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Dio oggi: con Lui o senza di Lui tutto cambia

Ecco la pretesa cristiana: essere il luogo in cui s'incontrano fede e ragione

11 Dicembre 2009

Il titolo del convegno che si tiene in questi giorni a Roma – Dio oggi: con Lui o senza di Lui tutto cambia – può sembrare presuntuoso da parte dei cristiani che lo hanno organizzato, primo fra tutti il cardinale Ruini e quanti gli danno una mano nel Comitato per il Progetto culturale della Cei.

Presuntuoso perché sembra voler dire che niente può funzionare senza Dio: la convivenza sociale, la democrazia, la famiglia, il lavoro, la giustizia … niente avrebbe una propria capacità di realizzazione autonoma. Presuntuoso perché vorrebbe dire che la ragione umana non ha risorse proprie e che la laicità non esiste. Tutto dovrebbe essere cristianizzato e clericalizzato? Non può essere questo, evidentemente, il senso del convegno, e se fosse questo sarebbe in contrasto con quanto affermano Benedetto XVI e lo stesso cardinale Ruini.

Si potrà forse mettere meglio a fuoco il tema con un ragionamento in due fasi: prima di tutto bisogna tenere ferma la “pretesa” cristiana di essere un annuncio integrale di salvezza; secondariamente bisogna vedere come questo comporti la più grande valorizzazione della ragione e della dimensione umana che mai sia stata resa possibile. Sembrerebbero due fasi in contrasto tra loro. Ma il bello – anche il bello del convegno – è che non lo sono.

La pretesa cristiana, prima di tutto. Il cristiano crede che Gesù di Nazaret sia Dio, venuto in terra,  morto e risorto per salvare gli uomini.  Se tutto potesse funzionare anche se tutto ciò non fosse avvenuto, a che scopo sarebbe avvenuto? Il cristiani non possono rinunciare a questa pretesa senza vanificare l’incarnazione e la risurrezione. Essi credono che ciò valga anche per la vita pubblica. Il grande teologo Romano Guardini diceva che «non esiste un mondo puramente profano e quando una volontà ostinata riesce a creare una qualche cosa che gli assomigli, esso non funziona». Del resto anche Gesù dice nel vangelo: “Senza di me non potete fare nulla”. E’ vero che tutto un filone teologico che si rifà a Bonhöffer e a Simone Weil dice, invece, che l’essenza del Dio cristiano sarebbe la kenosis, la totale spogliazione di sé per assumere l’altro fin nel peccato. Ma l’insegnamento della Chiesa non ha mai rinunciato a dire che Cristo è la Verità. La pretesa cristiana è molto esigente, fino al punto da sostenere che non solo l’idea stessa di persona è stata possibile grazie al cristianesimo, ma anche che, perso il rapporto con Dio, anche quel concetto impallidisce e con esso tanti valori ed attitudini umane. «Se Dio è irrilevante nella vita pubblica – ha detto Benedetto XVI -, allora la società potrà essere plasmata secondo un’immagine priva di Dio. Ma quando Dio viene eclissato, la nostra capacità di riconoscere l’ordine naturale, lo scopo e il “bene”».

Questo per quanto riguarda la pretesa. Il secondo passo è di vedere come questo comporti la più grande valorizzazione della ragione e della dimensione umana che mai sia stata resa possibile. Pretendendo di annunciare la verità, il cristianesimo si sottopone all’esame della verità. Quindi anche all’esame della ragione. Siccome esso non ritiene di essere un mito, fa appello alla ragione umana e le chiede di esaminarlo. Veda, la ragione, se il cristianesimo dica qualcosa di contraddittorio, di contrario ai valori morali cui essa può arrivare con le sue forze, consideri se qualcosa di quanto è umano vada sacrificato dalla religione cristiana. Esistono altre religioni che fanno questo con la stessa intensità del cristianesimo? Dalla pretesa di annunciare la verità, come si vede, non deriva nessuna arroganza, ma l’umiltà di sottoporsi all’esame della ragione. Se non è laicità questa! La religione cristiana dice alla ragione: prendi di me quello che ti risulta vero, secondo i tuoi canoni razionali di verità. Il cristianesimo non può rinunciare all’apologia di se stesso: cercare conferma nella ragione per verificare se veramente il suo annuncio corrisponda alla pienezza dell’umano. 

Credo che il grande convegno romano si fondi su questa pretesa e su questa umiltà. Lì fede e ragione si incontrano, senza rinunciare a niente di sé. Certo, se la ragione ha perso talmente la fiducia in se stessa da considerare vero solo il misurabile, non è in grado di esaminare la verità del cristianesimo, né questo è disposto a farsi da essa giudicare. Nella pretesa cristiana c’è infatti anche un altro aspetto: la verità  cristiana ritiene di svegliare la stessa ragione e di renderla capace di esaminarla. Diceva il grande teologo de Lubac:  “Prendendo possesso dell’uomo, afferrandolo e penetrando fino al fondo del suo essere, Cristo forza anche lui a scendere dentro di sé per scoprirvi bruscamente regioni fino ad allora insospettate”. Basta non avere paura reciproca.
 

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