Avrei preferito chiudere il diario all’inglese, facendo finta di niente. Ma non me lo concedono. Vogliono assolutamente un commiato. E allora debbo mettere per iscritto quello che, per pudore, avrei voluto affidare a uno sguardo d’intesa o a una frase appena accennata. Innanzitutto dei ringraziamenti.
A Gianni, rude ma buono. E, soprattutto, discreto. Non sempre risolve i problemi come avresti voluto tu ma sempre non te lo fa pesare: il massimo che c’è. Gli debbo anche delle scuse. Quando si poteva, in ogni punto della Toscana nel quale ci si trovava, preferivo rientrare mentre lui insisteva per pernottare. Non capivo perché. Poi mi sono venuti in mente i suoi due piccoli Edoardo e Mariasole che, a quanto pare, di notte invece di dormire fanno il mundialito. E ho realizzato. Ma era troppo tardi per recuperare.
C’è chi per lunghi giorni ha esaltato le “due Simone”. Io, nel mio piccolo, vorrei fare lo stesso con le “due Claudie”. Sono speculari, perfette nella loro opposizione. Una è la mia assicurazione sulla vita. Senza il suo ordine, la sua precisione sarei letteralmente perso. In questa campagna ha gestito le retrovie, coprendo splendidamente la ritirata. L’altra, di contro, è il casino disorganizzato. Come una giornalista di razza si concentra solo sulla palla che sta giocando. Ma in quest’arte è imbattibile. E poi, a partire dalle 10 di mattina, dopo aver esaurito le due-tre ore di dormiveglia che ogni giorno si concede, sa masticare lavoro come nessuno: a suo confronto persino Gattuso appare un dilettante.
Beppe Lanzilotta, per evitare lo stress della campagna, ha pensato di ammalarsi e così si è saltato una settimanella. Per il resto è stato encomiabile. E’ sua l’idea della trasferta parigina. E’ sua l’idea della “colletta” tra gli amici (a proposito, Beppe, Uccio, Francesco, Giovanni, Roberto, Cristiana D., Giancarlo, Salvatore, Fabio, Mario, Oscar, grazie ancora!). Soprattutto, Beppe è disponibile ad accogliere le mie sfuriate con tetragona serenità tutta meridionale. Credo che vi sia, in questo atteggiamento, una discreta sicurezza in se stesso e nelle sue abitudini. Ma anche la certezza dell’affetto che in questi anni ci ha legato.
Due vecchi amici, che conosco da una vita, anche questa volta hanno fatto la loro parte garantendo al mio mondo una continuità a prova di campagna elettorale. Mi riferisco a Roberta e a Giancarlo. Cristiana V., tra le altre, ha assorbito anche le mie ansie contribuendo a far svolgere splendidamente a l’Occidentale la sua prima campagna elettorale.
Fin qui i miei collaboratori abituali. Debbo poi ringraziare “i ragazzi di Raimondo” per quello che hanno fatto a Pisa e non solo; il partito d’Arezzo che mi ha praticamente adottato e quello di Siena col quale abbiamo imparato a conoscerci; Leonardo e i “liberi circolanti” di Firenze, specializzati nell’arte dello “speriamo che me la cavo”. Grazie anche a Benedetta Bellini per avermi seguito, assecondato, cercato d’apprendere con critica disponibilità: una prova di fiducia insomma.
Resta ancora qualcosa d’inevaso. L’incontro più importante? Quello con Khaled Fouad Allam. L’iniziativa più stravagante? In canonica assediato con Ferrara con il quale, come d’abitudine, si marcia divisi per essere colpiti uniti. La capitale della campagna elettorale? Senza dubbio Terranuova Bracciolini. Ci sono passato tre volte; una in più che a Parigi. La sorpresa più bella? La vicinanza della mia famiglia, e non soltanto di quella ristretta.
Infine, l’ultima parola è dedicata ai lettori. Questo diario è iniziato per gioco. Lungo la via qualche volta, non lo nego, è stato anche una fatica. Mi ha però aiutato a non perdere la disponibilità a stupirsi per quel che la vita sa proporti. Più di un lettore mi ha scritto che anche lui, dalla lettura dei commenti quotidiani, ha ricavato un qualche beneficio. Lo ringrazio perché io, all’inizio, non ne ero affatto sicuro. Qualcun altro ha addirittura aggiunto che il diario gli mancherà. Anche a me, lo confesso. E pure questo solo qualche giorno fa non l’avrei mai detto.


Auguri
elezione