Martedì 22 Maggio 2012
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Il "memo" del Dipartimento di Giustizia

Obama ha scelto un carcere dell'Illinois per i detenuti di Guantanamo

16 Dicembre 2009
Obama e il ministro della giustizia Holder

Il piano dell’amministrazione Obama di spostare i terroristi detenuti dalla sicurezza di Guantanamo Bay in una prigione poco usata dello stato dell’Illinois è stato salutato dai sostenitori Democratici come una manna dal cielo per lo sviluppo dell’economia locale. Sebbene lo sviluppo sia sempre stato una benedizione, questo non dovrebbe portarci a giustificarlo. La sicurezza nazionale non è un programma di lavoro “shovel-ready” (Obama ha usato questa espressione per indicare i programmi di lavoro da inserire nel piano di stimolo dell’economia, ndt). E’ il primo dovere di un governo, e potrebbe essere insensatamente messo in pericolo dal trasferimento di motivati jihadisti sul territorio degli Stati Uniti.

Come molte notizie imbarazzanti o destinate ad essere impopolari, il piano di trasferimento è filtrato venerdì scorso sul tardi. E’ apparso sotto forma di un memorandum presidenziale preparato dal dipartimento della giustizia guidato da Eric Holder. Una volta approvato dal presidente, il memo dovrebbe permettere ad Holder di “acquisire” (come in un acquisto) il Thomson Correctional Center (TCC), a circa 150 miglia di distanza a ovest di Chicago. Il segretario alla difesa Robert Gates, in seguito, potrebbe, “il più rapidamente possibile”, trasferire più dei 200 detenuti rimanenti di Guantanamo nel TCC.

Il TCC è una “cattedrale nel deserto” da 145 milioni di dollari. Quando lo stato dell’Illinois è stato relativamente riempito di capitali, ha costruito questo penitenziario con 1,600 posti letto per stimolare la depressa economia della Mississippi Valley. Ma adesso lo stato è un caso disperato. I bilanci avversi hanno imposto una stretta ai finanziamenti imposti per legge, mentre i politici locali – compreso l’ex senatore dello stato Barack Obama – hanno insistito che vanno cercate delle alternative all’incarcerazione, perfino per i criminali violenti; come conseguenza, attualmente viene usato meno del 10 per cento dello spazio del TCC.

Naturalmente, i democratici dello stato patria di Obama sono allarmati dalla prospettiva che lo “Zio Sam” possa togliere al governo dell’Illinois il controllo del carcere. Il senatore Rick Durbin e il governatore Pat Quinn hanno fatto una estatica dichiarazione davanti alla prospettiva di “generare circa 3.800 posti di lavoro” e di “iniettare più di un miliardo di dollari nella economia regionale”. Questa esorbitante “iniezione” di fondi potrebbe rivelarsi necessaria perché il carcere non è pronto ad ospitare gli uomini della internazionale jihadista, che sono inclini alla rivolta, ad attaccare in modo selvaggio chi li tiene sotto custodia, a cercare di fuggire, e a preparare degli attacchi terroristici contro il sistema carcerario americano.

La prigione potrebbe avere la necessità di essere rafforzata prima di diventare una nuova “Gitmo”. Così, sebbene le considerazioni di natura finanziaria in questo caso sono quelle prioritarie – e non potrebbero non esserlo – il piano della amministrazione potrebbe rivelarsi imperdonabilmente dispendioso. Anche Gitmo è stato rafforzato, a costo di decine di milioni di dollari pagati dai contribuenti. Allo stato dell’arte, Guantanamo è un centro di detenzione che appare conforme alla Convenzione di Ginevra. Non ha senso investire altre cifre a sei zeri in un buco nero, spendendo una fortuna in un progetto che non è destinato a produrre una crescita sostenibile. L’Illinois si è già trovato in una situazione del genere quando il TCC è stato costruito per la prima volta.

Ma il denaro non è la spiegazione peggiore. Spostare i detenuti negli Stati Uniti potrebbe aumentare notevolmente la possibilità che dei giudici federali possano ordinare di rilasciare sul nostro territorio alcuni jihadisti. Sebbene l’attenzione del Paese si sia concentrata sulla assurda decisione presa dalla amministrazione di permettere ai complottisti dell’11/9 di avere un processo all’interno del sistema giudiziario civile, il fatto è che molti, se non la maggioranza, dei detenuti che restano a Guantanamo non avrà un processo di alcun tipo. Costoro sono stati presi e trattenuti sotto il diritto di guerra, che permette la detenzione di nemici operativi fino alla conclusione delle ostilità. Le minacce che pongono è terribile, ma ci è noto – soprattutto attraverso le intelligence straniere – che non possono essere usate in procedimenti giudiziari.

Questo non è stato un problema nelle precedenti guerre combattute dall’America. Gestire prigionieri di guerra è stata correttamente definita una questione militare. Ma in questa guerra, giudici attivisti sollecitati da avvocati di sinistra si sono accollati un ruolo di supervisori: il potere, codificato dal Congresso nel Detainee Treatment Act del 2005, di riesaminare la legittimità della detenzione militare. Molti giudici civili sono fondamentalmente ostili nel concepire una detenzione a tempo indefinito in base a protocolli in tempo di guerra che non necessitano di prove del crimine.

