevante per tutti. Capisco le difficoltà e il dramma delle persone che prendono stipendi da fame per un limitato lasso di tempo, ma il problema è molto più grande del contingente. 1)Inanzitutto lo Stato: ha occupato la scuola utilizzandolo non per EDUCARE le nuove generazioni ad affrontare il futuro, ma per indottrinarli secondo la logica "stato=bene" e, cosa gravissima, come ammortizzatore sociale perchè non in grado di fornire altro tipo di soluzione. 2)La scuola di stato: non è il detentore del diritto/dovere dell'educazione ma è diritto dovere delle famiglie che possono avere progetti educativi diversi dallo Stato, ma che comunque compiono un servizio pubblico perchè EDUCANO i giovani al domani. Lo stato può intervenire quando legittimamente le famiglie non riescono a fornire una educazione attraverso le loro forze, ma hanno bisogno di un sostegno esterno. Quando scioglieremo questo nodo d'origine, forse anche il nostro sistema educativo uscirà dal tunnel in cui si infilato. Per il momento tiriamoci su le maniche ad aiutare tutti i precari a ricollocarsi traditi da uno Stato chi gli ha promesso la stabilità economicama che non è ingrado di darla (l'unione sovietica insegna).
14/09/10 14:04
Precari
Nella P.A. non dovrebbero esserci "precari" di nessun genere né alcuna procedura di assunzione discrezionale (fatta eccezione per certe mansioni ad altissima specializzazione nelle università e nei progetti più ambiziosi). A occhio, direi che i provveditorati potrebbero tranquillamente permettersi di tenere da parte una pattuglia di "supplenti di ruolo" sempre pronti a tappare i buchi nei vari istituti. Inoltre, il modo principale per evitare l'esubero di aspiranti insegnanti (altamente probabile in quanto per molti il lavoro di insegnante è assai appetibile) è ovviamente quello di abilitare alla professione esattamente tante persone quante ne servono. Questo, tra l'altro, renderebbe del tutto superflui gli incarichi frettolosamente attribuiti a quell'altra specie di "precari". Sul piano teorico, il problema si risolve da sé. In pratica, però, bisogna tenere conto che gli uomini preferiscono una rassicurante illusione a una deludente verità.
Anonimo
14/09/10 15:20
risposta di Mambrino
L’idea che la causa del fenomeno del precariato sia la volontà dello Stato di risparmiare su una mensilità di stipendio, sulle ferie, sugli scatti o sui contributi è francamente ridicola. Se così fosse rimarrebbe inspiegabile il fatto che il fenomeno si trascina da decenni. Capiamo l’antipatia e la sfiducia per l’avido ministro Tremonti o per l’incapace ministro Gelmini, ma possibile che nemmeno schiere di ministri dell’istruzione sinceramente democratici e leali amici della scuola pubblica non siano riusciti a risolvere questo dramma? Per il resto è ben vero che una quota (non maggioritaria) dei precari è rappresentata da insegnanti con incarico annuale, ma è altrettanto vero è che se quelle cattedre vengono coperte con incarichi annuali non è per la perfidia del ministro, ma perché vi sono delle ragioni oggettive che non lo consentono (ad es. docenti in aspettativa per incarico politico, sindacale, per gravi malattie etc..) Se poi la presenza di numerosi docenti di ruolo soprannumerari riduce la necessità di coprire le cattedre scoperte con docenti temporanei annuali questo non rappresenta un complotto ai danni della scuola pubblica o un attentato ai diritti dei lavoratori ma semplicemente il frutto di una più organizzazione del servizio scolastico economicamente più efficiente. La verità e che sinché i problemi della scuola italiana (come quelli dell’università o quelli della pubblica amministrazione) verranno affrontati mettendo al primo posto le esigenze di chi ci lavora, parlare di qualità della scuola pubblica rimarrà un vano esercizio retorico. Le legittime aspettative di vita e professionali dei docenti temporanei devono trovare risposta con altri strumenti e non certo ingessando il nostro sistema scolastico con immissioni in ruolo di massa le quali, oltre a determinare un gravoso onere finanziario, finirebbero per dequalificare il servizio. Saremo peraltro disponibili a cambiare idea quando potremmo osservare masse di genitori inferociti urlanti: “Ridateci i precari!”
Ciutur
14/09/10 17:33
@Anonimo - 14/09/10 16:20 - risposta di Mambrino
Condivido in parte il suo commento: la scuola è per gli studenti, e non per i professori. Le faccio però notare che, attualmente, il percorso di ingresso al ruolo per un docente passa per un certo numero di anni di precariato (5 minimo, 10-12 in media), in quanto lo strumento del concorso ordinario seguito dalle nomine è stato "abolito" (l'ultimo si è tenuto, se non ricordo male, nel 1999). Questa cosa ha un impatto sulla qualità della scuola, perchè solo chi è in grado di reggere a questo percorso, poi entra di ruolo. Se una persona professionalmente valida può scegliere fra l'insegnamento (percorso di reclutamento incerto, lungo e precario) o anche un altro tipo di lavoro, secondo lei cosa farà?
Anonimo
11/11/10 18:51
Gloriosi concorsi a cattedre???
"Abbiamo abolito i gloriosi concorsi a cattedra che, pur con tutte le loro pecche, selezionavano i giovani laureati più preparati (vincere un concorso a cattedra rappresentava un traguardo importante." ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Io sono uno di quei, ora aimè non più giovani, tanto invidiati "laureati più preparati" selezionati dai mitici concorsi a cattedra. Concorso per le scuole superiori di II grado del 1983, classificato terzo nella provincia, quinto nella regione su oltre 500 concorrenti, in ruolo dal 1985 in una prestigiosa scuola della mia città. Bene, sono ormai 8 (dicasi otto anni) che di fatto faccio il precario di ruolo, percorrendo anche 150-200 km al giorno, fra più sedi anche lontane fra loro, ogni anno diverse, un paio d'anni anche alle medie a combattere orde di ragazzini terribili, rientri pomeridiani per riunioni, stipendio all'osso per via delle spese, stanchezza, rischi connessi e quant'altro. Curriculum specchiato, mai un rimprovero, 2-3 giorni di assenza ogni 20000 Km (ormai il mio metro è il km e non il giorno). Francamente, più che un privilegiato mi sento uno sfigato di ruolo. Solidarietà ai colleghi precari ma non crediate che altrove siano tutte rose e fiori.
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