In ognuno dibattiti presidenziali, Barack Obama ha dichiarato che la “deregulation repubblicana” è responsabile dell’attuale crisi finanziaria. Probabilmente, la maggior parte dei telespettatori ha preso per buona l’affermazione, specialmente perché i Repubblicani, in generale, favoriscono la deregolamentazione.
Nel discorso del senatore, però, mancava un fatto essenziale: mentre è vero che nel corso degli ultimi trenta’anni l’economia statunitense ha conosciuto una deregulation imponente, è anche vero che il settore finanziario non è stato nemmeno sfiorato da questo fenomeno, infatti, l’unica legge che ha avuto un qualche effetto su chi si prende i rischi finanziari è stato il Federal Deposit Insurance Corporation Improvement Act del 1991, adottato durante la prima amministrazione Bush, a seguito del collasso della legge sui risparmi e prestiti (Savings and Loans).
L’FDICIA, comuque, ha sostanzialmente inasprito le regolamentazione delle banche commerciali e dei S&Ls, includendo rapide azioni correttive nel momento in cui il capitale d'una banca dovesse scendere sotto i livelli adeguati e severe multe ad personam nel caso in cui la dirigenza di un qualsiasi Isituto di credito dovesse violare leggi o regole vigenti.
Se a Obama fosse stato chiesto di fare un esempio della “deregulation repubblicana”, avrebbe probabilmente citato il Grahm-Leach-Bliley Act del 1999 (GLBA), diventato un facile bersaglio per i Decmocratici che vogliono rinfacciare qualcosa ai Repubblicani. In realtà si tratta di un argomento piuttosto complesso. I maggiori sponsor di questo decreto erano, in effetti, Repubblicani, ma la legge è stata supportata anche dall’Amministrazione Clinton e sottoscritta dallo stesso Bill Clinton. Ora, l’abrogazione di una parte del Glass-Steagal Act del 1933, sembra abbia contribuito in qualche modo all’attuale crisi finanziaria. Il che è piuttosto curioso.
Adottato all’inizio del New Deal, il Glass-Stegal Act, aveva lo scopo di separare gli investimenti dal settore bancario-commerciale. Nello specifico, proibiva alle banche commerciali di sottoscrivere o scambiare titoli azionari e di affiliarsi a Istituti che operavano principalmente in quel settore. Il GLBA ha abrogato solamente la seconda di queste misure, facendo in modo che le banche e gli Istituti azionari potessero affiliarsi sotto la stessa holding. In questo modo la J.P. Chase ha potuto acquisire la Bear Stearns e, la Bank Of America, ha potuto fare lo stesso con la Merril Lynch. Nonostante ciò, alle stesse banche era (ed è ancora) proibito sottoscrivere o scambiare azioni.
Lasciare alle banche e agli Istituti azionari la libertà di riunirsi sotto la stessa holding non ha sortito alcun effetto sull’attuale crisi finanziaria. Infatti, nessuna delle banche d’investimento che hanno avuto problemi – Bear, Lehman, Merril, Goldman o Morgan Stanley – erano affiliate con banche commerciali e nessuna delle banche che avevano affiliazioni importanti con Istituti azionari – Citibank, Bank Of America e J.P. Morgan Chase, per esempio, sono tra quelle banche che –fin’ora – hanno avuto seri problemi finanziari. Al contrario, la possibilità che questi Istituti di credito avevano di diversificare le loro attività extra-bancarie è stata la ragione del loro successo.
Quello che è ancora più importante, poi, è che le banche che hanno dovuto soccombere ai problemi finanziari –Wachovia, Washington Mutual e Indy Mac, tra le altre, si sono messe nei guai a causa dei loro investimenti nei mutui-spazzatura o nei titoli sostenuti da questo tipo di mutui e non a causa delle attività azionarie di un Istituto a loro affiliato. Le regolamentazioni della Federal Reserve hanno invece significativamente limitato le transazioni tra banche e Istituti affiliati.
Se il Senator Obama avesse davvero voluto puntare il dito contro un tipo di deregolamentazione che potrebbe aver causato l’attuale crisi finanziaria, allora avrebbe dovuto guardare indietro al 1998, quando l’amministrazione Clinton stabilì che Fannie Mae e Freddie Mac avrebbero potuto soddisfare le loro accessibili obbligazioni nel settore abitativo comprando mutui subprime. Il che, ha fatto si che Fannie e Freddie fossero in grado di mettere a bilancio trilioni di dollari in prestiti-spazzatura, cosa che, a sua volta, ha portato al loro stesso collasso e allo sviluppo di un mercato di questo tipo di mutui che a sua volta sta alla base della crisi contro la quale ci troviamo a combattere oggigiorno.
Per finire, riguardo alla deregolamentazione della crisi finanziaria, il Senator Obama dovrebbe considerare la sua stessa complicità nel fallimento che ha portato il Congresso Usa a non adottare una legge che avrebbe potuto impedire il crollo dei mutui subprime.
Nell’estate del 2005, il Senate Banking Committe fece uscire un decreto legge mirato a restringere considerevolmente le regole per Fannie e Freddie, inclusi i controlli sui loro capitali e sulla loro capacità di tenere in mano portafogli di mutui o titoli sostenuti da mutui. Tutti Repubblicani votarono per l’approvazione di questo decreto, tutti i Democratici, invece, votarono contro. Per potere portare il decreto anche al Senato c’era bisogno soltanto di una manciata di voti da parte dei Democratici. Era questo il momento di dimostrare quella leadership che il Senator Obama dice di poter offrire agli Americani, ma né lui, né nessun altro democratico fece un passo avanti.
Invece Obama scrisse una lettera, di sua propria iniziativa, al Treasury Secretary, a quanto pare facendo in modo di far sapere a tutti che secondo lui i mutui subprime erano un affare pericoloso contro il quale bisognava fare qualcosa. Il che è illuminante: perché se è vero, allora vuol dire che Obama era al corrente del fatto che c’era un problema con i mutui subprime, ma non aveva intenzione di confrontarsi con il proprio partito per fare in modo di far passare una legge che potesse controllare questi mutui. Come dimostrazione di carattere e di capacità di leadership, ricorda un po’ troppo da vicino un’altro vizio nel passato del Senator Obama: Votare presente. (Barack Obama detiene un record negativo: ha votato “presente” - senza decidere per il sì o no -129 volte quando era senatore dell’Illinois, ndt).
©Wall Street Journal
Traduzione Andrea Holzer


l 'articolo, molto
x giulio Ricci
poche poche