Sembra che l’abbia imparata a memoria e che la usi in ogni circostanza. La locuzione del guardare il dito che indica la luna, anziché la luna indicata dal dito, è una costante nell’oratoria dell’ex pm più ignorante d’Italia. L’ha usata anche questa volta, benché rivolta contro Franceschini, suo alleato di fatto nelle scorribande verbali contro i provvedimenti della maggioranza.
Di Pietro appare come l’immagine di una contrapposizione politica pregiudiziale. Ed appare in tutta la sua evidenza il modo della ricerca dell’insensato scontro polemico di un ex PM entrato sulla scena politica per mettere a frutto la popolarità ricavata dalla sua interpretazione giustizialista, sommaria e autoritaria della moralizzazione della politica.
Di Pietro vive di effetti speciali, di urla, di sentimenti dirompenti, di minacce. Vive nello stesso modo di quando era poliziotto-magistrato e faceva, metaforicamente, tintinnare le manette. Ha bisogno di un nemico contro cui battersi, come un don Chisciotte coi mulini a vento. Ma i suoi nemici di sempre sono la ragione, il buon senso e la lingua italiana.
"Come al solito, Franceschini guarda al dito e non alla luna, criticando chi denuncia lo scandalo e non chi lo commette. Ce lo ricorderemo alle prossime regionali". Caldarola sul Giornale sostiene che sia la solita sceneggiata, un modo di sostenere le parti e che in definitiva i 2, Franceschini e Di Pietro, siano speculari tra loro. Sarà anche così, ma il PD dovrebbe avere uno spessore diverso; nasce dalla fusione di partiti che hanno cavalcato per anni la retorica antifascista e che, tra molte contraddizioni, vengono da storie ben distinte da quella della rinascita fascista e del qualunquismo di uno come Di Pietro.
Un'intimidazione, quella del leader dell’Idv, che meriterebbe risposte più dignitose delle timide prese di posizione di Franceschini e del PD. L'ex Pm, già raffigurato come il terribile saladino, barbaro senza morale, violento come un rapace, mette a segno un’ulteriore freccia del suo arco, scagliata contro la democrazia e contro le sue regole. Di Pietro sembra un uomo proteso ad occupare la scena dell’opposizione per usarla contro la civiltà del confronto. Un uomo che si dimena ogni qualvolta che sulla scena politica si affaccia la possibilità di convergenze, di dialogo politico nel Paese, di obiettivi comuni da raggiungere.
Il suo voleva essere un aforisma che ponesse l’attenzione sull’incapacità degli altri di guardare alla sostanza, limitandosi ad osservare solo le forme. Ma è stato invece l’esatto contrario. E’ uno stereotipo del suo metodo di fare opposizione: molto attento agli effetti e poco invece ai contenuti. Più rumore che sostanza, come i petardi dei fuochi di artificio insomma.
Attaccare il Presidente della Repubblica, impegnato a ricercare il confronto civile tra maggioranza ed opposizione, attento osservatore delle regolarità formali, costituzionali e sostanziali delle leggi, è solo un tentativo di esasperare la polemica. I modi di Di Pietro richiederebbero più attenzione e richiami più rigorosi contro la deriva eversiva.
Osservare che il Presidente della Repubblica chieda interventi alla legge sulle intercettazioni telefoniche, perché non costituiscano ostacolo al cammino della giustizia, è azione degna di rispetto, perché attinente al ruolo del Capo dello Stato, garante della Costituzione, del rispetto delle leggi, della dignità dei cittadini, della loro privacy, della civiltà giuridica e della libertà d’informazione. Quest’ultima è, infatti, cosa ben diversa dalla spettacolarizzazione sui giornali della vita privata dei cittadini, è diversa dalla diffamazione e dall’uso di scorci di conversazioni ed istantanee di immagini, usate per la denigrazione dell’avversario politico.
Di Pietro si è montato la testa, aspira ad emergere dalle rovine di un'Italia demolita da una guerra civile, che istiga senza vergogna. Spinge per un'Italia immobile, senza riforme, ricca di gossip, inutile, rozza, incivile e violenta. Un’Italia dove anche un vincitore di concorso in magistratura conti più della sovranità del popolo.


la nobiltà di di pietro
Unni e Mongoli