Martedì 22 Maggio 2012
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Perché combattiamo

200 frustrate, due colpi di pistola e una donna in meno in Afghanistan

11 Agosto 2010

Punita in pubblico con duecento frustate e poi uccisa a colpi d'arma da fuoco. Questo il destino di una vedova afgana di 48 anni, colpevole di aver avuto una relazione e di essere rimasta incinta.

La comunità internazionale dovrebbe inorridire davanti a questi fatti che periodicamente avvengono in paesi dove donne e uomini non vedono riconosciuta la pari dignità. L’orrore che suscita il singolo caso viene presto accantonato, come se si trattasse di un evento ineluttabile e legato alle legislazioni locali.  “Lo stato è sovrano”  è la scusa che serve a far passare in secondo piano ogni fatto delittuoso e incivile di cui sono vittime le donne. E’ agosto, fa caldo e molti sono in ferie, ma la storia non è nuova e non pare abbia scosso più di tanto l’opinione pubblica.

Penso alle parole, alla carta e ai soldi che vengono spesi ogni giorno per sovvenzionare campagne in difesa delle specie animali e vegetali, penso ai programmi verdi che traversano tutti i paesi del mondo occidentale ma anche a quelli rosa che sono passati di moda e dove anche questi orrori, non saprei come altro denominarli, vengono a malapena sfiorati. Penso che non sarebbe male lanciare una campagna internazionale, con sanzioni vere e proprie, contro quei paesi nei quali la donna ha gli stessi diritti di un animale domestico.

Quando ci fu la diatriba per il velo islamico, ci sono stati molti articoli pro e contro, ma, alla fine, si è concluso press’a poco che si tratta di costumi locali e che, come per altre popolazioni, occorre tenerne conto. Ma questi non sono costumi: qui si tratta del diritto elementare alla vita. Una donna vedova, prende un uomo che l’ha usata ma non sposata come prescriverebbe la legge locale. Lei rimane incinta e viene arrestata e condannata. Siccome col bambino che porta in grembo sono DUE, Duecento frustate e, per finirla DUE colpi di pistola. L’uomo se la cava con una lieve multa pecuniaria.

Dovremmo condividere uno sconfinato senso di vergogna per un mondo che si considera civile, dove esistono ancora mutilazioni, segregazioni, lapidazioni di donne che hanno la sola colpa di voler vivere, di essere riconosciute come persone. Le nuove streghe da battere, sono questi paesi dove le leggi considerano le donne “minorate” e la nuova caccia storica dovrebbe essere una bandiera irrinunciabile di ogni nazione che si consideri civile.

Commenti
letterato
11/08/10 09:30
purtroppo non c'è molto da
purtroppo non c'è molto da aggiungere alla denuncia e alle riflessioni della giornalista. C'è solo da provare vergogna, perché, come al solito, il motore di tutto non è "la sovranità di un Stato", ma l'interesse economico transnazionale.
Anonimo
11/08/10 12:55
Dopo 10 anni di guerra di
Dopo 10 anni di guerra di liberazione o guerra di pace, con gli eserciti piu' tecnologici del mondo e una spesa militare da far rabbrividire...certo che e' proprio un bel risultato! Siamo proprio bravi a conquistare i cuori e le menti degli afghani, abbiamo fatto proprio un bel lavoro e i nostri morti sono morti proprio per un giusto ideale... si si!
Anonimo
11/08/10 14:04
che siano delle barbarie
che siano delle barbarie siamo tutti d'accordo. ma è per questo che siamo in guerra? perchè abbiamo a cuore la libertà delle donne? oppure tutta questa indignazione serve solo a giustificare delle guerre che tutto sono tranne che per l'interesse di quelle donne e dei più deboli? questa viscida ipocrisia mi fa vomitare
lina
11/08/10 15:20
vero.la comunità dovrebbe
vero.la comunità dovrebbe inorridire di fronte a fatti delittuosi come questo,ma non può perchè è affltta anche dalla sindrome di Stoccolma. A parte le solite voci,il duro e triste silenzio. Paura e indifferenza,fatalismo e perversione dilagante,negazione delle proprie radici sono la melma nella quale soffocano i veri diritti e con essi la goia della vita.Non c'è dunque spazio per il vero amore,la pietà,la tenerezza,la giustizia.Il divenire umano è sempre più ostacolato,l'odio di sè dell'Occidente è il funesto riflesso dell'odio di sè della singola persona che non si riconosce più come tale.Perchè dunque stupirsi dell'assenza di un sussulto internazionale che sollevi l'Eurabia dalla sua indigenza morale?Ha ragione Mark Steyn:per noi europei è la fine.
Anonimo
13/08/10 18:56
Gia'...speriamo abbia
Gia'...speriamo abbia ragione davvero Steyn, e che sia la fine della vecchia europa. Accogliamo EURABIA con gioia!
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