Martedì 9 Febbraio 2010
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Magistrati in carriera

Ecco come Di Pietro è riuscito
a costruirsi il partitino

4 Luglio 2008
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I recentissimi sviluppi politici e le polemiche degli ultimi giorni possono offrire il destro per una riflessione sulle radici e le prospettive del movimento politico messo su da Antonio Di Pietro.

La sigla prescelta ("Italia dei valori") è alquanto generica, come si addice a un contenitore politico pensato come un piccolo partito personale. Una sigla, insomma, che, come altre che abbiamo conosciuto in questi anni, è nata per operare trasformisticamente. Da un lato si coagula un qualche spicchio di consenso senza andare troppo per il sottile, dall’altro si cerca di massimizzare l’utilizzo di questo capitale di scontento all’interno del sistema politico. Movimenti di questo genere sono, di solito, destinati a non durare per un tempo indefinito, ma a seguire la parabola del proprio fondatore. Servono, in altri termini, come supporto a una carriera personale. Questo, crediamo, sarà anche l’esito ultimo del dipietrismo. Tuttavia, al di là di questo giudizio di ordine generale, occorre valutare attentamente i fattori di lungo periodo che hanno contribuito alla significativa affermazione conosciuta da IDV alle ultime elezioni. Fattori che, anche in futuro, potranno contribuire alle fortune di questa formazione politica.

Schematizzando al massimo, il successo del dipietrismo si può riportare a due elementi. In primo luogo c’è quello che possiamo definire il gioco di sponda con i settori della magistratura ammalati di protagonismo. Il movimento guidato dall’ex Pubblico Ministero tende a porsi come la proiezione politica di quei magistrati che vogliono sottrarsi alla sovranità delle istituzioni rappresentative (parlamento, governo, presidenza della repubblica). Gli obiettivi oscillano tra un programma minimo: esercitare un potere di veto corporativo su qualunque tentativo di riassetto dell’ordine giudiziario; e un programma massimo: tenere sotto ricatto perenne l’intera classe politica imponendo col tempo una dittatura giudiziaria strisciante. Per quanto insidiosa, e tendenzialmente eversiva, questa connessione può essere contrastata da opportune iniziative legislative (auspicabilmente bipartisan), che ridimensionino il ruolo impropriamente politico della magistratura, riportandolo pienamente nell’alveo del dettato costituzionale.

Il secondo fattore ha una valenza soprattutto politico-ideologica. Quella che possiamo chiamare l’onda lunga del qualunquismo di sinistra. Per intenderne le radici occorre fare un passo indietro di alcuni decenni. Dopo il fallimento del compromesso storico, cioè del tentativo di salvare l’identità rivoluzionaria del PCI, il leader del partito, Enrico Berlinguer, non imboccò con decisione la strada della revisione ideologica. Questa scelta avrebbe portato a un riesame critico dell’intera vicenda comunista e, in tempi più o meno lunghi, a un necessario approdo socialdemocratico. Tale percorso fu giudicato troppo oneroso. Si preferì seguire la via del rafforzamento identitario. A partire da quel momento venne sottolineato con maggiore vigore che il partito comunista era un partito diverso dagli altri, portatore di una più alta moralità. Con l’andare del tempo, mentre si scolorivano le ideologie e venivano meno i modelli politici di riferimento (russo, cinese, vietnamita etc.), questo richiamo identitario si è connotato sempre più come un cliché onestista, ancor prima che buonista. Così, il partito che nel dopoguerra fu plasmato da un maestro di realismo politico come Palmiro Togliatti ha generato un crescente moralismo qualunquista.

Dopo tangentopoli questa pulsione si è accentuata. Svanita del tutto l’attesa di una rivoluzione politica, il succedaneo di una palingenesi totale è rimasta affidata al magistrato indomito giustiziere. L’esito finale di questo percorso è un rifiuto della politica. Questa non è più vista come una laica e dura contesa fra eguali; scontro di interessi e di valori che affida il suo responso alle urne, bensì come una sorta di regno del male, dominato da una casta di corrotti manipolatori dell’etere e di affaristi senza scrupoli. Contrastare questo secondo fattore che è all’origine del successo del movimento dipietrista è sicuramente meno facile. Certo, nel medio periodo, si può sperare che la demagogia dell’ex magistrato si riveli controproducente. Tuttavia rimuovere i veleni prodotti dal moralismo tardo comunista non sarà un’operazione semplice. Occorre affidarsi al tempo. Sperare che prima o poi al responso negativo delle urne si risponda non con il moralismo paranoide, ma con la presa d’atto della realtà.

