Venerdì 10 Febbraio 2012
Per ricevere la Newsletter dell'Occidentale
Conflitto russo-georgiano

E se l'Ossezia fosse come il Kosovo e la Russia non fosse il gigante cattivo?

12 Agosto 2008

Per quanto appaia irresistibile in Occidente la tentazione di leggere il catastrofico conflitto russo-georgiano con manichea semplicità – la consueta immagine un po’ sentimentale, e un po’ volutamente fasulla, del  piccolo Stato minacciato dal gigante cattivo – in realtà non tutte le vittime di questa strana guerra, che dopo molti anni di progressi e insperata pace investe due importanti repubbliche dello spazio ex sovietico, sono così ovvie.

 La prima di certo lo è: la popolazione civile dell’Ossezia del Sud. C’è poco da gridare all’aggressione russa. L’abbraccio con cui l’Occidente ha accolto le nuove leadership delle “rivoluzioni delle rose” ha sottovalutato un dettaglio. Che filo-occidentali queste leadership lo sono, ma per una ragione – il nazionalismo associato al sentimeno antirusso. Quel nazionalismo che in questi giorni ha spinto la Georgia ad attaccare una repubblica che soltanto nominalmente è parte del territorio georigano, e che la storia recente ha reso autonoma, se non indipendente.  Non v’è differenza tra il Kosovo e l’Ossezia del sud. E la Georgia veste i panni che vestiva, ai tempi della crisi del Kosovo, la Serbia. Né più, né meno. È lo stato nazionalista che non intende lasciar andare una fetta di territorio e la invade, manu militari, ignorando la richiesta di indipendenza che un popolo differente ha espresso già da tempo. E se proprio non vogliamo considerare la Russia – per esperienza accumulata, per antipatia viscerale, per pregiudizio, per comodità politica e anche un po’ per nostra ipocrisia – come la Nato  nel caso del Kosovo, almeno dovremmo attendere il risultato dell’intervento russo, per capire se davvero Mosca stia facendo la guerra alla Georgia per motivi imperialistici – cosa molto difficile da credere – o se si accontenterà, come afferma, di ripristinare lo status quo ante. Certo la guerra è crudele. Ma forse abbiamo dimenticato le bombe – le nostre -  su Belgrado, e la devastazione che causarono allora.  

Ma v’è anche una seconda vittima, meno scontata ma certamente illustre. È la storia antica e feconda che molti cittadini comuni hanno intessuto e coltivato, rendendola una storia russo-georgiana. Non si tratta della retorica squisitamente sovietica della pace tra i popoli. Si tratta piuttosto della vita quotidiana di un impero che era anche un formidabile melting pot, in cui molte diverse nazionalità hanno dato vita, insieme, a forme di convivenza culturalmente valide e umanamente ricche, che al di là della vacua propaganda ufficiale uniscono ancora, a distanza di molti anni, russi e ucraini e bielorussi e baltici e georgiani.

Oltre che per la tragedia umana, quindi, questa guerra tra popoli che hanno condiviso così tanto è particolarmente triste. Triste, e malinconica, come le note di quella vecchia ballata sovietica che cantava di un tram moscovita dell’ultima ora della notte. Lo cantava con la voce mesta e intenerita di un celebre bardo, capace di osservare la vita, la gente, la quotidianità. Quel poeta e cantore fu uno dei creatori di un genere musicale – la ballate d’autore – che ha segnato la storia sociale e culturale sovietica in modo profondo, accompagnandone gli eventi ed esprimendone gli umori e le emozioni.  Bulat Okudjava era georgiano. E cantava di Mosca,  sua città natale. Su quel suo ultimo tram, oggi, la musica non sembra suonar più.  

