“E’ tempo che gli americani capiscano che governare è un lavoro duro e che nessun Presidente ha la bacchetta magica per risolvere tutti i problemi”. Chi è Ellie Light? Chi si nasconde dietro lo pseudonimo che ha inviato la stessa lettera piena di ardente fiducia verso Obama, riuscendo a farsi pubblicare nella rubrica delle “Lettere al Direttore” di oltre 68 testate nazionali, compresi “Politico” e il “Washington Post”? (A proposito, L.&E. è l’acronimo di Letter to the Editor).
Forse si tratta della signora Barbara Brooks, infermiera precaria e vagabonda che ha confessato in radio di essere lei la grafomane misteriosa. Oppure stiamo parlando del suo ex marito, il 51 signor Winston Steward, che ha ribattuto al Plain Dealer: “Sono io ad aver inviato le lettere ai giornali”. (Winston passava il tempo inseguendo il presidente con Twitter.) Forse il signor Steward era così geloso della gloria raccolta in pochi giorni dalla sua ex moglie che ha voluto prendersi il merito dell’epistolario, ma se Ellie era un uomo come mai ha un grazioso stile femminile?
Dietro lo pseudonimo potrebbe celarsi un non meglio identificato “Obama boy” pronto a difendere con ogni mezzo l’operato del presidente, in tempi di sondaggi difficili come questi. La dottoressa Samantha Power del NSC, si è detto subito, non è chiaro in base a quali prove, se non quella che parliamo di una delle collaboratrici più fidate della first lady Michelle. E allora perché non qualche organizzazione di astroturfing finanziata dal miliardario George Soros? Che sta facendo attualmente la stratega elettorale Anita Dunn? E Rahm Emanuel o Robert Gibbs sono con le mani in mano? Dopo le lettere di Ellie è stato un profluvio di messaggi ispirati all'originale e dilagati su Internet a firma di sedicenti “Gloria Elle”, “Nancy Speed”, “Jan Chen” e via dicendo, in un virale atto d’amore verso il Presidente che per qualcuno nasce da precise istruzioni della Casa Bianca.
E se fossimo tutti Ellie Light? (Il suo profilo Facebook conta già qualche migliaio di iscritti). Vorrebbe dire che Obama ci ha fatto precipitare in una gelida realtà, anticipata al cinema e in letteratura da visionari come Alan Moore e Philip K. Dick, in cui gli effetti della propaganda inducono a un eccesso di messianismo paranoico. Il bello è che ai giornalisti americani non interessa la verifica e il riscontro delle fonti – sarebbe bastato questo per risalire all’identità della misteriosa scrittrice – bastano solo casi (umani) e storie (fasulle) che alimentino la nuova mitologia presidenziale, la prossima maglietta cool “Io sono Ellie Light”, roba da far impallidire il più riuscito dei Tea Party repubblicani.