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Commenti
JAN KANTOS
04/07/08 11:09
IL CAUDILLO MOLISANO
VENNE DA MONTENERO DI BISACCIA/ CON UNA LAUREA FANTASMA IN SACCOCCIA/ A CORROTTI E CORRUTTORI DAR LA CACCIA / E CON L'ALTRUI DENARO FAR BISBOCCIA/ UOMINI D'OGNI RISMA EGLI HA INDAGATO/ QUALCUNO SI è SUICIDATO/ UN ALTRO NE RESTO "SBANCATO/ ED ALLA FINE DIVENNE CANDIDATO DELL'UNICO PARTITO RISPARMIATO/ NEL COLLEGIO BLINDATO DEL MUGELLO/ SI PALESò COME DUCE NOVELLO/ PROCLAMANDO NEL SUO ELOQUIO STENTERELLO "PER TUTTI MANETTE E MANGANELLO" / E QUELLA BRAVA GENTE COMUNISTA / SI PIEGò CON DISCIPLINA MASOCHISTA / A VOTARE PER UN FALSO MORALISTA / PROTOTIPO PERFETTO DEL FASCISTA!
Giuseppe
04/07/08 14:45
E' proprio leggendo queste
E' proprio leggendo queste sciocchezze che mi convinco sempre di + ke occorre essere in piazza l'8 luglio con Tonino per difendere la democrazia
Enrico
04/07/08 15:43
La 'magistratura ammalata di
La 'magistratura ammalata di protagonismo' consiste in magistrati che vogliono solo fare il loro lavoro, che è quello di denunciare e punire le scorrettezze dei cittadini. Non è colpa della Forleo o di De Magistris se i politici si fanno corrompere (o corrompono). Non è colpa di nessuno, se Berlusconi telefona a Saccà per piazzare le sue puntolini-puntolini in modo dl tutto illegale. Avete mai visto un politico che è finito in carcere innocente? In molti diranno che neanche quando sono colpevoli ci finiscono. Dunque il problema non è la magistratura, ma la corruzione. La politica ha paura che qualcuno ascolti le sue telefonate non per via di fatti privati (mai pubblicati quelli di un politico ottenuti tramite intercettazioni), ma per atti illeciti di pubblico interesse. La colpa di chi è, della polizia o della mafia? Della magistratura o della corruzione tra i politici? Trovare la risposta non è così difficile, basta usare un pò di buon senso. Tra parentesi, Di Pietro è un liberale, non un comunista: è merito delle vergogne di cui si è fatta carico la destra attuale se i liberali sono costretti a votare a sinistra.
francesco.p
04/07/08 16:16
E' proprio così
Condivido e aggiungo un certo Luciano Violante che in brevissimo tempo fece una carriera bruciante. Certo più acculturato e più diplomatico dell'ex poliziotto di Bisaccia. Ora passato tra i "pensionati". Ti riporto una testimonianza diretta. Pochi come me ricordano quando a Torino, sua città natale, da magistrato-inquirente negli anni '70 frequentava i circoli dell'ANPI portando con se faldoni zeppi di nominativi di missini da processare mentre giovani comunisti assaltavano le loro sedi. Come vedi è un vecchio disegno quello di ostracizzare la destra o meglio conculcare le aspirazioni liberali del popolo italiano, elaborato nel chiuso di certe casematte o "conventicole" comuniste fin dal primo dopoguerra. Una lotta intestina che affonda le radici nel tempo, quando molti di essi cambiarono casacca pur di restare a galla usando e abusando della loro funzione di "indipendenza giudiziaria". Come vedi ogni tanto ne spunta uno "ammalato di protagonismo" ed essi lo sponsorizzano immediatamente fino a mandarlo a Montecitorio per tutelare i propri disegni "eversivi". Auguriamoci che Napolitano convenga su questa realtà e converga col pensiero Berlusconiano.
Anonimo
04/07/08 16:55
di pietro e il "moralismo qualunquistico"
il "moralismo qualunquistico" indicato come per entrare nel diffuso e variegato mondo degli eredi della più grande illusione del '900, va bene ma, a mio vedere, non è sufficiente. Che cosa c'è nel lago più segreto del cuore da cui, poi, piglia vita e senso il "moralismo qualunquistico" accennato? Semplicemente l'invidia: che, a sua volta, altro non è che una declinazione, meschina, del primordiale . Oggi, l'invidia nel rutilante mondo permeato dai colori della moda della pubblicità dell'apparire a ogni costo, l'invidia si manifesta come oscuro desiderio di appropriarsi dell'immagine altrui (il suo "apparire": ovvero il suo apparire quel che noi vorremmo apparire! Si prenda come parametro la meschina figura -il fisico sfiatato il portamento sgusciante la voce gesuitica e insinuante- del portavoce di Di Pietro e si capirà tutto). Di quell'apparire che ci appare fascinoso, a cui in verità aspiriamo ma non abbiamo il coraggio di