Senza responsabilità politiche verso gli elettori le cui vite sono in gioco, e senza un ruolo di guida da parte del Congresso relativo all’ordinamento su questi procedimenti di detenzione, i giudici hanno preso delle decisioni abominevoli, revocando la designazione di detenuti per coloro che sono stati addestrati nei campi terroristi e che sono risultati chiaramente collegati al network jihadista. Fino ad ora, queste decisioni non hanno determinato il rilascio di detenuti sul territorio degli Usa. Ma questo deriva solo dal fatto che, al momento, i detenuti sono tenuti fisicamente fuori dal Paese.

Nel Real ID Act del 2005, il Congresso ha chiuso la porta a stranieri che sono stati riconosciuti membri di organizzazioni terroristiche o hanno ricevuto un addestramento paramilitare in campi terroristici prima di entrare nel nostro Paese. Sebbene un giudice abbia cercato di ordinare che dei detenuti fossero rilasciati in ogni caso, il suo ordine è stato rovesciato in appello. Altri giudici sono stati esitanti nell’usare la loro autorità nel riconoscere dei procedimenti giudiziari che implicassero il potere di ordinare il rilascio dei detenuti, in mancanza di una prescrizione legale. Ma una volta che i terroristi saranno già nel Paese, questa esitazione potrebbe svanire. Chiunque metta in dubbio di non essersi accorto delle decisioni delle corti a favore dei terroristi negli ultimi otto anni, non si è accorto, per esempio, della decisione presa da una recente direttiva del IX° distretto giudiziario della California che ha ordinato il rilascio di oltre 40.000 condannati detenuti per alleviare il presunto affollamento delle prigioni dello Stato.      

Certo, l’amministrazione di Obama ha già fatto passare l’idea che rilasciare i detenuti di Guantanamo negli Stati Uniti – e provvedere al loro sostegno con pagamenti alla previdenza sociale – sia un esempio che altri Paesi devono seguire. E Jennifer Daskal, consigliere di Holder sulle questioni dei detenuti, ha lavorato parecchi anni come attivista di Human Rights Watch chiedendo la chiusura di Guantanamo e che i detenuti venissero rilasciati negli Stati Uniti, se altri Paesi non avessero voluto prenderli. Inoltre, HRW sostiene che le prigioni di massima sicurezza americane, dove vengono incarcerati i terroristi condannati dalle corti civili, sono disumane. 

Anche se non venissero rilasciati, la presenza di terroristi nelle carceri americane crea enormi problemi di sicurezza. Nel 2000, mentre era intento a preparare il suo primo processo sugli attentati alle ambasciate americane in Africa, un detenuto appartenente ad al-Qaeda ferì gravemente, fino a menomare, un agente carcerario nel tentativo di riuscire ad evadere (e far scappare anche i suoi complici) dal carcere. Sayyid Nosair, dal carcere di New York, aiutò ad organizzare l’attentato del 1993 contro il World Trade Center, persino reclutando nuovi terroristi e cospirando la fuga. Nonostante si trovasse in condizioni di confinamento in massima sicurezza, ad altri attentatori del WTC è stato permesso di comunicare attraverso le e-mail con cellule terroristiche d’oltremare. E dalla prigione federale dove sta scontando l’ergastolo per terrorismo, il famoso "Sceicco cieco", Omar Abdel Rahman, ha emanato una fatwa con cui approvava gli attacchi dell’11 settembre. Con l’aiuto del suo avvocato, ora anch’egli in prigione, ha continuato a guidare la sua organizzazione terroristica egiziana.

Malgrado tutto ciò, l’amministrazione di Obama afferma che può arrestare, in tutta sicurezza, altre centinaia di terroristi. Questa affermazione sarebbe difficile da buttar giù persino se il Dipartimento di Giustizia di Holder ora non stesse crollando con tutte le lamentele dei jihadisti sul fatto che le condizioni di detenzione nelle prigioni civili sono troppo pesanti. Il Dipartimento ha appena trasferito Richard Reid, lo “shoe-bomber”, in un carcere per prigionieri comuni dopo che ha guidato una battaglia legale in cui affermava che le misure di alta sicurezza previste per intralciare le attività dei terroristi violavano il Primo Emendamento perché negano il diritto di pregare insieme ad altri jihadisti.

I detenuti dovrebbero rimanere a Guantanamo. Situato in una base navale americana fuori dal Paese, il carcere ottimizza la sicurezza e minimizza la minaccia che i terroristi detenuti pongono al pubblico. E’ una struttura spiacevolmente umana. Con le critiche campate in aria contro Guantanamo, ora attutite dalla riluttanza imbarazzante dei suoi numerosi contestatori europei ad accettare la custodia dei prigionieri, solo i più inflessibili sostenitori della sinistra si stanno ponendo il problema del suo continuo a operare. I soldi spesi a Guantanamo sono soldi ben spesi. Il Thomson Correctional Center è invece un investimento infelice, e una gaffe pericolosa.

Tratto da National Review

Traduzione di Roberto Santoro e Fabrizia B. Maggi

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