Venerdì 10 Febbraio 2012
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Verso la riforma

E' sul dialogo per la giustizia che il Pd consuma l'ultima rottura

4 Settembre 2008
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Sul dialogo per le riforme della giustizia il Partito democratico sta consumando l’ultima rottura.

Da una parte Walter Veltroni che tende sempre di più a schiacciarsi sulle posizioni estremiste di Antonio Di Pietro, dall’altra Massimo D’Alema che ieri sera intervenendo al festival dell’ “Unità” di Firenze, in un ambiente insolitamente freddo e ostile nei suoi confronti, ha fatto chiaramente capire come l’alleanza elettorale con l’ex pm di “mani pulite” sia stata un errore (“chiedetelo a Veltroni”, è stato il suo lapidario commento).

Di più: D’Alema ha anche lamentato la scarsa, per non dire inesistente, solidarietà dei dirigenti e della base del  Pd nei suoi confronti e in uelli del senatore Latorrre per la nota vicenda Unipol e per il caso Forleo. “Ci ha dato più solidarietà il Pdl”, ha detto D’Alema ai suoi, che poi lo hanno spifferato a tutti i giornali. E da oggi, proprio sull’ennesima richiesta della procura di Milano, avallata dall’ufficio Gip che un tempo era quello della Forleo, di potere indagare il senatore Nicola Latorre per le sue telefonate e di poterle usare in giudizio contro Consorte e soci per l’inchiesta Unipol, si potrebbe consumare l’ennesima rottura in seno al Pd.

La linea dura, filo Di Pietro, voluta da Veltroni viene portata avanti dalla capogruppo al Senato Anna Finocchiaro e dal fido ministro ombra della giustizia Lanfranco Tenaglia, un ex magistrato che ha  idee del tutto sovrapponibili a quelle di Tonino da Montenero di Bisacce in materia di giustizia. Anzi di giustizialismo. 

Dall’altra parte, cioè quella di D’Alema e di Latorre, la  paura delle inchieste e dei pm che vogliono finire in prima pagina fa novanta. E la tentazione bipartisan di voltare pagina si fa sempre più forte. Nella giornata di mercoledì non sono state poche le cosiddette “caute aperture” alla proposta fatta in un’intervista al “Giornale” da Luciano Violante, referente del partito dei giudici ai tempi d’oro degli anni ’90, di separare le cariere e di stringere le redini sulla giustizia familiar - correntizia in seno al Csm.

Anche il “Corriere”, con la puntuale analisi di Pierluigi Battista, non ha potuto fare a meno di registrare la “novità”. Battista addirittura si è spinto ad ipotizzare la fine dell’ultima anomalia italiana. Si vedrà se le cose stanno veramente così.

Molto significative, a tale proposito, sono certamente state le dichiarazioni di Antonello Soro, capogruppo alla Camera di quello che presto potrebbe diventare l’ex giocattolo di Valter Veltroni. Soru mercoledì  ha parlato esplicitamente di rimettere in discussione “le certezze del passato, nonostante le leggi ad personam di Berlusconi”. Circostanza che lo farà finire dritto nel mirino di Di Pietro e dei tanti girotondini di complemento. Da Grillo in giù.

E Di Pietro infatti non ha mancato di fare sentire la propria voce per “depecare” invitando quelli che cercano il dialogo a tutti i costi a leggersi bene il testo delle riforme”.

Ma il vento nel Pd sembra appunto essere cambiato. E soffia tutto contro Veltroni e Di Pietro.

Dice infatti  Soro che “esaurita la fase molto negativa delle leggi ad personam può essercene un'altra nella quale la  maggioranza accetti di confrontarsi sulla giustizia”. E spiega: “ Noi non ci  sottraiamo all'idea di mettere in discussione anche molte certezze del passato e il dialogo è il seme della democrazia, se ognuno non mette in discussione le proprie certezze viene meno il senso della  democrazia”.

Il solito ipocrita giro di parole per dire che orami anche in casa Pd si parla esplicitamente di separare le carriere dei giudici. Quella che sarebbe la “certezza” del passato. Peccato cheViolante  sia già oltre (a  una rubrica di Rainews 24 ha dichiarato che “l'obbligatorietà dell'azione penale deve restare, questa è la mia posizione, ma c'è bisogno di stabilire con chiarezza quali sono i criteri prioritari per  l'esercizio dell'azione penale”).

Da qui al progetto Alfano le distanze non sembrano siderali se non ci si metterà di traverso qualche arresto eccellente in zona Cesarini o qualche espisodio increscioso come quello che colpì a suo tempo Mastella e sua moglie.

Naturalmente gli avvocati, per bocca del presidente dell’Unione delle Camere penali Oreste Dominioni (che ieri ha parlato a margine di un convegno a porte chiuse sulla giustizi), rilanciano e chiedono di più: tutto e subito. Separarazione delle carriere, caduta del tabù ipocrita della obbligatorietà dell’azione penale, se del caso anche con una legge costituzionale, e, soprattutto, due Csm distinti per giudici e pm.

Che sarebbe secondo loro  la base vera per separare le carriere. Peraltro secondo Dominioni “l'esercizio dell'azione penale  oggi è praticamente lasciato alla discrezionalità dei magistrati e di fatto il principio costituzionale dell'obbligatorietà non esiste già più”.  Si tratterebbe quindi di fare una specie di sepoltura del cadavere di un principio astratto.

E anche nel governo si è sentita la voce schietta di Brunetta che, annusata l’aria, ha detto che in ogni caso l’esecutivo tirerà dritto. Bipartisan o meno che sia, questa benedetta riforma si farà.

 

Commenti
marco
04/09/08 11:59
Dopo i tanti anni
Dopo i tanti anni passati,anche con governi Berlusconi,o dialogo o no,non si può non fare "tutto e subito".O vogliamo avere altri anni di polemiche su riforme sempre a metà?
vanni
04/09/08 16:05
Il tempo trascorre
Ma li sentite questi discorsi? E' una classe dirigente vecchia e frusta a soli cinquant'anni, capace unicamente di contare i voti ed annusare i malumori della base solo quando esplodono, sempre in ritardo, sclerotizzata nelle beghe di potere e in prigioni ideologiche. Ma voi ci vedete l'ambizione personale coniugata con la dedizione per gli italiani ed una visione del futuro? Berlusconi è mille volte più giovane di loro, mille volte più ricco d'entusiasmo e di progetti... Scusate, fine del comizio.
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