dircelo, ci sentiamo oscuramente / ingiustamente privati e, allora, l'attacco a chi "sentiamo", a livello di bassa epidermide, che ci ha sottratto l'oscuro ma reale oggetto del nostro desiderio. Attacco sotto le forme ambigue di un'intransigenza che chiediamo imperiosamente per gli altri ma non per noi stessi. La parabola umana e professionale di Di Pietro (con i suoi sbandamenti, le sue cadute, le sue irate e gratuite volgarità) ne è un'ottima silloge. Intransigenti con gli altri, siamo condiscendenti con noi stessi. Generosi, ci perdoniamo anche i più grossolani errori mentre non riusciamo a sopportare i più modesti segni di "trasgressione" altrui: sia una bandana, sia un panama, sia una bella donna o sia semplicemente l'essere al centro dell'attenzione! Travaglio vorrebbe essere il Montanelli che non è e non sarà mai. Di Pietro, il Robespierre che nelle sue notti agitate sogna di essere ma a cui manca lo spessore drammatico del modello perseguito. D'Alema, il Richelieu del nostro tempo: senza averne tuttavia la finezza intellettuale.
Jan kantos
04/07/08 17:29
Il caudillo
Non solo Di Pietro ma chi gli sta dietro e il verbo ne impetra mi lascia di pietra.... caro Giuseppe la democrazia, la decenza e la moralità Di Pietro non sa neanche come si scrivano (ammesso che sappia scrivere tout court). Comunque, se proprio vuoi andare l'8 luglio a soddisfare l'ego ipertrofico del tuo messia analfabeta libero di farlo come resto libero io di motteggiarlo ovviamente sotto pseudonimo perchè, come sai, i primi imbavagliatori della libera stampa in Italia sono proprio i magistrati alla Di Pietro con le loro querele milionarie.
Massimo
04/07/08 22:14
Di Pietro
caro Griffo, la tua analisi sull'IDV e Di Pietro, è quanto di più allucinante e ridicolo abbia mai letto. Definire l'IDV qualunquismo di sinistra è follia. Il massimo lo raggiungi quando ti addentri, al buio, sulla questione PCI, Berlinguer e il suo percorso storico. Dammi retta, cambia mestiere, rischi che qualcuno che capisca di politica ti possa leggere, poi ti fa fare la figura di palta. Massimo
Anastasia
04/07/08 22:16
Articoli come questo li può
Articoli come questo li può scrivere solo un comunista pentito. Ma dovrebbe, quanto meno, usarci una piccola cortesia: togliere le stupidaggini.
Marcox
05/07/08 01:55
In cieli devastati da giudici plebei
In cieli devastati da giudici plebei, dall'odio degli uomini dal pianto degli eroi, nasce un bel fiore che i cavalieri portano sui mantelli, è il bianco giglio che ha profumato il campo dei ribelli
Anonimo
05/07/08 11:35
di pietro e il "moralismo qualunquistico"
Caro Griffo, questo mio non è ovviamente un commento da aggiungere agli altri commenti. Il mio è già stato pubblicato. Però contiene alcuni gravi errori: importanti parole omesse o parole storpiate. Si perde il senso del ragionamento e questo va tutto a vantaggio dei Di Pietro d'accatto, Suo corrado ruggiero
jolucc
05/07/08 16:05
si ripeterà la storia?
quando all'alba dei tempi nuovi sorse all'orizzonte italico il sole della giustizia radicale tuonata da un certo pannella, i partiti allora dominanti, che se ricordo bene si chiamavano democristiani e comunisti, si accordarono perchè la loro politica non fosse surclassata e travolta da questo referendario implacabile, pure implacabile digiunatore e fumatore; d.c. e p.c.i. arginarono così questo fiume in piena, ed ebbero modo di sopravvivere ancora, e di mutarsi; ora nel tempo presente sorge il sole del tribuno di pietro con la sua italia dei valori, che promette sfracelli e il ritorno alla giustizia primitiva; si ripeterà la vecchia storia, con il popolo delle libertà e il partito democratico che assieme cercano di affossare entro un inutile rivo questo pericoloso per entrambi movimento?
Giovanna Spina
03/10/08 17:09
Sempre la stessa storia:
Sempre la stessa storia: anche Falcone e Borsellino erano malati di protagonismo, no? Scorta, macchine blindate, notorietà! Maddai, se la spassavano proprio no??? Peccato che però mi dicono che sono morti... mi pare come???.... spiaccicati a pezzi sull'asfalto? Noooooo????????? Maddaaaaaaaaiiiiiii!!! Vi pentirete un giorno di parlare così. Prima o poi tutti dovranno pagare per le cazzate che hanno detto. E voi sarete in fila.
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