Commenti
Anonimo
12/08/08 08:06
Mi sembra un commento molto
Mi sembra un commento molto astratto e superficiale, frutto di una visione generica dei fatti. La Georgia di Saakashvili non è la Georgia di Gamsakhurdia: l'etnicizzazione esasperata di un conflitto che il governo georgiano tenta da anni di risolvere con la diplomazia è frutto di una deliberata strategia russa. Altro che nazionalismo di Tbilisi, da sempre fin troppo conciliante con Mosca! Non siamo più nel 1991. Piantiamola con questo paragone a buon mercato con il Kossovo, che peraltro ha il difetto di insistere sulle pagliuzze per impedire di vedere le travi negli occhi di Putin. Sveglia, il paese invaso e a rischio è la Georgia! Il paragone con la Serbia regge soltanto se si parla della Serbia del 1914, invasa dall'Austria-Ungheria. E poi sentiamo un po': è esattamente come se la Grecia Salentina ("popolo" di 54.000 anime, poco meno degli Osseti) si mettesse a rivendicare con le armi l'indipendenza e la secessione dall'Italia per differenze etniche e linguistiche. Sarebbe un altro Kossovo?
Giuan Pers
12/08/08 15:56
a "anonimo"
Vedo che "Anonimo" finge di non sapere, oppure non sa, che la Grecìa salentina è pacificamente integrata nella storia dello stivale da secoli, diciamo almeno dal 1400 (c'è chi sostiene che si basi su sopravvivenze etno-linguistiche della Magna Grecia)e che invece l'Ossetia del Sud, come l'Abckazia, hanno proclamato la loro indipendenza nel 1989, in contemporanea alla proclamazione di indipendenza della Georgia, nel contesto di dissolvimento dell'URSS. Ebbene sì, piccole "repubbliche" nazionali che, nella complessità contestuale del mosaico caucasico, come il Kossovo nel contesto balcanico, non ebbero la possibilità di godere formalmente del nuovo status di cui godette il nuovo stato Georgiano che, anzi, nella sua nuova stagione nazionalistica non fece altro che annettersele. Insomma, chi di spada ferisce, di spada perisce.
Fabrotto
27/08/08 12:34
E se l'Ossezia.......
In linea di massima -fatta salva la reiterata pericolosità della Russia, che conosce un solo modo di esprimersi- sono d'accordo sul fatto che anche le piccole etnie abbiano diritto a forme di riconoscimento, e di indipendenza (o autonomia) statuale, tanto più, come scrive Rimini, se durante la dissoluzione dell'Urss è loro mancata la forza, ma certo non la volontà, di costituirsi autonomamente, come invece hanno fatto i popoli di dimensioni più ampie, come appunto i georgiani. Anche tra i gruppi etnici minoritari, però, ci sono delle differenze. Gli Abcazi sono un'etnia caucasica, da sempre installata su quel territorio, che ha subìto una strisciante assimilazione da parte dei Georgiani, i quali progressivamente hanno invaso le loro terre: nulla di troppo diverso da ciò che i tibetani subiscono oggi per mano dei cinesi. Gli Osseti, a quel che mi risulta, non sono cuasasici, vengono da Oriente (molto più a oriente) e furono lì trasferiti dalla Russia zarista in funzione di 5° colonna, di cavallo di Troia fedele a Mosca sia sul territorio degli Inguscezi (Ossezia del Nord) sia su quello dei Georgiani (Ossezia del Sud). Insomma niente di più di una deportazione a fini di occupazione territoriale, finalità che a distanza di un secolo dal loro insediamento stanno ancora perfettamente onorando: è grazie a questa intecarpedine etnica artificiale se la Russia ha potuto rimettere in riga la Georgia. Questa differenza è facilmente replicabile in altre situazioni europee: una cosa sono i Baschi, o i Bretoni, o i Gallesi, che hanno pieno diritto di rivendicazione, altra cosa gli Italiani dell'Alto Adige o i Tedeschi dei Sudeti o i Russi dei Paesi Baltici, che si installarono su territori altrui in una fase di espansione territoriale dei loro Stati (i quali non sono altro che le organizzazioni amministrative delle etnie più fortunate o più numerose). Sono encomiabili gli inviti dei vari Romano e commentatori assortiti in favore degli stati multi-etnici (un ritorno all'Austria felix ?) e contro i minoscoli stati di recente formazione: Macedonia, Slovacchia, Moldavia, ecc... Poi però bisogna provare: bisogna provare a far parte dell'etnia assoggettata, o anche soltanto minoritaria, dentro uno stato guidato da un popolo con altra lingua, o anche soltanto con altri costumi. La verità è che l'etnia dev'essere sovrana: se un'etnia esiste, e c'è ampio modo di discernere il vero dal falso, ha ogni diritto di gestirsi in piena autonomia, per minuscola che essa sia.
Antonio Davide Pantò
27/08/08 15:28
Condivido pienamente quanto
Condivido pienamente quanto asserito nel commento esaustivo e dettagliato di Mario Rimini. Vorrei aggiungere e ricordare che l'Ossetia s'è "semplicemente" autoproclamata indipendente come la Geoprgia dall'U.R.S.S. qualche anno prima. Parliamo pure dei due ministri della difesa e degli esteri ebrei della Georgia e dell'enorme budget militare stanziato da questi al Mossad Israeliano? Parliamo pure del gasdotto che attraversa l'area? E chi ha bombardato per prima è stata la Georgia provocando tante vittime quante la Russia ne ha provocato bombardando la Georgia. La vergogna vera è che gli unici morti trapelati dai media sono stati solo quelli georgiani.
28/08/08 16:50
quoto tutto.
Finalmente una analisi seria di quello che sta succedendo laggiù. La stessa prudenza che ora si chiede a Mosca l'avrebbe dovuta mostrare l'Europa per il Kosovo.
l'Occidentale è protetto da Kaspersky
© 2007-2011 Occidentale srl. Tutti i diritti riservati. redazione@loccidentale.it
L'Occidentale è una testata giornalistica registrata. Direttore responsabile: Giancarlo Loquenzi.
Registrazione del Tribunale di Roma n° 141 del 5 Aprile 2007
Concessionaria in esclusiva per la pubblicità: Arcus Pubblicità srl