Nanni Moretti ci riprova. Sono passati sette anni da quel febbraio 2002 quando dal palco di piazza Navona disse in faccia ai D’Alema, ai Fassino, ai Rutelli che “con questi dirigenti non vinceremo mai”. Altri tempi, c’era ancora l’Ulivo e c’era ancora Prodi leader. Lì, allora, il compagno-regista provò a spiccare il volo, a tentare il grande salto in politica, magari soppiantando quegli stessi dirigenti che accanto a lui sulpalco ascoltavano con le facce di sale il suo j’accuse. Gli stessi uomini dell'apparato che lui avrebbe voluto pensionare seduta stante.
Moretti leader politico non c’è mai diventato e capopopolo, in fondo, lo è stato per il breve spazio di un rigurgito d’orgoglio del popolo movimentista-girotondino-ulivista che non digeriva quel caspita di Berlusconi di nuovo a Palazzo Chigi e ce l’aveva su con la nomenklatura di partito che di quella sconfitta era stata l’artefice. Insomma, un flop su tutti i fronti. Perché i dirigenti “coi quali non vinceremo mai” sono ancora tutti lì alla tolda di comando di un partito ormai condannato a cercare se stesso, mentre l’autore di “Palombella rossa” è stato costretto a battere in ritirata, ripiegando dietro la vecchia e cara macchina da presa. Insomma, al Nanni nazionale non è rimasto altro che riporre la bandiera del “tutti a casa, servono facce nuove” e magari tenerla lì a portata di mano, se mai si ripresentasse l’occasione di una nuova Piazza Navona (è chissà che non possa accadere, visto la guerra già aperta nel Pd ad ancora tre mesi dal congresso) .
Dunque, meglio concentrarsi sul nemico numero uno, avrà pensato Moretti, quel Berlusconi che tanto se gli dai addosso il popolo di sinistra è con te. Lo ha fatto prima con il “Caimano”, lo fa adesso annunciando dalle colonne di Rep un nuovo progetto. Il titolo c’è già: “E’ successo in Italia”. Per ora sta mettendo insieme materiali di repertorio televisivo che poi monterà in un documentario. L’obiettivo è “raccontare le oscenità politiche e giornalistiche a cui ci siamo abituati, o di cui non ci siamo accorti'', sentenzia Moretti. L’arco di tempo preso in esame, guarda caso, va dall'inizio dell'attività politica del Cav in poi. Nell’intervista il regista dice che vuole ricordare ''che questo schifo, di cui fa parte anche il conformismo e il servilismo di tanti giornalisti, è successo davvero. Da 15 anni 60 milioni di italiani sono ostaggio degli interessi di una sola persona''.
Pronta, dunque, l’ennesima “crociata” morettiana nel nome del politically correct. Il sogno di Piazza Navona è ormai un ricordo sbiadito e Moretti non è il leader del Pd. Verrebbe da dire come nel film di Benigni e Troisi “Non ci resta che piangere”. Ma tant’è. Moretti ci riprova. La politica, però, è un tutto un altro film.


Quanto s'è fatto antipatico Moretti
Prima 'Il Caimano' e ora
Ma perchè anche il