Boom di vendite per i saldi invernali. A poco più di una settimana dal via, gongolano i commercianti, si fregano le mani i consumatori. E se i primi si dichiarano soddisfatti per l’aumento fino al 25% delle vendite rispetto all’anno scorso, che li compensa dei magri incassi natalizi, i secondi sono contenti per essere riusciti a tenere duro di fronte alle tentazioni, portando a casa spesso fino al doppio della merce ante-ribassi. Il fenomeno e’ interessante, sia perche’ erano anni che non si registrava tanto unanime consenso, sia se si considera che, nonostante il maltempo imperversi un po’ in tutta Italia, l’interesse per gli acquisti non accenna a diminuire.
Emblematico il caso di Roma dove i saldi vanno bene al punto che "molti negozi della capitale stanno esaurendo le scorte". Parola di Cesare Pambianchi, presidente di Confcommercio Roma che s'è detto "davvero soddisfatto" per come proseguono le svendite di fine stagione. Un trend che – spiega Pambianchi in un primo bilancio di stagione - si inserisce sulla scia "del successo eccezionale del weekend subito dopo Capodanno, confermato il 6 gennaio grazie all'apertura straordinaria concessa dal comune proprio su richiesta di Confcommercio, e replicato nell’ultimo weekend nonostante l'inclemenza del tempo".
Presi d’assalto, ancora ieri, sia i negozi delle strade storiche dello shopping capitolino, sia i centri commerciali e gli outlet appena fuori dalla cintura della città. Unico rammarico per i commercianti: la data d'inizio, il 2 gennaio, considerata troppo vicina alle festività natalizie, che ha "inevitabilmente penalizzato - ribadisce Pambianchi - le vendite di quel periodo, soprattutto per l'abbigliamento e le calzature che oggi fanno cassa, ma che non hanno fatto profitti a Natale". E a chi paragona le date d'inizio dei saldi con quelle di Londra, Parigi e Milano il presidente di Confcommercio spiega: "A Roma l'inverno non inizia a settembre o ad ottobre come oltre Manica, ma a fine dicembre-gennaio. Per questo le vendite di fine stagione, per essere tali devono iniziare dopo la prima decade o quindicina di gennaio". Di qui la richiesta per "la nuova amministrazione regionale: mettere in agenda la modifica dall'ormai datata legge sul commercio del Lazio (legge n.33)".
Di ‘effetto saldo’ parla anche il presidente della Confesercenti romana, Valter Giammaria che punta il dito sulla programmazione delle svendite e chiede lo spostamento dell’inizio dei saldi a febbraio. Anche Giammaria guarda al rinnovo dei vertici alla Regione Lazio e spiega che gli "amministratori che usciranno dalle urne dovranno tener conto, tra le priorità, del comparto del commercio, sapendo che tra Roma e provincia insistono oltre 150 mila imprenditori del settore con un indotto di lavoratori che sfiora i 600 mila. Un tessuto di piccola e media impresa che chiede certezze per uscire dalla crisi".
Quale che sia la soluzione della politica per il settore, per Roma e il resto del Paese dove si manifestano più o meno gli stessi problemi, il punto centrale della nuova strategia-saldi dovra’ essere duplice: intanto, occorrerà porre una grande attenzione ai soliti ‘furbi’, che convocano i clienti prima del via ufficiale alle svendite danneggiando la concorrenza, magari introducendo un sistema di sanzioni efficace; inoltre, si dovra’ contrastare, meglio che in passato, l’espansione indiscriminata dei centri commerciali. A questo proposito – è ancora Confcommercio che parla - si deve ripartire da una programmazione certa, che tenga conto dell’equilibrio tra grande e piccola distribuzione e, soprattutto, rimoduli i tempi, anche considerando che "la crisi non è certo finita, anche se qualche spiraglio si vede, e che non è quindi saggio inflazionare ulteriormente un mercato già piuttosto saturo". Insomma "non fare in uno o due anni quello che si può fare in quattro-cinque". Del resto ricorda Pambianchi, riferendosi sempre al caso della capitale, "è stato eccessivo consentire l'apertura di due-trecento nuovi negozi in due anni. L’effetto è stato quello di creare un forte contrasto tra operatori di vicinato, già penalizzati dalla crisi dei consumi e altri che hanno già investito somme importanti per terreni edificabili e destinati al commercio".

